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Trivelle in mare: il Tar non blocca l’air gun

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Trivelle in mare nell’Adriatico? Governo e tribunali se ne infischiano della volontà dei cittadini e autorizzano devastanti attività di air gun nei nostri mari.

Da Rimini al Salento, chiunque voglia potrà cercare dei giacimenti dove piazzare le sue belle trivelle in mare e minacciare in questo modo le nostre splendide coste adriatiche. È stata questa la decisione presa dal Tar del Lazio che ha bocciato il ricorso della Provincia di Teramo e di 9 comuni del litorale teramano e marchigiano, presentato contro il provvedimento di Via (valutazione di impatto ambientale) concesso alla Spectrum Geo Ltd., per le sue attività di prospezione in mare.

La compagnia inglese aveva ottenuto un decreto di Via per effettuare attività di prospezione e ricerca in due aree del Mare Adriatico, dopo aver presentato due istanze, nel gennaio 2011: la prima riguardante un’area di 13.700 kmq tra Rimini e Termoli; la seconda, su 16.210 kmq tra Rodi Garganico e Santa Cesarea Terme.

Tradotto in parole povere, si tratta di attività di airgun, una tecnica devastante che scandaglia i fondali marini in cerca di petrolio e gas, utilizzando delle vere e proprie bombe ad aria compressa. Un modus operandi che, pare, danneggi i fondali marini e allontani la fauna locale, soprattutto i cetacei. E una volta individuati i giacimenti? Si procederà probabilmente all’installazione di trivelle in mare, diffondendo nelle acque circostanti metalli pesanti, idrocarburi e idrocarburi policiclici aromatici. Attività devastanti che permetteranno di aumentare – di pochissimo – la produzione di gas e petrolio in Italia.




Ma torniamo alla sentenza. Secondo il Tar, quelle richieste dalla Spectrum non sarebbero “attività di ricerca“, aggiungendo che“il giudizio positivo di compatibilità ambientale[la Via, ndr] è stato rilasciato in esito ad una adeguata istruttoria, atta a rivelare non solo una compiuta valutazione dei cosiddetti ‘effetti cumulativi’, ma anche ad assoggettare l’attività di cui si discute a misure di mitigazione e a continui controlli”, come riporta Il Fatto Quotidiano online.

Ma i dubbi restano. Secondo gli enti locali, infatti, il problema delle attività di prospezione in esame riguardano altri e più urgenti problemi: le aree interessate si troverebbero entro le 12 miglia marine, la Vas (Valutazione ambientale strategica) non sarebbe stata effettuata e l’estensione dell’area di ricerca sarebbeabnorme, coprendo circa 30mila kmq, a fronte di un limite di legge di 750 kmq. Insomma, la Provincia di Teramo e gli altri enti – che lamentano anche uno scarso coinvolgimento nella decisione del Ministero che ha concesso la Via – non sono soddisfatti della sentenza.  Il presidente dell’ente teramano, Renzo Di Sabatino, ha infatti dichiarato: “Studieremo bene le motivazioni, riunirò al più presto tutti i Sindaci interessati, gli avvocati e gli esperti che ci hanno seguito fino ad oggi per decidere le azioni da intraprendere: la nostra opinione rimane la stessa e non ho dubbi che troveremo una linea condivisa”.

Al di là dei tecnicismi burocratici, però, resta sconvolgente l’atteggiamento del governo. Mentre il nostro pianeta ha bisogno di affrontare la minaccia del riscaldamento globale, dovuta ai combustibili fossili, in Italia ci attardiamo ancora in obsolete trivellazioni petrolifere, minacciando l’ecosistema e una delle coste più belle del mondo. “Parlare di una nuova strategia energetica nazionale, come fa il governo, è l’ennesima presa in giro nei confronti dei quasi 14 milioni di italiani che il 17 aprile hanno chiesto di voltare pagina“, riassume al fattoquotidiano.it Enrico Gagliano (Coordinamento nazionale No Triv).”Faremo pressioni su Regioni, Province e Comuni perché facciano ricorso al Consiglio di Stato“.

(FOTO)

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