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Wwf: esondazioni e alluvioni non sono colpa delle nutrie, ma dell’uomo

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In questi giorni, il Wwf ha deciso di intervenire con una nota in merito ai danni provocati dalle alluvioni che nell’ultimo mese (e non solo) hanno colpito tragicamente l’Italia. La nota è stata emessa per fare delle precisazioni, in seguito alla comparsa di alcuni articoli che “attribuirebbero la colpa agli ambientalisti che si oppongono agli abbattimenti delle nutrie (Myocastor coypus) che, costruendo le tane lungo le sponde dei corsi d’acqua, provocherebbero il franamento di argini e difese spondali”.

In questi giorni di maltempo intenso e anche a seguito del deragliamento del treno Intercity Milano-Ventimiglia, si è acceso un aspro dibattito sulla responsabilità delle nutrie nella esondazione dei fiumi e nella stabilità idrogeologica del territorio.

Molti, come ad esempio la Coldiretti, hanno lanciato un allarme sull’eccessiva riproduzione di questi animali che causerebbero nelle campagne danni stimabili in 20 milioni di euro l’anno. Coldiretti, in particolare, basa le sue affermazioni su uno studio effettuato dall’Università di Pavia che evidenzierebbe l’impatto negativo di questo animale sulle colture e sulla stabilità idrogeologica del territorio, a causa delle profonde tane che causerebbero crolli ed esondazioni.

Ma è veramente solo colpa delle nutrie se l’Italia “cade a pezzi”?

Il Wwf ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni in merito, innanzitutto affermando come il tutto sarebbe da dimostrare, soprattutto in riferimento al bacino del Po e dei suoi affluenti dove lastre in cemento e diaframmi rendono a questi animali difficile riuscire a scalfire le strutture e a creare buchi.

In Italia, infatti, vengono spesi ogni anno 4 milioni di euro per il contenimento delle nutrie, attraverso l’installazione di recinzioni elettrificate, protezioni meccaniche e piani di cattura. Interventi, però, che secondo il Wwf sarebbero vanificati da una mancanza di coordinamento tra le Amministrazioni provinciali.

In più, fa notare l’organizzazione, “il WWF non si è mai opposto al controllo della fauna introdotta, riconoscendo la presenza di specie estranee alla nostra fauna e alla nostra flora, come una delle più importanti minacce per la biodiversità; ma il problema però non è trovare di volta in volta un capro espiatorio, ma è di avviare un governo del territorio”.

Negli ultimi 60 anni, infatti, sono state 3.660 le persone che hanno perso la vita a causa di frane e alluvioni, che hanno portato, oltre alla perdita di vite, anche a un danno economico superiore ai 52 miliardi di euro. Nonostante ciò, si continua a “canalizzare” e cementificare i corsi d’acqua, senza garantire la manutenzione ordinaria di sponde e argini, continuando inoltre a “consumare suolo” al ritmo di oltre 90 ettari al giorno.

Il vero responsabile di tutto ciò, spiega il Wwf, non sono gli animali, ma è l’uomo.

Per porre un freno a ciò che di tragico ci sta accadendo intorno, è necessario innanzitutto “dare applicazione alle Direttive europee su Acque (2000/60/CE) e alluvioni (2007/60/CE), istituendo le Autorità di distretto (previste fin dal 2006 dal Dlgs.152/2006), favorendo una diffusa azione di rinaturazione sul territorio e riattivando un’efficace manutenzione ordinaria; azioni che rispondono anche ai principi di un’adeguata politica di adattamento ai cambiamenti climatici”.

È fondamentale, a tal proposito, che la gestione dei corsi d’acqua risponda a criteri ecologici e naturalistici.

Un plauso da parte del Wwf viene fatto all’inserimento, all’interno della legge di stabilità, di risorse per un ammontare di 1,3 miliardi di euro, atte a finanziare gli interventi di messa in sicurezza del territorio, attraverso “interventi integrati finalizzati alla riduzione del rischio, alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità”. Oltre alla delocalizzazione in aree sicure di edifici costruiti nelle zone colpite da alluvione, classificate in R4 e R3.

Oltre a ciò, il WWF Italia rilancia alcune proposte, tra cui:

  • l’applicazione delle Direttive europee su acque e rischio alluvionale. Da anni, almeno dal D. lgs.152/2006, la questione è praticamente ferma alla conferenza Stato e Regioni e con essa è ferma l’istituzione delle Autorità di distretto idrografico;
  • la promozione di una diffusa azione di rinaturazione: vi sono numerose possibilità per favorire interventi che possono coniugare interessi diversi ed evitare ulteriori spese allo Stato;
  • la riduzione della vulnerabilità aumentando la responsabilità del singolo, attraverso la promozione di una corretta informazione e formazione per la popolazione esposta al rischio idrogeologico;
  • l’immediata applicazione di quanto contenuto nella legge di stabilità 2014 riguardo soprattutto agli “interventi di naturalizzazione e di sfruttamento di aree di laminazione naturale delle acque” che “devono essere prioritari rispetto agli interventi di artificializzazione”.

Troppo comodo trovare un unico capro espiatorio che giustifichi i danni al territorio causati da decenni di scempi e abusi.

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(Foto: Nomad Tales)

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