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Ue contro la sovranità alimentare

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sovranità alimentare

“Chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla il popolo“, è questo il pensiero a riguardo della sovranità alimentare di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato dell’era Nixon e Ford e membro portante del gruppo Bilderberg.

Forse la possente azione dell’Unione europea, imbastita per dare l’assalto alla sovranità alimentare dei singoli stati, ha avuto origine da questo spassionato consiglio del famoso politico statunitense.

Fin dal 1998 è in vigore una direttiva comunitaria che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (Monsanto e altre multinazionali) vietandolo agli agricoltori.

Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato un reato. Per far fronte a questa imposizione sono nate varie associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali, con lo scopo di preservare e distribuire a chi le richiede, sementi fuori dal catalogo uffìciale affidato alle mani delle multinazionali.

Con sentenza del 12 luglio 2013, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.

Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le suddette associazioni di volontari. Essi sono criminali delle sementi, sporchi tradizionalisti che mirano alla condivisione incontrollata del bene comune.

Ma non è finita qui.

In passato già Mario Monti ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro l’agricoltura a chilometro zero. In pratica il governo vuole bloccare alcuni atti normativi della Regione Calabria, rea di aver legiferato oltre la sue competenze stabilite in materia.

Secondo il governo oligarchico la legge regionale contiene delle disposizioni che, nel favorire la commercializzazione dei prodotti regionali, ostacolerebbero la libera circolazione delle merci in contrasto con i principi comunitari.

 In sostanza, la normativa regionale viene considerata alla stregua di un provvedimento di natura quasi autarchica tale che i prodotti regionali avrebbero un vantaggio considerato contrario al principio di libera circolazione delle merci rispetto ai prodotti extraregionali.

E’ chiaro che il ricorso mira a liberare il campo alle multinazionali da qualsiasi tipo di concorrenza.

Distruggono le aziende locali, devastano il tessuto sociale e rendono il popolo completamente dipendente da strutture extraterritoriali e multinazionali senza scrupoli. Annientano la tradizione, distruggono l’identità e le coscienze per imporre il loro progetto di governo mondiale.

Il controllo delle sementi, quindi dell’agricoltura, e di conseguenza degli alimenti è il chiaro segno che si aprono il varco per l’introduzione delle colture Ogm.

Attentano alla basi della coesione sociale. L’agricoltura, ricordiamolo, è un bene comune nato 10.000 anni fa. Da quando l’uomo ha fatta propria questa arte, sono nati i primi centri urbani, le prime aggregazioni civili, è stata la base dello sviluppo della società che oggi andiamo demolendo.

Il culto dell’uguaglianza e dell’omologazione sta per convertire le diversità agro-alimentari.

Quando tutto il cibo apparterrà alle multinazionali come faremo? E’ questa l’anticamera della nuova schiavitù?

Aggiornamento della situazione al 2017: i dubbi sulla difesa della  sovranità alimentare rimangono

Fonte www.disinformazione.net

6 COMMENTI

  1. Signor Romano la ringrazio molto per il suo articolo ma se posso, le vorrei far notare che sarebbe più utile mettere un link alla sentenza della corte o al Regolamento Europeo piuttosto che ad altri articoli scritti da persone che, in maniera chiara ed evidente la pensano al suo stesso modo e non forniscono un quadro più chiaro dell’argomento. Premesso che io non sono a favore della omologazione dei cibi o del monopolio delle multinazionali, vorrei semplicemente dirle che non tutto è sempre come alcuni vogliono farci credere. Si, è vero che diverse industrie sementiere, quelle che detengono la maggior fetta di mercato sono multinazionali, ma ne esistono molte altre di dimensioni decisamente minori, che lavorano principalmente in un mercato nazionale (aziende italiane che lavorano per agricoltori principalmente italiani). Io sono assolutamente per la biodiversità, per la conservazione e l’utilizzo delle vecchie varietà, ma non possiamo demonizzare l’operato di chi fa miglioramento genetico. Le nuove varietà hanno spesso una maggiore efficienza di utilizzo delle risorse, sono più produttive e sono quello che ci ha permesso di sfamarci fino ad oggi (e considerato il ritmo in cui sta aumentando la popolazione sulla terra e la diminuzione della superficie disponibile per le attività agricole, le nuove varietà probabilmente saranno ciò che ci permetterà di sopravvivere in futuro). Sinceramente non trovo corretto mettere simboli nazisti insieme a quelli europei, non trovo corretto dare informazioni parziali o utilizzare aggettivi ad effetto per stimolare il sentimento, il basso ventre di una popolazione (sono decenni che mangiamo prodotti OGM e non credo sia corretto ribadirlo ancora come se fosse uno spauracchio nascosto dietro a chi sa quale sentenza). Secondo me sarebbe più giusto iniziare a parlare di agricoltura sostenibile, di basso impatto, di uso corretto delle risorse, di difesa del suolo. L’agricoltura non è fatta solo dal biologico e dalle vecchie varietà (anche se queste cose sono importantissime, dobbiamo assolutamente esserne coscienti e prenderne atto). Gli Istituti e le Facoltà di agraria, sono decenni che parlano di questi argomenti, di agrotecnica, di miglioramento genetico, di tutela ambientale, della biodiversità e della salute del consumatore e credo che dare informazioni non complete sia solo un modo di mostrare poco rispetto verso i lettori e soprattutto verso chi queste cose le ha studiate e oggi ci lavora. Quindi concludo la mia troppo prolissa nota dicendole che forse, se vogliamo contrastare sentenze ingiuste e che non ci stanno bene, dovremmo iniziare a dare informazioni complete per istruire il consumatore (che poi non è altro che il cittadino che viene chiamato a votare) che credo sia l’unico, attraverso lo strumento del voto, in grado di dare indirizzi nuovi a certe politiche. Ma questo può essere fatto solo da un consumatore cosciente ed informato sulla realtà dei fatti.
    La ringrazio per il suo articolo e per lo spazio che questo sito concede ai “lettori partecipi e desiderosi di un confronto”.
    Michele

    • Caro Michele, se ha un po’ di tempo si legga i report scientifici relativi all’utilizzo (nascosto o meno) dei prodotti OGM (semi o culture)nell’alimentazione umana. LA PREMESSA a questi studi è che “non vi è una statistica ampia per il momento per valutarne la tossicità e l’impatto sulla salute umana” cosa che già non va bene.
      Comunque i metodi di modifica genetica dei prodotti dell’agricoltura su test in laboratorio in ratti ha evidenziato anomalie genetiche nella DIMENSIONE E FORMA dei globuli rossi e bianchi. Cosa che nel gruppo di controllo (alimentato con cibi di certificata provienza NON OGM) non si è evidenziato.
      Le ricordo ad esempio che in Genoma umano (DNA) per esempio non permette all’uomo moderno, nonostante millenni di vita, di digerire i cereali (senza esclusion alcuna), perché non ci siamo evoluti ancora per farlo. figuriamoci se introduciamo modifiche genetiche a quello per cui siamo preposti a digerire.
      lei si fiderebbe ad utilizzare nella sua moto od automobile un carburante “OGM” (quindi non usato da sempre) senza che le dicano “fa sicuramente bene”? Se dicessero “Provi ad usarlo ma non abbiamo una casistica così ampia per dire se fa bene o se fa male al suo motore”.
      Lei lo userebbe? sicuramente no perché il timore è di dover spendere dei soldi per sistemare il motore qualora non funzionasse o peggio ancora lo danneggiasse.
      Perché non ragionare così CON NOI STESSI??
      Questo concetto lo trascurano molti, specialmente i fautori del “moderno e della tecnologia”.
      Anche Mendel faceva esperimenti di OGM ma solo quelli che la natura permetteva: se un innesto non era da fare, le piane morivano o non attecchiva l’innesto. Era una selezione naturale. Con la chimica e la genetica non c’è più una seleziona NATURALE, ma l’uomo (con i suoi difetti) decide cosa può fare anche se non va fatto.
      Questo il mio pensiero.
      Cordiali saluti

      • sinceramente concordo per alcune parti con Michele. La croce uncinata NON dovrebbe essere usata a fini di propaganda, svaluta l’idea propagandata pittosto che aiutarla. Ma ognuno sceglie il linguaggio che vuole. Un link che si chiama Sentenza del 12 luglio dovrebbe prima di tutto contenere la sentenza, poi tutti i commenti che si ritiene. Questione di educazione informativa. Personalmente sono sfavorevole alla concentrazione di cultura, potere e risorse.

  2. Dov’è il link: (Qui troverete il Comunicato ufficiale del governo tecnocrate contro l’agricoltura a “Km zero”)? mi piace verificare le notizie.

    • Nella frase “qui troverete…..” la parola Qui e in verde e presenta cliccando li il link di collegamento, in ogni caso te lo allego anche qui :”http://www.semirurali.net/modules/documentazione/index.php?content_id=27

  3. Il problema è che vietare lo scambio libero delle sementi rischia di limitare lo sviluppo delle varietà “gratuite” ed obbliga il consumatore e rivolgersi ad un circuito commerciale, che può comunque esistere, senza possibilità di scegliere altrimenti.
    Questo, come succede già in alcune parti del mondo, implica il fatto che alcuni gruppi posseggano il potere di alimentare la gente con alimenti studiati a tavolino e brevettati, senza lasciare loro alternative.
    Io sarei anzi per menzionare CHIARAMENTE, il tipo di vegetale che il consumatore acquista in fase di vendita.

    Grazie a tutti

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