Home Ambiente Terremoti e prevenzione: i soldi ci sono, perché non si spendono?

Terremoti e prevenzione: i soldi ci sono, perché non si spendono?

801
0
CONDIVIDI
Terremoti e prevenzione: quanto costa ridurre il rischio sismico nelle nostre città?

A quanti altri tragici terremoti deve assistere l’Italia prima che ci decidiamo a fare davvero prevenzione, sfruttando le risorse già esistenti?

I terremoti non si possono prevedere. Quello che si può prevedere sono gli effetti devastanti sulla popolazione e le abitazioni degli effetti sismici più violenti. E allora perché non si fa nulla per la prevenzione? La risposta classica è sempre la stessa: non ci sono i fondi. Come se la vita di decine di migliaia di cittadini a rischio non valesse abbastanza. Ma anche questa giustificazione non regge. Perché non è del tutto vero che i fondi non ci sono.

Secondo uno studio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), gli ultimi terremoti avvenuti in Italia hanno previsto dei costi di ricostruzione pari a più di 121 miliardi di euro. A partire dal 1968, anno del terremoto nella Valle del Belice in Sicilia, fino alla catastrofe del 2012 in Emilia sono stati 7 gli eventi sismici di grossa portata. Le cifre sono tutte qui, in questa tabella:

Terremoti in Italia: quanto è costata la ricostruzione delle aree colpite?

Quanto costa prevenire?

Secondo Mauro Dolce, uno dei direttori generali del Dipartimento della Protezione Civile, l’adeguamento degli edifici pubblici secondo criteri antisismici richiederebbe una cifra pari a circa 50 miliardi di euro. Sempre secondo il CNI, per mettere in sicurezza gli edifici privati servirebbero circa 93,7 miliardi di euro, con un costo compreso tra i 200 e gli 800 euro per mq. La somma finale, tra investimenti diretti e crediti d’imposta, sarebbe quindi di circa 150 miliardi di euro, volendo arrotondare.




La cifra è più bassa di quella spesa in ricostruzione, è vero. Ma altre stime ci dicono che se consideriamo solo gli edifici in zone a elevato rischio sismico servirebbero circa 36 miliardi di euro. 36 miliardi di euro che, tra l’altro, rappresenterebbero un volano per quanto riguarda occupazione ed economia. I soldi che uno Stato investe ritornano sotto forma di consumi e tasse: sappiamo che in tempi di austerity può sembrare un’eresia, ma non lo è.

Una parte di questi soldi, d’altronde, li mette a disposizione l’Unione Europea. L’obiettivo tematico 5 della programmazione 2014-2020 prevede che i fondi di coesione siano dedicati alla prevenzione e alla gestione dei rischi legati ai terremoti. Sono 2,3 miliardi, a cui va aggiunto un miliardo del cofinanziamento nazionale obbligatorio: non è molto, ma è un inizio.

Non dimentichiamo in ogni caso che stiamo parlando di persone. Gli edifici antisismici servono a dare tranquillità ai 22 milioni di cittadini italiani che risiedono in zone ad elevato rischio sismico.

Cambierà qualcosa?

Purtroppo il passato ci insegna che nemmeno l’ultima scossa di terremoto in centro Italia servirà da monito per i nostri governanti.“In Italia si continua a investire poco in prevenzione e dopo ogni terremoto cambia sempre troppo poco”, spiega con amarezza Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. “Occorrono norme semplici che consentano di intervenire nei centri storici e non solo. La conoscenza del livello di sicurezza di un edificio deve diventare parte essenziale della sua carta di identità. È necessaria un’intensa azione di verifica della sicurezza delle costruzioni. Bisogna intervenire senza perdere più tempo, bisogna smettere di ricordarsi dopo che la sicurezza degli edifici è vitale.

Anche questo appello finirà nel vuoto? Qui ne parliamo da almeno quattro anni

Foto: Diego Correa on Flickr

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here