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Taranto senza pace, disastro ambientale di idrocarburi in mare

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In seguito a un black out nella raffineria di Taranto, forse a causa di un fulmine, un grosso quantitativo di prodotto è stato sversato in mare. Lo rende noto il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti. «È accertato – scrive l’ambientalista – dal canale A dell’Eni. Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua».

Mobilitata la capitaneria di porto ormai da più di 2 ore allor quando del materiale semiraffinato è stato versato in mare e l’aria si è fatta irrespirabile. La perdita sarebbe avvenuta a causa dei tubi andati in pressione nel Canale A della raffineria a causa di un black out dell’ENI provocato da un fulmine.

Alle 22,42 è arrivato il vento a salvare il mare. Un vento provvidenziale che ha compattato la chiazza evitando che si disperdesse. Una decina di minuti prima infatti, il Prof. Marescotti aveva scritto che i panni oleo assorbenti non sarebbero riusciti a trattenere la chiazza in mare. Appena è intervenuto il vento a “calmare le acque spingendole verso riva la chiazza si è compattata e sono bastati 60-70 metri. La situazione però è ancora critica.

Ed è arrivata anche la conferma della Capitaneria del porto pugliese. Che però ridimensiona la portata del danno con queste parole «È assolutamente tutto sotto controllo, la chiazza non si disperde al largo ma è tutta sotto costa, non c’è necessità di circoscriverla in mare»: comunica dunque la Capitaneria di Porto di Taranto al lavoro con propri uomini e mezzi. A quanto si è saputo, il materiale in mare «sembrerebbe prodotto idrocarburico molto leggero». Un campionamento è stato fatto da parte degli esperti dell’Arpa che analizzeranno il materiale. Lo sversamento – si è appreso – ha una estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri con moto ondoso che spinge sotto costa e contiene la chiazza. Il materiale, quindi, non si disperde al largo.

Una storia incredibile  di inquinamento, sofferenza, business e indifferenza. Ecco cosa sta accadendo a Taranto da qualche ora: una chiazza oleosa di colore grigiastro ha cominciato ad espandersi nel mare mentre fumi neri vengono emanati nell’aria. Si tratta di liquido altamente infiammabile che ha messo in allarme cittadini e attivisti che con smartphone e cellulari lanciano l’allarme sul web . Cosa sta realmente accadendo a Taranto in questo momento?

Il Professor Marescotti aveva scritto su facebook:

In questo momento l’Arpa non e’ in grado dai propri uffici di sapere quanto le centraline Eni stanno misurando in tempo reale.
Eni e Arpa non sono collegate fra loro via Internet e i dati di inquinamento Eni sono off-line. Mancata connessione telematica delle centraline!

E ancora:

Non e’ pensabile che un blocco dell’energia elettrica possa avere conseguenze cosi’ gravi e provocare un contraccolpo come questo, suscitando apprensione e legittima preoccupazione fra la popolazione.

Quanto e’ accaduto si aggiunge alle forti emissioni percepite nelle ultime settimane e alle fughe di gas che i cittadini hanno avvertito.

Ma il messaggio della paura che descrive l’inizio del disastro è molto diretto:

Black out: ennesimo incidente allo stabilimento Eni di Taranto. Fumi neri stanno salendo verso il cielo. In questo momento siamo tempestati di telefonate e la gente ha paura. Riteniamo che la raffineria dell’Eni non sia adeguatamente controllata dal Ministero dell’Ambiente e dai suoi organi tecnici.

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