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Terni: quegli alimenti contaminati prodotti tra acciaierie e discariche

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Si torna a parlare delle discariche delle acciaierie di Terni. Dopo l’episodio dell’olio d’oliva contaminato dell’ottobre dello scorso anno, Il Corriere ha pubblicato un’inchiesta sugli alimenti contaminati, prodotti nelle zone in prossimità delle discariche delle acciaierie, ma anche del polo di incenerimento, del polo chimico e in generale del Sito d’interesse nazionale. Una situazione denunciata da anni e che diventa sempre più insostenibile.

I risultati dello studio condotto dall’Asl di Terni, durato tre anni, sono chiari: esistono dei prodotti, come formaggi e uova, contaminati da diossine e metalli pesanti. Su 21 prelievi, eseguiti secondo un progetto interregionale voluto dal Ministero della Sanità, 10 mostravano un superamento dei livelli consentiti in ben 5 punti.

latte contaminato

Il giornale raccoglie le testimonianze di alcuni dei produttori della zona: “In sostanza il latte delle mie capre era contaminato. Il livello di contaminazione non superava il limite massimo per cui normalmente ti abbattono i capi e si puliscono la coscienza, ma era al di sopra della soglia d’azione, la soglia media. Il grosso interrogativo resta per tutti gli altri alimenti: non sappiamo se sono contaminati. Nel frattempo noi con l’associazione Mercato brado stiamo cercando di capire se la contaminazione possa riguardare anche verdure, ortaggi e frutta e quanto cambia l’incidenza degli inquinanti anche nelle uova e nel miele. Si tratta di analisi molto costose perché parliamo di 700 euro a campione“, dice Federica.

Stesso discorso potrebbe essere fatto per le uova alla diossina.

Andrea Liberati di Italia Nostra evidenzia come, nonostante i numerosi rilevamenti fatti dall’Arpa abbiano evidenziato una presenza elevata di pcb e diossine e i risultati dello studio condotto dall’asl sulle matrici alimentari come il latte e uova, nessun organo amministrativo o politico sia intervenuto. “Il paradosso è che poi nelle comunicazioni dell’Asl agli allevatori viene indicato di non bruciare buste di plastica in prossimità degli animali, come se fosse questo il motivo dell’inquinamento, omettendo invece il grande tabù di Terni e delle altre città che hanno lo stesso problema e cioè il contesto industriale. Bisognerebbe dire alla gente che qui viviamo in un Sin (sito di interesse nazionale) e quindi in un sito da bonificare“, spiega Liberati.


Le polveri non sono solo presenti nell’aria, ma si depositano anche sul suolo. In queste polveri sono contenuti metalli, anche in quantità elevate, come cromo e nichel. Un problema ulteriore che sorge è quello sottolineato da Adriano Rossi, direttore di Arpa Terni, che spiega come cromo e nichel non siano normati da leggi nazionali. Sostanze che possono contaminare il foraggio degli animali, entrando così nella catena alimentare.

(Foto in evidenza: econews.com.au; foto interna: businessmirror.info)

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