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Sblocca Italia, docenti scrivono al Governo: “invece di trivellare investite sulle rinnovabili”

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Il decreto sblocca Italia continua a far parlare di sé. Dopo le prime polemiche suscitate qualche mese fa dalle dichiarazioni rilasciate da Renzi sullo sfruttamento delle risorse petrolifere italiane, e le ultime, inerenti invece le concessioni indirette ai gestori degli inceneritori, in questi giorni un gruppo di professori di Bologna ha deciso di scrivere al Governo, perché intervenga cambiando il decreto.

In sintesi, le richieste riguardano la necessità di modificare tutte quelle norme che consentono la libera ricerca di idrocarburi, in favore di una transizione completa alle fonti green.

Per questo, i professori, tutti specialisti di settori vicini alla green Energy, hanno deciso di scrivere al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti una lettera aperta nella quale criticano la politica energetica del Governo. Fornendo al tempo stesso delle proposte alternative.

Nella lettera, così come anche in un appello rivolto a colleghi e liberi cittadini, i docenti hanno spiegato che “definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale”. Nel farlo, hanno previsto alcuni punti essenziali, dai quali non si può prescindere:

  • ridurre il consumo eccessivo e non razionale di energia, attraverso l’aumento dell’efficienza energetica e la creazione di una cultura della parsimonia;
  • la fine dell’era dei combustibili fossili, per ridurre l’impatto sull’ambiente e la dipendenza energetica italiana (ne importiamo il 90% del fabbisogno);
  • promuovere l’uso di fonti energetiche alternative abbondanti, inesauribili, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente;
  • le fonti possibili si riducono quindi a energia nucleare e rinnovabili, ma visto che il nucleare non ha i requisiti elencati nel punto 3, è essenziale puntare soprattutto sull’energia pulita proveniente da sole e vento;
  • le energie rinnovabili costituiscono il 40% dell’energia in Italia. Per ottenere il restante 60% basterebbe coprire con pannelli fotovoltaici lo 0,5% del territorio, molto meno dei 2000 km2 occupati dai tetti dei 700.000 capannoni industriali e dalle loro pertinenze;
  • rendersi conto che la transizione dai combustibili fossili e dal nucleare alle energie rinnovabili sta già avvenendo, sia pure con tempi diversi, in tutti i paesi del mondo.

L’Italia, spiegano gli esperti nel loro appello, “ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera. Quindi l’Italia […] ha un’occasione straordinaria per trarre enorme vantaggio dalla transizione energetica in atto, uscendo dalla drammatica crisi economica in cui si è avvitata”.

Gli articoli del decreto Sblocca Italia attaccati dai professori sono soprattutto quelli che vanno dal 36 al 38. La legge, così concepita, “oltre a promuovere la creazione di grandi infrastrutture per permettere il transito e l’accumulo di gas proveniente dall’estero, facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione  di petrolio e gas in tutto il territorio nazionale: in particolare, in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, in zone fragili e preziose come la laguna veneta e il delta del Po e lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia”.

Una strategia del tutto ingiustificata, visto che il “mare di petrolio” di cui si parla, secondo la BP Statistical Review del giugno 2014, ammonta a 290 Mtep. Considerato che il nostro consumo annuale di energia primaria ammonta a 159 Mtep, queste famose risorse corrisponderebbero al consumo di meno di due anni. Spalmate su 20 anni, andrebbero a coprire solo il 9% del fabbisogno, creando molti più danni dei benefici effettivi che se ne potrebbero ricavare.

Così, concludono i docenti: “L’unica via percorribile per stimolare una reale innovazione nelle aziende, sostenere l’economia e l’occupazione, diminuire l’inquinamento, evitare futuri aumenti del costo dell’energia,  ridurre la dipendenza energetica dell’Italia da altri paesi, ottemperare alle direttive europee concernenti la produzione di gas serra e custodire l’incalcolabile valore paesaggistico delle nostre terre e dei nostri mari consiste nella rinuncia definitiva ad estrarre le nostre esigue riserve di combustibili fossili e in un intenso impegno verso efficienza, risparmio energetico, sviluppo delle energie rinnovabili e della green economy”.

Per saperne di più o per firmare l’appello, potete andare a questo link: http://www.energiaperlitalia.it/appello/

(Foto: wonderfulengineering)

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