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Spento l’inceneritore di Terni: pericolo per la salute dei cittadini

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Buone notizie per i cittadini di Terni: a seguito di alcuni controlli effettuati dai carabinieri del Noe e al parere dell’Asl, il sindaco Di Girolamo ha firmato l’ordinanza per spegnere l’inceneritore Terni Biomassa.

Il 19 maggio scorso, il sindaco di Terni, Di Girolamo, ha firmato un’ordinanza a tutela della salute pubblica, determinando lo spegnimento dell’inceneritore di Terni, a causa dei valori di diossina e furani oltre i limiti consentiti.

Come dichiara il primo cittadino a Il Messaggero: “Su nostra richiesta l’Asl ci ha comunicato che le concentrazioni di diossina e furani potevano comportare un rischio per la salute e mi è sembrato giusto che anche io prendessi questa decisione a tutela dei cittadini”.

Così, finalmente, le attività dell’inceneritore Terni Biomassa di via Tatini, della Tozzi Holding di Ravenna, sono state sospese.

Nei giorni scorsi, la Regione Umbria aveva infatti inviato una diffida a Terni Biomassa nella quale erano presenti quindici prescrizioni a cui l’azienda doveva adempiere dopo i controlli dei carabinieri del Noe, che per due mesi hanno passato al setaccio l’inceneritore, la gestione dei rifiuti e le emissioni del camino.

I militari avrebbero riscontrato presunte violazioni al Testo unico ambientale e una serie di prescrizioni amministrative da adempiere.

Ma la firma dell’ordinanza, spiega ancora il sindaco, è arrivata a seguito del parere dell’Asl e della preoccupazione dello stato di salute dei cittadini di Terni.

Ora, i controlli passeranno nelle mani di Arpa e Regione. L’inceneritore rimarrà chiuso fino a quando la situazione non sarà chiarita e non saranno fornite le comunicazioni in “merito all’osservanza delle prescrizioni della Regione e una relazione che poi dovranno mandare ad Arpa entro 15 giorni sul quadro delle cose che stanno facendo e hanno fatto“, precisa ancora il sindaco.




Per il momento, l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni.

Secondo il giornale indipendente Umbria On, nel periodo preso in esame, l’inceneritore della ravennate Terni Biomassa Srl avrebbe bruciato ‘pulper da cartiera’ con un tasso di umidità, nichel, arsenico e cromo oltre i limiti consentiti dalla legge. Incenerendo molte più tonnellate al giorno di quanto non fosse stato autorizzato.

Il comitato ‘No inceneritori’ si è comunque detto soddisfatto del provvedimento “perché è stata riconosciuta la validità della nostra iniziativa, culminata con la diffida fatta al Comune e perché adesso si riapre tutta la discussione intorno ad un impianto che, noi ne siamo sempre più convinti,non deve essere riacceso“.

L’avvio di una procedura per la concessione di autorizzazione integrata ambientale”ci permetterà di chiedere di intervenire, in sede di conferenza dei servizi, per conoscere tutti i dettagli di un intervento che, a questo punto, appare sempre meno chiaro, soprattutto in relazione alle vere motivazioni che hanno spinto la Tozzi a puntare su quell’impianto“.

Durante queste ultime ore, però, le associazioni hanno lamentato una “marcia indietro” da parte dell’ASL 2 che, con un comunicato, ha ridimensionato la gravità della situazione, affermando che “non sussiste alcun pericolo immediato per la salute pubblica e che tale ordinanza è stata adottata secondo il principio di massima cautela“.

Terni non è nuova a problematiche ambientali. Lo scorso anno, ricordiamo, a seguito della diffusione di alcuni dati che accertavano una concentrazione di cromo pari, rispettivamente, a 285,5 ng/m³ (nanogrammi per metro cubo) e 241,6 a maggio, il Movimento 5 Stelle aveva presentato una richiesta formale alla giunta, per avere chiarimenti in merito a livelli così elevati.

La forma esavalente del cromo è tossica. Tra gli effetti negativi derivanti dalla sua inalazione e dall’accumulo nell’organismo troviamo: ulcerazione, perforazione delle membrane mucose del setto nasale, bronchiti asmatiche, broncospasmi ed edema.

(Foto)

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