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La Cina distrugge 6 tonnellate d’avorio illegale. WWF: ora tocca all’Italia

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Appena pochi giorni fa, la Cina, nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica contro il bracconaggio degli elefanti, ha distrutto pubblicamente oltre sei tonnellate d’avorio provenienti dal commercio illegale di zanne d’elefante.

All’evento, organizzato dai funzionari di Guangzhou, nella provincia del Guangdong, hanno partecipato i rappresentanti di dieci paesi, tra cui Regno Unito, Kenya, Gabon e Tanzania, i rappresentanti di diverse ambasciate in Cina, la CITES, l’ufficio Environment Programme China delle Nazioni Unite, l’IUCN Cina, e le organizzazioni non governative internazionali.

L’azione è stata accolta in maniera favorevole dai gruppi di ambientalisti, in particolar modo dal WWF.

Isabella Pratesi, responsabile Conservazione Internazionale WWF Italia, ha così commentato l’azione intrapresa dalla Cina: “La distruzione dell’avorio sequestrato diventa un’importante dimostrazione pubblica che, insieme con gli altri sforzi governativi fatti per ridurre la domanda, racchiude tutto il potenziale per avere un impatto significativo sul mercato illegale di avorio”.

Secondo Patrick Bergin, amministratore delegato dell’African Wildlife Foundation, “il governo cinese è da lodare per l’iniziativa. È stato un coraggioso e fondamentale primo passo per elevare a livello mondiale il dibattito sulla questione del traffico di fauna selvatica e sul bracconaggio di elefante”.

Lo stesso gesto, ricordiamo, era stato compiuto nel giugno del 2012, dallo stato africano del Gabon.

Lo sterminio degli elefanti ha raggiunto una portata pericolosissima: si stima che scompaiano circa 30 elefanti al giorno, nella sola Tanzania, uccisi dai bracconieri per il contrabbando di avorio. Un ritmo insostenibile che porterebbe, senza alcuna inversione di rotta, alla scomparsa degli elefanti in Tanzania nell’arco di 10 anni.

Il WWF Italia ha colto l’occasione per chiedere ancora una volta al nostro Governo di fare una scelta simile all’azione attuata dalla Cina, “distruggendo tutto l’avorio, le pelli di rettili e felini, gli oggetti in tartaruga e gli animali imbalsamati confiscati e ora conservati nei magazzini. Sarebbe questo un forte segnale a livello europeo per contrastare il traffico di animali selvatici protetti”.

Sembra che la distruzione dell’avorio sia arrivata poche settimane dopo che otto cittadini cinesi hanno subito condanne da 3 a 15 anni di reclusione per il contrabbando di 3,2 tonnellate di questo materiale. Il gesto corrisponde a un impegno pubblico ufficiale per “bonificare” il mercato cinese.

Certo, la Cina sarebbe ancora più credibile se si impegnasse anche su altri fronti in difesa dei diritti degli animali, ma il gesto rimane comunque un importante segnale di cambiamento e un monito per i paesi che ancora non lo hanno fatto. Infatti, ha precisato il WWF, “le azioni della Cina, più di quelle di qualsiasi altro Paese, hanno un potenziale per invertire le tendenze in aumento di bracconaggio di elefanti e di traffico illegale di avorio”.

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Il Gabon, le Filippine e gli Stati Uniti hanno tutte recentemente distrutto le loro scorte di questo prezioso materiale. La Francia ha dichiarato la sua intenzione di procedere in egual modo, mentre in Thailandia di recente il primo ministro ha preso impegni per stroncarne il traffico illegale. 

Quello del traffico d’avorio è un problema che non va sottovalutato: i dati raccolti nel rapporto ETIS 2012 (L’Elephant trade information system), la più importante banca dati al mondo in materia, mostra come il traffico internazionale di questa sostanza pregiata abbia raggiunto nel 2011 il tasso più elevato mai registrato prima.

Fonte

(Foto: Steve Snodgrass)

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