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UE: stop ai sacchetti di plastica. Approvata la nuova direttiva per ridurne l’uso

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L’Unione Europea si è accordata sulla nuova normativa destinata a limitare l’uso dei sacchetti di plastica negli Stati Membri.  Venerdì 21 novembre, il comitato dei rappresentanti permanenti dei Paesi Ue ha approvato all’unanimità il testo dell’intesa predisposta dalla presidenza di turno italiana dell’Ue dopo i negoziati condotti tra Consiglio, Parlamento e Commissione.

L’accordo prevede di ridurre di circa tre quarti, da qui al 2025, l’utilizzo dei sacchetti di plastica, una delle più grandi fonti d’inquinamento ambientale.

Di fronte agli Stati membri si aprono ora due alternative: scegliere se imporre un prezzo ai sacchetti usa e getta di spessore inferiore a 0,05 millimetri entro la fine del 2017, oppure semplicemente impegnarsi a raggiungere il target di riduzione, cioè un consumo di 90 sacchetti pro capite entro il 2019 (contro i 198 di oggi) e di 40 pro capite entro il 2025.

La media di consumi oggi è di quasi 200 sacchetti pro capite, ma con differenze enormi tra gli Stati: per fare un esempio, in Danimarca se ne consumano 4 all’anno, mentre in Polonia 460.

In particolare, sono presi di mira i sacchetti con uno spessore inferiore a 50 micron. Oltre il 90% dei sacchetti messi sul mercato ogni anno appartengono a questa categoria.

In un comunicato, Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente italiano, ha così commentato la cosa: “L’accordo permette all’Europa di aggredire un problema ambientale molto rilevante (…) Abbiamo i giusti strumenti per limitare grandemente l’uso dei sacchetti di plastica e creare un corretto atteggiamento ambientale, tale da contribuire a sviluppare una gestione dei rifiuti nei paesi membri e nell’Unione nel suo insieme”.

Il testo conferma anche la validità dello standard EN 13432:2000 per i prodotti biodegradabili e compostabili di cui è stato riconosciuto il minor impatto ambientale per le loro proprietà di recupero organico. Tali sacchi dovranno essere opportunamente etichettati in modo che siano chiaramente riconoscibili dai consumatori. La commissione dovrà anche produrre uno specifico standard per il compostaggio domestico.

Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, sembra che Germania e Gran Bretagna abbiano tentato di opporsi a regole troppo stringenti per non penalizzare la loro industria, nel caso tedesco di riciclaggio dei rifiuti; e per non promuovere indirettamente l’industria dei sacchetti biodegradabili, in cui l’Italia è particolarmente presente.

Secondo qualcuno, però mancherebbe ancora qualcosa. Monica Frassoni, co-presidente del Partito verde europeo, avrebbe affermato: “Manca ancora una presa di posizione europea sui sacchetti oxo-biodegradabili, che frammentandosi in micro-plastiche, inquinano l’ambiente e aggravano il problema dei rifiuti. Aspettiamo un ulteriore intervento dell’Unione su questo problema (…) La rivoluzione dei bioshoppers è stata ben accolta e recepita dai cittadini, che siamo certi saranno pronti a denunciare chi froda la legge e inquina l’ambiente”.

Giudizio positivo da parte di Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, l’associazione che rappresenta produttori e trasformatori di bioplastiche compostabili, secondo cui la direttiva contribuirebbe, attraverso obiettivi chiari e condivisibili, “allo sviluppo di un industria che può offrire una rilevante opportunità di rilancio di un comparto industriale come quello della chimica tradizionale in grande difficoltà in tutti i paesi europei”.

(Foto: Kurt Bauschardt)

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