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Trisaia, fusti radioattivi avanti con lo smantellamento ma zero trasparenza

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«Segreto di Stato» sui rifiuti radioattivi della Basilicata. Non è possibile conoscere il futuro dell’Impianto trattamento elementi combustibile (Itrec) di Trisaia, in provincia di Matera. Così il Ministero dello Sviluppo Economico risponde alla richiesta della «Gazzetta» di visionare il piano di smantellamento della Società Gestione Impianti Nucleari (Sogin Spa) o, per meglio dire, il «Piano globale di disattivazione dell’impianto Itrec di Trisaia» e la «Proposta di prescrizioni per la disattivazione». Si tratta di un progetto pluriennale molto importante, sia sul piano economico (la bonifica costerà decine di milioni di euro di soldi pubblici), sia – soprattutto – per la salute della popolazione, perché nelle viscere dell’Itrec c’è pericoloso materiale radioattivo. 

Lo stabilimento venne proprio costruito per estrarre uranio da elementi di combustile nucleare. Ed è per questo motivo che, 40 anni fa, dal reattore americano Elk River, in Minnesota, arrivarono a Matera 64 elementi di combustibile superadioattivo. Un «tesoretto» tossico con cui l’Italia deve e dovrà fare i conti con le modalità scritte nel piano di bonifica su cui è calata la censura. 

Come nasce questo nuovo «muro di gomma» è presto spiegato. Lo scorso 11 luglio, la Sogin (che è la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), trasmette un comunicato stampa in cui informa che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2011. Oltre a dire che è il «miglior risultato da quando la Società è stata costituita», dice pure che «è stata elaborata ed inviata istanza generale di smantellamento» per l’Itrec. Pochi giorni dopo, la «Gazzetta» contatta la Sogin e chiede copia dell’«istanza». Al diniego della Spa, il Giornale si rivolge al Ministero dello Sviluppo Economico che, essendo responsabile del procedimento, ne ha copia. 

Dopo 8 mesi di solleciti, lunedì scorso arriva un fax su carta ministeriale e firmato Marcello Saralli, l’ingegnere della divisione «Gestione di materiali e rifiuti nucleari». 

In breve, il Ministero dice che la Sogin, informata della richiesta della «Gazzetta», «ha espresso parere negativo» in quanto «nei documenti di cui trattasi sono contenuti dati, informazioni ed elaborati che, in base alla normativa vigente, e segnatamente ai sensi del Dpcm 22 luglio 2011, recante “Disposizioni per la tutela amministrativa del segreto di stato e delle informazioni classificate”, debbono considerarsi “informazioni classificate controllate” secretate». In tre parole: segreto di Stato.

 

Fonte lagazzettadelmezzogiorno.it

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