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StopCETAday. Il movimento Stop TTIP scende di nuovo in piazza

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I sostenitori della Campagna Stop TTIP invitano a scendere in piazza per manifestare contro l’accordo CETA, tra UE e Canada. Il libero scambio tra UE e USA getta le basi affinché gli interessi privati vengono prima del bene comune.

Tutti in piazza domani, 5 novembre, i sostenitori della campagna Stop TTIP/CETA. Dopo la grande manifestazione del 7 maggio a Roma, la Campagna Stop TTIP rilancia la mobilitazione con lo #StopCETAday. I manifestati chiedono un dibattito pubblico e parlamentare sul CETA, perché non venga approvata l’applicazione provvisoria dell’accordo. E, soprattutto, che il Parlamento italiano non ratifichi l’accordo TTIP.

TTIP/CETA, gli accordi commerciali che riempiono le piazze

Ma cos’è il TTIP? E il CETA? Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico finalizzato all’eliminazione di dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti, così da rendere il commercio più fluido tra le due sponde dell’oceano. Il CETA è un accordo UE-Canada, considerato dai manifestanti il “cavallo di Troia del TTIP” perché apre le porte a più di 40mila multinazionali statunitensi con sede in territorio canadese.

La firma dell’accordo è già arrivata. Tocca ora al Parlamento Europeo e poi ai governi nazionali ratificarlo. Perché c’è chi ritiene che l’Italia non dovrebbe farlo?

Secondo Monica Di Sisto, vicepresidente dell’Associazione Fairwatch, che si occupa di commercio internazionale e di clima da oltre 10 anni, l’accordo TTIP “che viene negoziato in segreto tra Commissione UE e Governo USA, vuole costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti le cui regole, caratteristiche e priorità non verranno più determinate dai nostri Governi e sistemi democratici, ma modellate da organismi tecnici sovranazionali sulle esigenze dei grandi gruppi transnazionali”.

Lo stop della Vallonia e la firma

Il movimento Stop TTIP e CETA aveva esultato troppo in fretta. La Vallonia, regione francofona del Belgio, aveva infatti bloccato l’accordo tra UE e Canada. Il Parlamento regionale aveva infatti bocciato l’accordo, costringendo il governo nazionale a votare contro, in sede di Consiglio Europeo. Sarebbe stata una vittoria: senza l’unanimità, infatti, i trattati commerciali non possono essere approvati. La resistenza di poco meno di 4 milioni di abitanti sarebbe riuscita dove grandi movimenti popolari non erano riusciti ad arrivare.




Ma l’entusiasmo è durato poco. Pochi giorni dopo, il parlamento vallone faceva retromarcia, stuzzicato dalle promesse del premier belga, Charles Michel. E così il 30 ottobre è arrivata la firma sull’accordo del premier canadese Justin Trudeau, dei presidenti del Consiglio e della Commissione Ue, DOnald Tusk e Jean Claude Juncker, e del premier slovacco Robert Fico, presidente di turno del Consiglio Europeo.

Il TTIP introduce due governi tecnici fuori dal controllo democratico

Ma perché questi trattati sarebbero così pericolosi? Il TTIP, per esempio, prevede l’introduzione di due organismi tecnici potenzialmente molto potenti e fuori da ogni controllo da parte degli Stati e quindi dei cittadini. Il primo, Investor-State Dispute Settlement – ISDS è un meccanismo di protezione degli investimenti. Questo consentirebbe alle imprese europee o americane di citare i reciproci governi qualora venissero approvate delle normative che ledano i loro interessi. Non importa se le normative vengono approvate democraticamente o siano importanti per la qualità della vita dei cittadini.

L’altro organismo previsto è il Regulatory Cooperation Council. Quest’organo è composto da esperti nominati della Commissione UE e del ministero USA per valutare l’impatto commerciale di ogni brand, ma anche i contratti di lavoro e gli standard di sicurezza operativi a livello nazionale, federale o europeo.  A sua discrezione sarebbero ascoltati imprese, sindacati e società civile. La Di Sisto, in un’intervista realizzata da  paginatre.it, la ritiene “un’assurdità antidemocratica che va bloccata, a mio avviso, il prima possibile”.

Stop TTIP, un accordo lesivo dei diritti e dei beni comuni

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Dello stesso avviso tutti i manifestati della Campagna Stop TTIP, che raccoglie solo in Italia oltre 60 tra associazioni, sindacati, enti pubblici, cittadini e comunità. Questi ritengono “inaccettabile scavalcare i parlamenti nazionali su materie di tale importanza per la vita dei cittadini”.

Sulla pagina in cui i sostenitori della campagna invitano tutti a scendere in piazza si legge: “Non condividiamo l’impostazione dei grandi accordi commerciali, costruiti su misura per il grande business a discapito dei diritti e dei beni comuni”.

L’accordo TTIP dunque viene visto come un attacco alla democrazia e una minaccia per l’ambiente. Il timore diffuso è che, in nome dell’armonizzazione delle normative sul libero commercio, gli interessi privati e del mercato vengano anteposti a quelli della collettività. Questo si tradurrebbe in una riduzione significativa degli standard sociali e ambientali.

Per provare a bloccare i trattati TTIP e CETA, Greenpeace ha lanciato una petizione, già firmata da quasi 180mila persone.

Foto: Global Justice Now and Stop TTIP on Flickr

Stop TTIP

I membri della Campagna Stop TTIP scendono in piazza contro il CETA, tra UE e Canada, per evitare che gli interessi privati vengano prima del bene comune

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