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I bracconieri di avorio hanno i giorni contati: ecco l’arma segreta per sconfiggerli

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bracconieri

In Kenya i cani combattono le attività dei bracconieri: con il loro olfatto straordinario, individuano oggetti in avorio molto piccoli anche in enormi container

I cani sono i migliori amici degli uomini. Non quando questi però sono dei bracconieri. In Kenya, un innovativo sistema di controllo coinvolge questi animali straordinari nella lotta contro il commercio illegale di avorio. E sembra che stiano vincendo.

Ecco come funziona.

Il peggior nemico dei bracconieri: il cane

È una tecnica innovativa quella in corso di sperimentazione in Kenya. Gli animali proveranno a individuare l’avorio illegale contrabbandato dai bracconieri, annusando piccole porzioni “d’aria”.

Il test è condotto per ora nel solo porto di Mombasa, considerato il centro di smistamento principale del traffico d’avorio. Da qui passano decine di migliaia di chili d’avorio, strappato a elefanti e corni di rinoceronti. In genere, questo prezioso materiale viene contrabbandato in grossi container. Ecco perché può essere difficile da individuare.

Come funziona il nuovo metodo?

Il Rasco (Remote Air Sampling for Canine Olfaction, che può essere tradotto approssimativamente come campionatura remota dell’aria per l’olfatto canino) prevede il risucchio dell’aria da un determinato container. L’aria viene poi fatta passare attraverso dei filtri speciali. Qui resta “appiccicata” l’essenza di avorio, ma anche di altre merci illegali: animali e piante protetti, prodotti in legno e così via.

I cani quindi annusano questi filtri e riescono a individuare possibile materiale sospetto contrabbandato dai bracconieri. Un esame più attento da parte del personale umano, poi, riesce a scoprire la merce illegale.

È un procedimento piuttosto elaborato, ma che ha già dato i primi frutti. In sei mesi di test, le autorità keniane hanno messo a segno 26 sequestri. Hanno inoltre aiutato a individuare i criminali dietro una rete di commercio illegale che frutta a bracconieri e soci milioni, ogni anno.

Drew McVey, conservazionista, ha così commentato i risultati:

«Questa tecnica può risultare rivoluzionaria: può aiutarci a ridurre il numero di frammenti di animali a rischio che arrivano su mercati come quello del sud-est asiatico. L’incredibile senso dell’olfatto dei cani può aiutarli a individuare anche la più piccola quantità di avorio in un container da 40 piedi. È essenziale che continuiamo ad aggiornare i nostri metodi per distruggere questo commercio barbarico».

Una corsa contro il tempo

Quella messa in campo dalle autorità keniane, coinvolgendo anche il WWF e il KWS (Kenya Wildilfe Service), è una vera e propria corsa contro il tempo.

Secondo alcuni report, 18mila chili di avorio sono stati sequestrati, solo nel porto di Mombasa, tra il 2009 e il 2014. Per ottenere tali quantità, i bracconieri hanno ammazzato circa 2.400 elefanti. Secondo i gruppi conservazionisti, ogni giorno 55 elefanti africani sono trucidati per il loro avorio.

La situazione non è migliore per i rinoceronti. Secondo il WWF, restano appena 25mila esemplari delle specie bianca e nera. Nell’ultimo anno, solo in Sud Africa, i bracconieri ne hanno uccisi più di mille.

Il Rasco potrà aiutare le autorità a porre un freno a questa mattanza, analizzando più attentamente i quasi duemila container che passano ogni giorno per il porto di Mombasa.

Commercio di avorio in Europa: la scappatoia che aiuta i bracconieri

Per contrastare il commercio illegale di avorio, occorre sì contrastare le attività dei bracconieri nei Paesi d’origine. Occorre però fare di più anche nelle nazioni dove questo materiale viene venduto.

A luglio, la ong Avaaz ha per esempio dimostrato come una norma europea faciliti questo traffico illegale. In pratica, nella Ue è contro la legge solo l’avorio risalente a dopo il 1990. Tutto ciò che è stato realizzato con questo materiale tra il 1947 e il 1990, se accompagnato da un certificato, può essere commercializzato.

Questo, secondo Avaaz, rappresenta “una scappatoia legale che da molto tempo copre di fatto la vendita di avorio che antico non è”.

Per dimostrare l’assunto, la ong ha acquistato 109 oggetti in avorio, in dieci diversi Paesi d’Europa. Li ha sottoposti poi all’Università di Oxford per una datazione al carbonio 14:

«L’analisi – spiegano da Avaaz – ha fornito la prova concreta che il mercato legale di avorio in Europa fornisce una copertura per il traffico di avorio illegale, aggravando il rischio di estinzione per gli elefanti».

Lo studio è stato condotto per spingere le istituzioni europee a rendere del tutto illegale la commercializzazione dell’avorio nel continente. Il Parlamento europeo ha già dato il proprio sì per sostenere il divieto, ma la Commissione sta ancora valutando 100mila proposte ricevute tramite una consultazione pubblica sull’argomento.

Più di un milione di persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione per chiedere all’Unione di ostacolare le attività dei bracconieri e vietare del tutto il commercio di avorio. Tra loro, tre presidenti di altrettanti stati africani e i rappresentanti di 29 Paesi europei.

Leggi anche: La Cina distrugge 6 tonnellate d’avorio illegale. WWF: ora tocca all’Italia

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