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Trovato parassita “letale” negli alveari italiani

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Allarme tra gli apicoltori del Sud Italia: nel mese di settembre è stata segnalata la presenza di un parassita molto aggressivo, l’Aethina tumida, in un allevamento di api nelle vicinanze del porto di Gioia Tauro.

L’Aethina tumida è stato individuato per la prima volta il 12 settembre. Questo parassita è originario del Sud Africa, ma presente anche nell’Africa settentrionale, nel Nord America e in Australia.

La femmina depone le uova negli alveari e le larve si nutrono di miele e polline. La contaminazione con le feci arriva a invalidare la produzione di miele. Nei casi più gravi, l’infestazione determina la distruzione dell’intera colonia o l’abbandono dell’arnia.

Il parassita sembra abbia infestato alcune zone presenti nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, arrivando persino in Sicilia, vicino Siracusa. Il pericolo sembra sia serio, visto che i coleotteri possono raggiungere e infestare anche arnie distanti decine di chilometri tra di loro.

Purtroppo, sembra che gli alveari contaminati siano irrecuperabili e che debbano essere sigillati e bruciati.

L’emergenza ha portato alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale n. 50 della Regione Calabria, di un Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 94 del 19.09.2014, in cui è stato disposto il rogo delle aree contaminate, con la conseguente distruzione della popolazione di api. È stato disposto inoltre il blocco della movimentazione di alveari e api, proprio al fine di evitare un’ulteriore diffusione del parassita.

Un provvedimento che sembra aver incontrato l’opposizione degli apicoltori della zona che, secondo Strilli.it, contesterebbero la decisione per 5 ragioni:

1) la diffusione del coleottero è ormai ben oltre il limite del focolaio (“zona di protezione”).

2) Laddove si sono effettuati i roghi, con esecuzione perentoria di quanto disposto dall’ordinanza, sono state in seguito ritrovate ulteriori infestazioni di larve ed adulti su arnie esca poste a verifica dei risultati. Il trattamento eseguito non ha dato alcun effetto.

3) L’ordinanza non si limita alla distruzione delle arnie su cui viene rinvenuto il parassita, bensì obbliga alla distruzione dell’intero apiario.

4) Laddove l’insetto parassita è già presente ed endemico da anni (Florida), gli apicoltori hanno imparato ad adottare sistemi e tecniche efficaci alla sua prevenzione ed al suo controllo, che risulta meno problematica di quanto avviene per altri parassiti infestanti noti da tempo agli apicoltori (esempio varroa).

5) La distruzione degli apiari ed il blocco delle movimentazioni delle api per un territorio così ampio mette in grave difficoltà le aziende apistiche, che rischiano di chiudere e con esse rischia di chiudere un settore che rappresenta per la regione un punto di forza e di eccellenza.

Sempre secondo quanto riportato dal sito, sembra che gli apicoltori calabresi abbiano costituito il 20  novembre a Lamezia Terme il Gruppo Autonomo Permanente di apicoltori calabresi “Salviamo le api”, provvedendo a depositare ricorso al TAR contro l’ordinanza e chiesto la sua sospensiva e la revoca.

(Foto: siciliainformazioni)

1 COMMENTO

  1. Rimango sempre allibito dall’ipocrisia dell’essere umano. L’uomo dà del “parassita letale” a un coleottero che ha il suo stesso comportamento: depreda il miele delle api. Con la differenza che il coleottero in questione si limita a prelevare il miele, ma non uccide certo le api che, quando si stancano della sua presenza, sciamano altrove. L’uomo, invece, oltre a depredare il loro miele le tortura in vari modi (vedi l’affumicazione degli alveari e uccisione di tutte le api a fine stagione, la violenza sull’ape regina per non farla sciamare e a cui strappa le ali, l’intossicazione con gli antibiotici, manipolazioni continue, regimi alimentari forzati e innaturali, inseminazione artificiale, l’uccisione dell’ape regina quando diminuisce la fertilità eccetera). E come se non bastasse la regione sicilia emette un decreto che per “salvare” le api dal coleottero cosa fa? Ordina di bruciare tutti gli alveari (e le api) della zona “infestata”! E in più c’è l’ipocrisia del comitato “salviamo le api”. Forse era meglio chiamarlo “salviamo i nostri interessi”. C’è altro da aggiungere?

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