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Tassa sulla carne: Gli esperti: “È inevitabile e potrebbe arrivare presto”

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tassa sulla carne

Una tassa sui prodotti di origine animale per contrastare i cambiamenti climatici. Secondo una recente analisi pubblicata dalla Fairr (Farm AnimalInvestmentRisk and Return) Initiative, un network di investitori nel settore degli allevamenti, questa tassa sarà presto inevitabile.

Questo perché il consumo della carne, in crescita, porta con sé una serie di problemi su vasta scala: dai cambiamenti climatici ai pericoli per la salute umana. Ed ecco l’idea di una vera e propria tassa sulla carne

Ecco perché secondo gli analisti sarebbe ormai ‘inevitabile’ e quali problemi potrebbe contribuire a ridurre.

Quella sul consumo di carni animali è di fatto ‘sin tax’: la tassa sulla carne

Con il termine “sin tax”, tassa sul peccato in inglese, si intende la tassazione di determinati prodotti considerati dannosi per la società. È il caso di beni e servizi come il tabacco, l’alcol, le droghe (dove sono legali), gli zuccheri, il gioco d’azzardo e così via. L’idea è che aumentando l’imposta sul prodotto, il prezzo salga, facendo contemporaneamente scendere il consumo.Una strada simile potrebbe presto essere adottata per il consumo della carne.

Secondo Fairr Initiative, è anzi uno sviluppo “inevitabile”. E lo dimostrano alcune azioni intraprese dalle istituzioni in alcuni Paesi. Una tassazione sulla carne è stata già per esempio discussa da alcuni parlamenti, come in Germania, Danimarca e Svizzera. Il governo cinese ha invece suggerito ai cittadini un limite massimo di consumo della carne, tagliandolo del 45%, nel 2016, rispetto al livello precedente. Un processo che sembra ormai inarrestabile, come spiega Jeremy Coller, fondatore di Fairr:

«Se istituzioni e politica vogliono coprire i costi reali di epidemie umane come l’obesità, il diabete e il cancro, ed epidemie presenti negli allevamenti come l’influenza aviaria, allora è inevitabile un passaggio dal sovvenzionamento alla tassazione dell’industria della carne».

Allo stesso tempo, una tassazione di questo tipo potrebbe aiutare ad “affrontare le sfide gemelle del climatechange e della resistenza antibiotica”, conclude Coller. Sull’ambiente pone l’accento anche Maria Lettini, direttrice di Fairr:

«Per progredire nell’implementazione degli accordi di Parigi sul clima, molto probabilmente vedremo presto i governi agire per ridurre l’impatto ambientale del settore degli allevamenti globali. Se i fattori in gioco dovessero restare quelli attuali, potremmo presto vedere una forma di tassa sulla carne nei prossimi 5-10 anni».

Tassa sulla carne: una prima simulazione

Come potrebbe essere implementata, in concreto, una tassa sulla carne? Secondo un’analisi del 2016, la prima nel suo genere, un’imposta del 40% sulla carne di manzo, del 20% sui prodotti lattiero-caseari e dell’8,5% sul pollo, potrebbe salvare mezzo milione di vite umane, ogni anno, tagliando al contempo le emissioni di gas serra.

Ma è davvero possibile una tassa sul consumo della carne? Nel 2015, il think tank londinese Chatham House, sosteneva che una tassa sui prodotti degli allevamenti è “politicamente impossibile”. Questo perché i consumatori sono spesso ignari dei danni che gli allevamenti intensivi provocano sull’ambiente. E potrebbero quindi giudicare come eccessiva un’imposta di questo tipo. Nessun politico, è il ragionamento, rischierebbe di perdere consenso facendola approvare.

Per far ‘digerire’ la tassa al consumatore medio, spiegano da Chatham House, sarebbe necessario che la nuova imposta vada a finanziare nuovi investimenti nell’alimentazione sana.

Consumo della carne: problemi ambientali e rischi per la salute

L’abbiamo visto più volte: l’eccessivo consumo della carne può portare a problemi sulla salute, danneggiando al contempo l’ambiente.

L’industria degli allevamenti intensivi globale è responsabile di circa il 15% del totale delle emissioni di gas serra. Un dato decisamente elevato, ma che è destinato a crescere: con l’ingresso in un’era di forte sviluppo di Paesi prima considerati ‘arretrati’, il consumo di carne è infatti in forte crescita in tutto il pianeta. Secondo alcune stime, nel 1950 venivano consumate 45 milioni di tonnellate di carne l’anno, nel mondo. Oggi sono già a 300 milioni. E nel 2050 la cifra potrebbe salire a 500 milioni. L’industria della carne è inoltre in parte responsabile dell’inquinamento delle acque a cui assistiamo negli ultimi decenni.

Passiamo ora ai problemi per la salute. Com’è noto, lo Iarcha classificato nel 2015 le carni lavorate come cancerogene: l’agenzia dell’Oms inseriva infatti questi alimenti nel gruppo 1 delle sostanze che causano il cancro, in particolare il tumore del colon-retto. Altre ricerche scientifiche hanno correlato inoltre l’eccessivo consumo di carne rossa con l’insorgere di malattie cardiovascolari.

Esiste poi un problema di resistenza antibiotica: negli allevamenti intensivi, a bovini, suini e pollame vengono sempre più spesso somministrate massicce dosi di antibiotici, per prevenire le malattie, ma anche per gonfiarne il peso. Questo uso massiccio, però, rende i farmaci sempre più inefficaci.

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