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TTIP, TPP e ora TISA: le sigle che nascondono le manovre dei potenti a danno dei cittadini

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TTIP, TISA, TPP: sigle che per molti non avranno alcun senso, ma che invece avranno un’influenza primaria sulle esistenze di ognuno di noi. Si tratta di accordi commerciali che gli Stati Uniti stanno cercando di concludere con i Paesi europei (TTIP), con i Paesi del pacifico (TPP) o con tutto il mondo sviluppato (TISA). Trattative che, molto spesso, vengono portate avanti nella più totale segretezza.

Perché ci interessano? Come abbiamo visto in altre occasioni, il TTIP è un accordo sovranazionale che punta alla totale liberalizzazione del commercio nei Paesi del nord Atlantico. Questo potrebbe avere effetti dannosi, perché annullerebbe alcune delle norme igieniche e sanitarie previste nella produzione e vendita degli alimenti che consumiamo ogni giorno: ben presto, se il TTIP venisse approvato, potremmo ritrovarci a mangiare pollo al cloro e carne agli ormoni, ad esempio.

In questi ultimi tempi, WikiLeaks, l’organizzazione internazionale creata da Julian Assange che disvela le comunicazioni più segrete (e imbarazzanti) dei potenti, ci mette in guardia su un altro accordo simile, attualmente in discussione: il TISA.

Anche in questo caso, si tratta di un accordo di libero scambio che riguarda non i prodotti, ma i servizi: banche e finanza, sanità, istruzione e ricerca, i trasporti , le telecomunicazioni, etc. Insomma, una grossa porzione delle nostre esistenze quotidiane vengono discusse da governi, lobby e multinazionali, a nostra insaputa, in totale segreto. Per il Tisa ci sono delle trattative in corso tra 52 nazioni, che insieme formano circa i due terzi del Pil mondiale: gli Stati Uniti, in primis, insieme ai 28 membri dell’Unione Europea (Italia inclusa, ovviamente) e altre 23 nazioni, tra cui Turchia, Messico, Canada, Australia e Israele.



I documenti forniti nei giorni scorsi da WikiLeaks mostrano come vi sia in atto un tentativo “di imporre delle restrizioni alla possibilità dei governi di partecipare alla regolazione del settore dei servizi, anche nel caso in cui quelle regolamentazioni siano necessarie per proteggere la privacy della propria popolazione, l’ambiente naturale o l’integrità del servizio pubblico”. Insomma, il tentativo è quello di espropriare i governi democraticamente eletti delle proprie prerogative di controllo per conto dei cittadini, anche su questioni fondamentali come la riservatezza e la protezione dell’ambiente. In più, il Tisa prevedrebbe anche limitazioni sugli standard di trasparenza che gli enti pubblici potranno imporre alle aziende che operano sul proprio territorio.

Un altro aspetto controverso di questi trattati è l’impossibilità, per i governi nazionali, di ostacolare le manovre delle multinazionali, anche quando contrarie alle proprie leggi. Per esempio, nelle trattative per il Tisa, si impone ai governi di “non favorire i servizi locali rispetto a quelli forniti dalle multinazionali straniere”, quando si tratta di appalti e gare pubbliche. Secondo il Movimento 5 Stelle, il Trattato dei servizi sarebbe fortemente supportato dalle multinazionali, che starebbero cercando di estendere la propria influenza sui governi nazionali. Un esempio sarebbe la CSI, Coalition of Services Industries, la più potente lobby americana del settore che ha tra i propri membri JP Morgan Chase, 21st Century Fox, Mastercard, Microsoft, eBay Inc., Visa International, IBM, HP, Google, The Walt Disney Company e tante altre aziende.

La segretezza di questi accordi commerciali, che già dai nomi sembrano voler confondere volutamente i cittadini, non è più sostenibile. Le scelte che i governanti stanno prendendo senza tener conto dell’opinione di milioni di persone mina alle fondamenta le regole basilari della democrazia. Le persone più attente stanno cominciando a svegliarsi e a protestare in tutto il mondo.

(Foto: mintpressnews.com)

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