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L’Ibis eremita non sa più tornare in Italia, così lo accompagnano in aereo

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ibis eremita

Quasi scomparso, l’ Ibis eremita ha dimenticato le antiche rotte migratorie: il WWF prova a insegnargli di nuovo la strada di casa. Che lo porterà in Italia.

Considerato scomparso dall’Europa per secoli, l’ Ibis eremita prova a ritrovare la strada di casa. Un progetto europeo punta a insegnare a questo uccello migratore l’antica rotta da Nord a Sud (e viceversa), con l’impiego di alcune “mamme adottive”. In questi giorni uno stormo dalla Germania è diretto in Italia.

Nella speranza di salvare una specie che l’avidità dell’uomo ha ridotto ad appena duemila esemplari.

L’ibis eremita ha smarrito la strada

Da tempo ormai era considerato estinto in Italia. L’Ibis eremita è stato infatti sempre cacciato dall’uomo in grandi quantità. Al punto che già nel XVI secolo veniva diramato un divieto per impedirne l’uccisione.

In questo periodo dell’anno, gli Ibis generalmente migrano da Nord a Sud. Gli specialisti, però, sostengono che questi uccelli non conoscono più la rotta: l’hanno disimparata proprio per via della caccia che subivano in massa.

Oggi un progetto vuole riportare l’Ibis eremita in Italia, guidando l’antica migrazione attraverso un aereo. Il progetto è europeo e rientra nelle attività di LIFE, strumento della UE per supportare e promuovere iniziative ambientali e per il clima.

Nell’ambito di LIFE, qualche giorno fa è partito uno stormo di 31 esemplari di Ibis dal lago di Costanza, in Germania. Gli uccelli hanno potuto ritrovare la rotta perdura seguendo un aereo ultraleggero. La strada li porterà alla laguna di Orbetello, dove dovrebbero arrivare nel giro di un paio di settimane. La tecnica è simile a quella che potete ammirare in questo video

Sono mille i chilometri da percorrere, solcando le Alpi.

Il WWF: “Ne restano solo duemila”

A partecipare a questa speciale migrazione, anche il WWF. Joern Ehlers, membro dell’organizzazione, ha spiegato l’obiettivo del progetto, che prevede il coinvolgimento di alcune “mamme adottive” umane per l’Ibis eremita che ha smarrito la strada:

«Queste mamme adottive – ha spiegato Ehlers – assumono il compito naturale, che i genitori naturali non possono più svolgere, perché loro stessi non conoscono più la strada. Si seggono su un aereo ultraleggero con un pilota e la “mamma” chiama continuamente “Waldi, vieni, vieni!”».

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Waldi è abbreviativo di Waldrappe, il nome tedesco dell’Ibis eremita.

«I volatili riconoscono la mamma dalla voce – prosegue il volontario – ma anche dagli abiti: l’hanno sempre vista vestita di giallo».

Come accennato, gli Ibis sono a rischio estinzione da secoli. I dati a riguardo sono drammatici:

«Complessivamente ce ne sono duemila, per lo più nei giardini zoologici, in Nord Africa, Marocco e Siria. Questi uccelli non migrano più. La particolarità di questo progetto è che si vuole fare in modo che tornino a essere dei migratori, come prima».

Nell’ambito dell’iniziativa – che va avanti da un decennio – si monitora anche la popolazione di Ibis eremita in Europa. Come spiega ancora Ehlers, alcuni risultati importanti sono stati già raggiunti:

«In Baviera, quest’anno sono tornate da sole quattro coppie, otto ibis, che hanno avuto 24 piccoli: un grande successo».

La distruzione dell’habitat dell’Ibis eremita

L’ ibis eremita, insieme all’ibis sacro, sono noti da millenni. Già nell’antico Egitto, venivano adorati come reincarnazione dello scriba degli dèi, Thoth. Il loro habitat ha cominciato a declinare per svariate ragioni. La principale, pare, sia il fatto che sono animali “socievoli”: non temono l’avvicinamento degli esseri umani e quindi diventano preda facile dei cacciatori.

In passato sono stati considerati una prelibatezza culinaria. E per questo la loro popolazione si è assottigliata sempre di più. Ed infatti l’Ibis eremita è stato uno dei primi animali in assoluto a essere dichiarato “protetto”.

Già nel 1504, l’arcivescovo di Salisburgo Leonhard von Keutschach, emanava un decreto per vietarne la caccia. Senza essere però ascoltato. Al punto che l’uccello è stato considerato estinto in Europa per molti secoli.

L’eremita ha bisogno di molto spazio libero, soprattutto nelle zone rocciose. Sulle scogliere nidifica, mentre cerca cibo (vermi e semi soprattutto) nelle zone steppose o semiaride.

Viste queste caratteristiche, l’habitat dell’Ibis eremita era prima esteso in tutto il Maghreb, in Medio Oriente e in Europa meridionale. Nei mesi più caldi, il volatile emigrava poi in Svizzera, Austria e Germania.

In Nord Africa, l’uccello ha resistito fino alla metà del secolo scorso. Poi anche qui è arrivato l’inesorabile declino. Oggi, l’Ibis si trova principalmente in Marocco. Anche in Turchia esiste un’importante colonia: tradizionalmente, l’Ibis eremita guida i pellegrini verso La Mecca, ecco perché le autorità religiose locali l’hanno protetto per secoli.

Lancillotto: il ritorno dell’ Ibis in Europa

Una prima buona notizia per l’ Ibis eremita in Italia era stata già registrata a giugno. Vicino all’aeroporto di Cuneo Levaldigi, infatti, era stato individuato un esemplare di questa specie, in buone condizioni. Una vera e propria rarità.

Accolto dal servizio veterinario dell’Asl, era stato chiamato “Lancillotto”. Il Centro Cicogne di Stramiano l’aveva poi aiutato a ricongiungersi con lo stormo da cui si era evidentemente separato durante la migrazione verso nord.

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