Home Ambiente Stop alle centrali a carbone: subito! Firma anche tu l’appello del Wwf

Stop alle centrali a carbone: subito! Firma anche tu l’appello del Wwf

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“Oggi il nostro nemico è il carbone”, aveva detto Matteo Renzi a giugno, durante gli Stati Generali sul clima. Eppure le centrali a carbone sono ancora lì, in Italia, tutte in funzione, tutte pronte a danneggiare con le loro emissioni inquinanti il clima e la salute delle persone che ci vivono intorno.

Ecco perché il WWF ha lanciato un appello, che è possibile sottoscrivere sul sito ufficiale della Ong, affinché il governo italiano chiuda da subito le centrali a carbone, e arrivi all’appuntamento con la Conferenza sul Clima COP21(che si terrà a Parigi a dicembre) come Paese leader della lotta ai cambiamenti climatici.

Per dare forza al proprio messaggio, il Wwf ha ricordato proprio il discorso di Renzi a giugno, in cui si ribadiva tra l’altro che “per i prossimi sei mesi il clima è una priorità politica italiana”. E lancia un countdown sul proprio sito, per scandire il tempo che ci separa dall’appuntamento parigino: “Contiamo i minuti in attesa di provvedimenti concreti”, scrivono. “Per chiudere con il carbone in Italia e per lanciare la decarbonizzazione dell’energia e dell’economia”.

Malgrado le promesse, però, l’azione dell’esecutivo sembra andare in tutt’altra direzione (come dimostra ad esempio la persistenza sul fronte delle trivellazioni). Il carbone brucia ancora e gli investimenti in rinnovabili “segnano il passo”. Il Wwf chiede quindi due impegni chiari:

  • Un piano di rapida uscita dal carbone che preveda tappe precise.
  • Standard ambientali davvero efficaci che impediscano agli operatori di privilegiare l’uso delle centrali a carbone che emettono più CO2.

Nel suo Dossier sull’argomento – “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso” – il Wwf ricorda che (al dicembre 2014) le centrali a carbone in funzione in Italia sono 13 e contribuiscono a soddisfare quasi il 14% del fabbisogno elettrico complessivo del Paese, con una produzione di 45mila GWh. Un contributo piuttosto modesto, dunque, di cui si potrebbe fare completamente a meno. Anche perché, questi impianti hanno prodotto quasi 40 milioni di tonnellate di CO2, pari a più di un terzo del totale emissivo del sistema elettrico nazionale.




La transizione verso un mondo a carbonio a zero deve essere rapida per limitare il riscaldamento globale sotto 1.5- 2 °C”, spiegano gli attivisti. “Se continuiamo come oggi, rischiamo un aumento medio della temperatura di 4-6°C. Il combustibile fossile più inquinante per clima, salute e ambiente è il carbone: la sua combustione provoca ogni anno in Europa 23.300 morti premature”.

È sempre bene ricordare inoltre che lo scioglimento dei ghiacciai causato da questi innalzamenti di temperatura innaturali provoca disastri ambientali e umanitari in tutto il pianeta. E non stiamo parlando del futuro, parliamo di oggi: lo ricorda lo stesso Wwf che, in questi giorni, ha riproposto una mappa dei più gravi disastri naturali legati al cambiamento climatico, riferiti agli anni 2008-2013. 94 milioni di persone coinvolte in inondazioni, 1,1 milioni coinvolti in incendi dovuti alle temperature estreme, 589mila colpite da frane: sono solo alcune delle calamità citate. I rifugiati a causa di disastri ambientali nel 2014, sono stati più di 19 milioni. E le previsioni per il futuro non sono rosee: con un aumento medio della temperatura globale di 2°, l’Antartico perderebbe il 75% dei pinguini di Adelia, mentre gli orsi polari si ridurrebbero di due terzi entro il 2050.

Fermare le centrali a carbone è solo il primo passo. Ma è necessario farlo, subito.

(Foto: stateimpact.npr.org)

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