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Terra dei fuochi: arriva l’esercito a gestire l’emergenza

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Una brutta storia che parla di ecomafie, di tumori, di violenza alla terra e ai diritti delle persone. È questo, in termini semplicistici, ciò che si racchiude nei termini “Terra dei Fuochi”.

Ma la Terra dei Fuochi non è solo questo. È anche gente che si indigna, gente che si risveglia e che lotta per il proprio diritto alla vita.

Abbiamo trattato più volte questo argomento sul nostro blog. Abbiamo parlato di come, poco a poco, questo lembo di terra sia diventato simbolo e paradigma dei traffici illeciti di rifiuti e dell’estrema pericolosità delle ecomafie. Di come le dichiarazioni dei pentiti, ex affiliati al clan degli Schiavone, abbiano gettato un velo di orrore e preoccupazione su tutto il popolo italiano, scoprendo non solo rifiuti e morte, ma anche la pazzia a cui possono portare la sete di denaro e l’avidità.

Oggi torniamo a parlare di questo argomento, per descrivere le ultime decisioni prese dal governo, nella gestione di un tema tanto scottante.

In questi giorni, infatti, il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano ha annunciato il parere favorevole, da parte del Governo, “all’impiego dell’esercito in Campania, per contrastare più efficacemente il fenomeno delle ecomafie nella zona al confine tra Napoli e Caserta”.

ecomafie

Il testo del Il decreto sull’emergenza ambientale campana ha ricevuto il via libera dalla commissione Ambiente della Camera e ha cominciato il suo iter a Montecitorio.

Alfano ha così commentato l’iniziativa: “Una volta tanto le forze politiche sotto state tutte d’accordo, o quasi, a offrire soluzioni concrete per risolvere un problema specifico. Quello che è accaduto sulla Terra dei Fuochi è il classico esempio di come far politica, non a suon di polemiche e cercando di denigrare l’avversario, ma mettendo a disposizione lo strumento legislativo migliore per risolvere l’emergenza”.

Secondo le modifiche apportate al decreto, i militari (un contingente di non più di 850 unità) potranno essere utilizzati in Campania, con funzione di agenti di pubblica sicurezza, per “operazioni di controllo del territorio prioritariamente finalizzate alla prevenzione dei delitti di criminalità organizzata e ambientale” per un periodo previsto che non va oltre “il 31 dicembre 2014″, prorogabile al massimo per un anno.

Fino ad oggi, i fusti tossici interrati, indicati agli inquirenti dai due ex fedelissimi del clan degli Schiavone, non sono stati rinvenuti. È stato ritrovato, a Villa di Briano, in provincia di Caserta, al confine con Casal di Principe, solo un bidone di latta della capacità di 20 litri, presumibilmente contenente solventi o idrocarburi.

Il bidone sembra sia stato scoperto a circa 15 metri di profondità, poco al di sotto del livello della falda acquifera che, in quella zona, è tra i 10 e i 12 metri.

Ciò che emerge, comunque, non può non destare preoccupazione. Sul quotidiano La Stampa, si legge: “Ssi tratta, infatti, di una vera e propria discarica illegale, con rifiuti interrati fino alla profondità di oltre 20 metri. La pala meccanica usata per gli scavi ha scoperto soprattutto scarti di lavorazione dell’attività edile, in particolare amianto, insieme a fanghi forse di origine industriale e rifiuti solidi urbani”.

Una situazione che mette a rischio la salute dei cittadini, ma attenta anche all’economia del territorio e dei suoi prodotti. A tal proposito, il sindaco di Villa di Briano, Dionigi Magliulo, è intervenuto affermando: “I prodotti della nostra terra sono sani, lo dimostrano le analisi fatte dall’Asl, dagli stessi agricoltori, e dalle aziende di trasformazione che acquistano da noi”.

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(Foto immagine in evidenza: livepetition.s3.amazonaws.com; foto interna: dailyslow.it)

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