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Green Hill: emesse le prime condanne. Nel frattempo a Cesano si ipotizzano esperimenti sui macachi

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Lo scorso 23 gennaio, la prima sezione penale del tribunale di Brescia ha emesso le condanne per tre dei quattro imputati del processo Green Hill.

Green Hill è l’allevamento di cani Beagle presente a Montichiari (BS), destinati alla sperimentazione scientifica, e posta sotto sequestro nel luglio del 2012. Tra i reati allora contestati quelli di maltrattamento e uccisione di animali.

Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario, sono stati condannati a un anno e sei mesi. Un anno al direttore Roberto Bravi. Una sentenza molto attesa dalle associazioni animaliste e ambientaliste, che hanno esultato per la decisione dei giudici, nonostante siano state comminate pene inferiori a quelle richieste il 12 gennaio scorso dal pm Ambrogio Cassiani.

Il pm avrebbe affermato, secondo Il Fatto Quotidiano che “all’interno di Green Hill c’era una strategia precisa non c’era alcun interesse a curare i cani malati. Le cure avrebbero potuto alterare i parametri per la sperimentazione. I cani andavano quindi sacrificati”.

Dal 2008 al 2012, sarebbero stati oltre 6mila i cani morti all’interno della struttura; 98 quelli deceduti successivamente al sequestro.

green hill

La sentenza di condanna è un riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d’Italia e del mondo: hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l’indifendibile”. Questo il commento del presidente della Lav, la Lega anti-vivisezione, Gianluca Felicetti.

Già annunciato il ricorso all’appello da parte degli accusati. Secondo gli avvocati difensori, infatti, il “fatto non sussiste e non vi è stata alcuna condotta dolosa” o violazioni delle norme.

Nel frattempo, mentre le associazioni animaliste gioiscono per la vittoria ottenuta su Green Hill, in un’altra parte d’Italia si protesta per far luce su ciò che sta accadendo nel Centro ricerche Casaccia a Cesano.

Secondo quanto ipotizzato dagli attivisti, il centro, di proprietà dell’Imri (Istituto Nazionale di Metrologia delle radiazioni ionizzanti) – Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), ospiterebbe circa 120 macachi, allevati e sottoposti a esperimenti, quando non smistati presso altre strutture.

La richiesta alle autorità giudiziarie è per il momento mirata a un accertamento delle condizioni dei primati, nel rispetto delle normative in cui si stabiliscono i termini del loro impiego, in aggiunta a un eventuale sequestro.


Chiarisce Gemma Perretta, responsabile dello stabulario primati Ibcn-Cnr: “Allo stato attuale abbiamo 65 macachi. Originano da soggetti acquistati nel 1979-80 dalla Germania, da un importatore commerciale. Sono esemplari di quarta generazione. La struttura CNR era nata originariamente, appunto agli inizi degli anni ’80, da una convenzione con l’allora CNEN (Centro Nazionale Energia Nucleare) a costituire il Centro Nazionale Animali da Laboratorio. Negli anni 85-86 l’interesse dell’ENEA nelle attività del Centro è venuto a mancare ed il CNR, ospitato in virtù di un contratto di affitto, ha mantenuto come sua unica competenza lo stabulario primati non umani. L’ultimo progetto, autorizzato come gli altri altri dal Ministero della Salute, si è concluso nel marzo del 2013 e si trattava di un progetto di carattere immunologico dove gli animali alla fine non venivano soppressi e anzi tutta la sperimentazione era effettuata mantenendoli nel loro gruppo sociale di appartenenza”.

Le perplessità degli attivisti riguarderebbero anche la presenza all’interno della struttura di due reattori nucleari di ricerca.

Come affermato da Alessio Cugini, avvocato di Animalisti Italiani onlus: “In base all’esito del referendum del novembre 1987, quando tra l’altro l’Enea è stata riformata, tutti i reattori sul suolo italiano dovevano essere dismessi. Inoltre, il decreto legislativo 26/2014, con cui l’Italia recepisce la Direttiva 2010/63/UE sulla sperimentazione animale, indica il divieto di sperimentare su primati non umani in assenza di comprovata necessità, e sempre in subordine a deroghe concesse dal Ministero della Salute. E, all’articolo 10, si proibisce di sottoporre ai test soggetti provenienti da allevamento (se non colonie autosufficienti)”.

Gli animalisti, quindi, chiedono alla Procura e alla stessa Enea di dare delucidazioni inerenti al possibile utilizzo dei macachi per studi sulle radiazioni, in relazione ai due reattori nucleari presenti del Contro. La paura è che gli animali siano sottoposti a esperimenti nell’ambito delle neuroscienze e degli studi sul cervello.

(Foto: drstevebest.files)

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