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Trivelle: si andrà al voto. Ammesso il referendum

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Referendum sulle trivelle: ammesso uno dei quesiti presentati in merito alle disposizioni sulle attività di ricerca e sfruttamento degli idrocarburi in mare. Presto la parola ai cittadini.

Un referendum per decidere sulle trivelle. La Corte Costituzionale si è pronunciata: i cittadini potranno esprimere il proprio parere in merito alla durata delle autorizzazioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti già rilasciate.

A proporlo sono nove Consigli regionali. E, a quanto pare, anche se le voci non sono state ancora confermate, il Governo sta già studiando una contro mossa.

La Corte Costituzionale ha rimesso alla volontà popolare la decisione sulle disposizioni del Decreto Sviluppo del 2012 (decreto legge 83/2012) che riguardano le attività offshore entro le 12 miglia dalla costa.

In principio, i quesiti referendari erano sei. Il 27 novembre la Cassazione li aveva accolti tutti. Poi, il governo ha introdotto una serie modifiche nella legge di Stabilità che hanno messo mano alla materia, stabilendo il divieto di trivellazioni entro le 12 miglia mare. La Cassazione ha dovuto quindi nuovamente valutare i referendum: l’8 gennaio si è pronunciata, ritenendo ammissibile solo uno dei quesiti, il sesto, riguardante la norma che prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la “durata della vita utile del giacimento”.

Il costituzionalista di riferimento delle Regioni, Enzo Di Salvatore, spiega: ”Tre quesiti erano stati superati in senso positivo dalle nuove norme poste in Legge di Stabilità, due andranno di fronte alla Corte per il conflitto di attribuzione, uno è passato: al momento il fronte referendario è sul 4-2 con Renzi”. ”Il Governo voleva far saltare i referendum per non sovrapporli alle amministrative, visto che i sondaggi davano la vittoria anti trivelle al 67% – prosegue Di Salvatore – Ora restano in piedi i quesiti su Piano Aree e durata titoli: secondo me la Corte Costituzionale dichiarerà ok anche gli altri due, quindi se il Governo non vuole i referendum, dovrà modificare la legge anche stavolta a nostro favore”.




Intanto, come ribadisce Greenpeace, “I cittadini saranno chiamati a esprimersi per evitare che i permessi già accordati entro le 12 miglia possano proseguire oltre la loro naturale scadenza, per tutta la “durata della vita utile del giacimento”; e per ribadire che i procedimenti ancora in corso (tutti quei progetti che attendono ancora un “si” definitivo) devono ritenersi definitivamente chiusi, anziché solo sospesi“.

Secondo l’Organizzazione non governativa, gli emendamenti alla legge di Stabilità dello scorso dicembre non risolvono completamente il conflitto sollevato dalle Regioni contro la strategia fossile del governo Renzi. (Ricordiamo ad esempio le dure critiche della Regione Veneto e non solo, espresse contro le decisioni governative chiaramente a favore delle compagnie petrolifere)

Pur di assecondare le lobby dell’oro nero, l’esecutivo Renzi aveva promosso forzature inaccettabili, come la classificazione delle trivellazioni come “opere strategiche” (dunque imposte a forza ai territori) e la creazione di servitù potenzialmente senza limiti di tempo, con concessioni prorogabili ad oltranza. Con le modifiche introdotte nella Legge di Stabilità 2016, l’esecutivo di Renzi è stato in larga misura costretto a smentire se stesso“, afferma Greenpeace.

Ora saranno i cittadini a scegliere, ma la strada per salvare il nostro Paese dagli interessi delle lobby è ancora lunga e va oltre il Referendum.

(Foto)

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