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Campagna anti-squali in Australia: via libera all’uccisione degli esemplari sopra i 3 metri

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Il premier australiano ha annunciato che a gennaio partirà una campagna anti-squali: tutti gli esemplari catturati che supererano i 3 metri saranno uccisi. Chi si oppone al sistema rischia una multa di 20 mila dollari.

Multe fino a 20mila dollari (corrispondenti a circa 13.500 euro) per gli attivisti che saranno colti a danneggiare il sistema. È questa la minaccia del premier Colin Barnett.

L’avvertimento del Governo dell’Australia Occidentale è diretto agli ambientalisti che decideranno di sabotare l’aggressiva campagna che prevede la cattura e l’uccisione dei grandi squali al largo delle spiagge. Per realizzare il progetto, è previsto l’utilizzo di grandi ami ed esche sospese a barili galleggianti.

Il piano, che è stato presentato dallo stesso premier Colin Barnett, partirà a gennaio e si protrarrà fino ad aprile, in concomitanza con l’apertura della stagione balneare.

Per attuare il provvedimento, il governo ha invitato i pescatori commerciali ad esprimere il loro interesse per la sistemazione e il monitoraggio delle linee di ami ed esche, che saranno situate a circa un chilometro dalla riva. Nello specifico, le  località indicate sono situate presso la città di Perth e nel sudovest dello Stato, zone frequentate da un gran numero di bagnanti e di surfisti.

Il compito sarà quello di uccidere ogni squalo di misura superiore ai tre metri che rimarrà catturato nelle trappole.

L’avvertimento lanciato dal premier australiano agli attivisti è una risposta alle proteste degli ambientalisti che, dopo aver appreso in cosa consisteva la “strategia di mitigazione”, hanno minacciato di rimuovere le esche dagli ami.

Sembra che Barnett abbia riconosciuto che vi è forte opposizione (anche da parte di alcuni scienziati) all’uccisione di squali; tuttavia, ha dichiarato che “come governo dobbiamo trovare un equilibrio, e 7 attacchi mortali in tre anni, l’ultimo appena un mese fa, ci dicono che dobbiamo agire. Ed è questo che stiamo facendo”.

Il parere contrario degli scienziati è giustificato dal fatto che la sistemazione di ami con esche potrebbe attirare ancora più squali. Sarebbe meglio, sostengono, utilizzare piuttosto grandi reti che farebbero da barriera fisica, portando alla morte un numero decisamente inferiore di esemplari. Anche se la manutenzione delle reti sarebbe di sicuro molto più onerosa degli ami.

Ma veramente 7 morti in 3 anni possono giustificare uno scempio del genere? Cosa potrebbe innescare il via libera dato ai pescatori commerciali di catturare e uccidere gli squali, visto che la carne di questi animali è già contrabbandata abbastanza e servita nei ristoranti all’insaputa dei consumatori?

Fonte

(Foto: Jeff Kubina)

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