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Copenaghen: giraffa uccisa perché figlia di consanguinei

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Alla fine lo zoo di Copenaghen ha deciso di uccidere la piccola giraffa di nome Marius. Il giovane animale di un anno e mezzo di età, in perfetta salute, è stato condannato a morte perché figlio di due consanguinei.

Non sono bastate le proteste e le campagne di raccolta firme per salvare la vita a Marius, la giovane giraffa che è stata uccisa ieri nello zoo di Copenaghen.

Migliaia di firme e l’offerta di altri zoo e di un privato (che si era proposto di pagare 500mila euro) di adottare il piccolo non hanno convinto i responsabili della struttura a fermare l’esecuzione. Così, Marius è stato ucciso ieri, con un colpo di pistola alla testa, davanti allo sguardo dei curiosi, bambini compresi. Il suo corpo è stato poi smembrato per essere dato in parte in pasto ai leoni dello zoo e in parte alla ricerca.

E dopo il dolore, anche la beffa. Il portavoce dello zoo, Tobias Stenbaek Bro ha spiegato di essere stato felice di aver permesso ai bambini di acquisire così tante nozioni anatomiche sugli animali: “Sono davvero orgoglioso perché penso che abbiamo dato i bambini una grande conoscenza dell’anatomia di una giraffa che non avrebbero avuto di guardare una giraffa in una foto”.

Marius era il frutto dell’incrocio tra due parenti. La decisione della struttura di ucciderlo è stata presa in applicazione di alcune norme adottate dagli zoo europei, facenti parte del’European Association of Zoos and Aquaria (EAZA), “per prevenire la consanguineità”.

L’EAZA ha sede ad Amsterdam. È composta da 347 membri, tra cui molti grandi giardini zoologici presenti nelle capitali europee e lavora, afferma, per conservare la biodiversità globale e raggiungere i più alti standard di cura e allevamento degli animali.

Stenbaek Bro ha detto che l’adesione all’EAZA non è obbligatoria, ma che gli zoo più responsabili sono membri dell’organizzazione e ne osservano i principi.

Il direttore della struttura presente a Copenaghen ha spiegato che i geni di Marius erano già ben rappresentati tra le giraffe dello zoo. Eliminarlo sarebbe servito a evitare la consanguineità nel gruppo e mantenere bene la popolazione delle giraffe. “Se tutte le specie si riproducono bene – ha aggiunto – poi si deve accettare che ci sia un surplus di animali che non possono essere inclusi nella catena genetica senza causare problemi di consanguineità”.

Ma non sarebbe stato più semplice o “umano” sterilizzare la giraffa?

L’EAZA ha detto di appoggiare la decisione dello zoo e di credere “fermamente nella necessità di una gestione genetica e demografica” degli animali.

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Tuttavia, l’organizzazione Animal Rights di Svezia ha sottolineato come questo caso metta in evidenza ciò che crede venga fatto regolarmente negli zoo.

Si legge in una dichiarazione: “Non è un segreto che gli animali siano uccisi quando non c’è più spazio, o se non hanno dei geni abbastanza interessanti. L’unico modo per fermare tutto questo è non visitare gli zoo.”

Elisa Allen, portavoce di People for the Ethical Treatment of Animals nel Regno Unito, ha affermato che il caso di Marius dovrebbe servire da campanello d’allarme per tutti coloro che nutrono ancora l’illusione che gli zoo servano a qualcosa in più che incarcerare animali intelligenti a scopo di lucro.

Anche l’Enpa (Ente protezione animali) si è espressa sull’episodio: “L’uccisione deliberata, per altro con un metodo efferato e inaccettabile della giraffa Marius nello zoo di Copenaghen, perché considerata in sovrannumero ed eliminata in ragione di una logica prettamente economica, rimette evidentemente in discussione, ancora una volta, il ruolo degli zoo”.

Marius è stato ucciso con un colpo di pistola per evitare, attraverso iniezioni e medicinali, di alterare la qualità della sua carne.

Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa, suggerisce alle persone di “non visitare zoo e altre strutture di cattività perché in tal modo si rendono correi e corresponsabili di un sistema coercitivo e di violenza, che priva gli animali della loro libertà e che spesso ne causa la morte, come accaduto alla povera giraffa”.

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(Foto: Nailbender)

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