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Trasporto ferroviario in Italia: le 10 peggiori stazioni secondo Legambiente

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trasporto ferroviario

Ecco le peggiori dieci stazioni di trasporto ferroviario in Italia. La drammatica situazione illustrata da Legambiente nel suo rapporto annuale Pendolaria

Il 17 gennaio prossimo, Legambiente presenterà il suo rapporto annuale “Pendolaria”, in cui si illustrerà la situazione del trasporto ferroviario pendolare italiano. I presupposti sono tutt’altro che incoraggianti.

Scopriamo insieme perché.

Trasporto ferroviario: una situazione in continuo declino

Mercoledì 17 gennaio, a Roma, Legambiente farà il punto sulla situazione sul trasporto ferroviario italiano. Il settore presenta una situazione paradossale dove, al fianco di convogli fatiscenti e affollati in cui i pendolari fanno fatica a usufruire dei servizi minimi, si inserisce un’altra Italia, fatta di Alta Velocità, treni nuovi e aumento di offerta delle corse giornaliere.

Pendolaria: il perché di un rapporto sul trasporto ferroviario in Italia

Il report Pendolaria di Legambiente si è reso necessario per aiutare a dipingere un paradigma italiano in cui sempre più persone sono costrette a rinunciare al trasporto ferrato per recarsi a lavoro o a scuola. È il caso di linee in cui i treni sono sempre più vecchi, in cui si accumulano guasti, ritardi, cancellazioni e dove non si vedono assolutamente segnali di speranza. Giornalmente, i pendolari italiani che prendono i treni sono quasi 3 milioni. Concretamente, però, quelli che usufruiscono del servizio migliore (Alta Velocità) sono solo 170mila.

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Le peggiori 10 stazioni italiane

Ogni anno, Legambiente lancia la campagna Pendolaria, effettuando una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario pendolare in Italia. Nel dossier, vengono messi in evidenza numeri e storie provenienti da diverse parti del Paese. Questo perché, purtroppo, in alcune zone la situazione negli ultimi anni è peggiorata drasticamente. E non accenna a migliorare.

La prima cosa da dire è che il contesto è piuttosto articolato. Esistono differenze tra le regioni, che riguardano il numero dei convogli in circolazione, lo stato dei treni e l’entità dei tagli effettuati negli ultimi anni. D’altra parte, esistono altre aree in cui il parco treni circolante è stato rimpolpato con nuovi mezzi, determinando un netto miglioramento. Oggi, vogliamo guardare a quell’Italia che soffre di più per spostarsi quotidianamente, nonostante il rincaro dei prezzi degli ultimi anni.

Ecco allora le 10 stazioni italiane in cui la situazione è peggiore.

Roma-Lido

La linea Roma-Ostia Lido si conferma, anche per il 2017, tra le peggiori d’Italia, a causa dei continui disagi, interruzioni di servizio e anzianità dei treni. Si tratta di un bacino d’utenza enorme, che registra un afflusso giornaliero di 55mila tra studenti e lavoratori. L’età media dei convogli a disposizione sfiora i 20 anni e le corse effettuate nel 2016 sono state un -7,2% rispetto a quelle programmate. I pendolari assistono a continui guasti e problemi tecnici, senza adeguate informazioni sulla circolazione del trasporto ferroviario.

Secondo Legambiente Lazio, le biglietterie sono presenti solo nel 21,4% dei casi. Nel 78,6% delle volte non vi è la presenza di personale ferroviario, o si tratta di un servizio saltuario. Le speranze di un cambiamento sono ridotte al lumicino, malgrado sia stato annunciato un accordo tra la Regione Lazio e il Governo che dovrebbe portare allo stanziamento di 180 milioni di euro. Pessima anche la situazione delle linee metropolitane.

Circumvesuviana

Un’altra situazione negativa è quella rappresentata dall’ex Ferrovia Circumvesuviana in Campania. Si tratta di una linea che collega un’area metropolitana di circa 2 milioni di abitanti e che si estende per circa 142 km. I treni soppressi sono aumentati incredibilmente (si parla di 4.252 treni) e anche i ritardi. Eppure, rispetto al 2015, le risorse finanziarie disponibili sono risultate maggiori. Uno dei tratti ridotti peggio è la linea Napoli-Nola-Baiano, caratterizzata da continui ritardi, scioperi dei macchinisti e guasti al materiale rotabile. Si aggiungono anche atti vandalici, aggressioni, incidenti o principi di incendi.

Fino al 2003 la Circumvesuviana assicurava più di 500 corse al giorno, oggi i numeri sono dimezzati. Allo stato attuale, salvo guasti, viaggiano 56 treni, ma ne occorrerebbero almeno 70 per garantire un servizio dignitoso ai pendolari. Rispetto al 2012, i passeggeri giornalieri sono diminuiti del 22%. Un crollo, specchio della crisi in cui versa l’azienda.

Sembra però che ci sia almeno una buona notizia: nuovi treni in arrivo. Entro il 2018 dovrebbero essere consegnati 12 convogli.

Reggio Calabria-Taranto

Si tratta di una linea che versa in situazioni di penoso abbandono. Nonostante la ferrovia Jonica colleghi tre regioni, negli ultimi anni ha visto un peggioramento drastico del trasporto ferroviario. Si parla di 6 collegamenti giornalieri, con il treno più veloce che impiega 6 ore e 15 minuti, con tre cambi. Una linea che ha continuato a subire negli anni continui tagli al servizio e cancellazioni. Non ci sono idee di rilancio. Per quanto riguarda la tratta Crotone-Sibari, invece, si parla di un raddoppio della linea, attualmente a binario unico.

Verona-Rovigo

Sulla linea Verona-Rovigo, il servizio passeggeri è a binario unico se non per due piccoli tratti. La linea vede 12 coppie di treni transitare ogni giorno. I problemi sono sempre gli stessi: poche corse, mezzi vecchi, stazioni abbandonate. Il servizio è peggiorato: basti pensare che il treno più veloce, 15 anni fa, impiegava 16 minuti in meno di oggi.

Il costo del biglietto a fronte di un servizio così inefficace è esorbitante: 2,55€ per 13km e le numerose stazioni della tratta ferroviaria versano in una situazione di degrado. In positivo vanno segnalati gli impegni assunti dalla Regione sulla tratta, che però non vedranno frutti prima del 2019.

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Brescia-Casalmaggiore-Parma

Una delle tratte pendolari più in difficoltà in Lombardia è la Brescia-Casalmaggiore-Parma che vede 92 km, percorsi a 46 km/h di media. Ormai, da diversi anni, la linea versa in stato di abbandono ed è interessata da gravi guasti che possono mettere a repentaglio la salute e la sicurezza dei pendolari. Il materiale rotabile ha un’età media superiore ai 30 anni.

Agrigento-Palermo

Stando a quanto emerge dal dossier, i pendolari siciliani rimangono tra i più bistrattati d’Italia. Per fare un esempio, ogni giorno le corse dei treni regionali in tutta la Sicilia sono 429. In Lombardia sono 2.300, una differenza di 5,3 volte, con una popolazione che è ‘solo’ il doppio. Si continuano a denunciare ritardi, soppressioni e sovraffollamento. Un afflusso di gente che è aumentato drammaticamente da quando sulla parallela S.S.121 sono iniziati i lavori di raddoppio stradale.

Settimo Torinese-Pont Canavese

Anche su questa linea si registrano disagi. Il servizio è svolto a cadenza oraria fino a Rivarolo, mentre il proseguimento verso Pont Canavese quasi sempre viene effettuato con autobus sostitutivi. I convogli hanno un’età media che sfiora i 30 anni e in molti casi le corse sono composte da una sola carrozza.

Campobasso-Roma

La Campobasso-Roma ha subito negli ultimi anni un graduale peggioramento. I treni sono pochi, ci sono tratti a un unico binario non elettrificato che causa lentezza e inadeguatezza del servizio. Sussiste poi un problema di concorrenza con il trasporto su gomma che non solo non riesce a coprire la domanda ma va a penalizzare il trasporto ferroviario poiché le fasce orarie delle due tipologie di trasporto in molti casi coincidono.




Genova-Savona-Ventimiglia

Il problema più grosso, qui, è che il materiale rotabile non risulta in grado di soddisfare le richieste dei pendolari e dei turisti. Le carrozze sono infatti vecchie, con sistema di riscaldamento spesso guasto. Il “Comitato utenti Trenitalia del Ponente” ha iniziato a raccogliere le informazioni in un dossier destinato alla direzione regionale ed in cui sono elencate tutte le situazioni di treni in ritardo.

Bari-Corato-Barletta

Questa linea è diventata tristemente famosa il 12 luglio 2016 quando uno scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato, ha causato la morte di 23 persone e oltre 50 feriti. A seguito dell’evento, la linea è stata chiusa, e sono partiti i lavori per il raddoppio della tratta di 10 km. Ora è attivo un servizio sostitutivo di autobus. La stazione cittadina di Corato rimane isolata e inutilizzabile. Una soluzione definitiva dei problemi della tratta sembra ancora lontana.

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