Home Green Economy “Urbi et orti”: quando il cemento si trasforma in orto

“Urbi et orti”: quando il cemento si trasforma in orto

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Esiste la cementificazione selvaggia ed esistono invece esperienze che vanno controcorrente, favorendo il ritorno alla terra e aiutando i giovani a fare qualcosa di concreto e sostenibile. Un esempio ci viene fornito dal comune di Alpignano (TO), dove già da qualche tempo è stato avviato il progetto “Urbi et orti”, in cui l’amministrazione ha deciso di mettere i propri terreni a disposizione dei giovani affinché li coltivino.

L’area messa a disposizione sorge nel centro storico. Questa zona, dismessa da 30 anni, prima del progetto era utilizzata come deposito di macerie; ora, dei ragazzi, per lo più under 30, ci coltivano insalata, pomodori e altri ortaggi.

Chi partecipa lo fa per ragioni diverse: per rilassarsi, godendo dei benefici del contatto con la natura, per sviluppare la propria creatività o mettere in pratica i propri studi. Il raccolto, poi, viene diviso tra quanti hanno contribuito alla sua crescita.

A pochi chilometri di distanza da questo primo punto, un altro che, secondo precedenti progetti comunali, era destinato a diventare parcheggio. Ora, invece, sembra che sarà adibito a orto cittadino, gestito dai giovani della comunità.

Il progetto Urbi et Orti è partito lo scorso anno, anche grazie alla collaborazione dell’Enaip, centro di formazione del territorio.

Su La Stampa, si legge come: “Questo è anche un progetto di comunità. Coldiretti ci ha prestato inizialmente le capre per riuscire a togliere le erbacce, Enaip, ente di formazione del territorio, ha mandato i suoi studenti ma soprattutto la bella risposta è stata dei giovani del territorio che hanno sposato in modo forte l’iniziativa”.

Nell’orto vengono utilizzate pratiche di coltivazione sostenibile: l’erba viene lasciata per mantenere un corretto ecosistema, si ricorre all’aiuto di insetti utili per la crescita delle piante, se ci sono infestazioni vengono utilizzati macerati naturali come quello di ortiche e si coltiva anche a partire da scarti di produzione, come i torsoli dell’insalata.

L’obiettivo, stando a quanto affermato dall’amministrazione, è quello di recuperare terreni comunali e promuovere l’agricoltura, dando ai giovani nuove opportunità di lavoro, anche a livello imprenditoriale.

Le idee dei ragazzi, infatti, sono tante. Dallo sviluppo di pratiche di coltivazione nuove, alla realizzazione di eventi nell’orto, a progetti teatrali tra i filari dei pomodori.

Un buon modo per mettere un freno alla sempre più aggressiva avanzata di cemento, consentendo ai giovani la pratica di attività formative, utili alla crescita personale e alla comunità e sicuramente sostenibili.

(Foto: Ksayer1)