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Rio +20: principali questioni e soluzioni

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Da domani Rio de Janeiro ospita la conferenza dell’Onu sullo sviluppo sostenibile. La manifestazione stabilirà se la “green economy” sia la via giusta per strappare alla povertà oltre 1 miliardo di persone, ma senza esaurire le già limitate risorse del pianeta. Iniziamo a vedere le principale questioni che verranno prese in esame e possibili soluzioni.

CIBO
Il problema. Nel mondo si produce cibo per 9-10 miliardi di persone, ma 1 miliardo soffre la fame perché è troppo povero per comprare gli alimenti. Buona parte dei prodotti agricoli serve per nutrire gli animali e per i biocarburanti, circa un terzo di quello destinato all’alimentazione umana va sprecato. Il sistema agricolo industriale, che dipende sempre più da fertilizzanti e pesticidi, emette il 12 per cento dei gas serra, e consuma il 70 per cento dell’acqua dolce.
L’idea. In molti paesi in via di sviluppo le pratiche agroecologiche (rispettose del suolo e della biodiversità) si sono rivelate molto più efficienti dell’agricoltura su larga scala. “Con più sostegno politico e finanziario sarebbe possibile sviluppare queste pratiche aumentando la sicurezza alimentare nei paesi più a rischio” propone Pablo Eyzaguirre, di Bioversity international. “Così ci sarebbero anche vantaggi in termini di riduzione delle emissioni serra e del risparmio di acqua ed energia”.

FORESTE
Il problema. Tra il 2000 e il 2010 il mondo ha perso circa 13 milioni di ettari di foreste pluviali all’anno. Le cause sono soprattutto produzione di legname, conversione delle aree a pascolo, estensione delle coltivazioni, ampliamento delle città, attività minerarie. L’eccessivo sfruttamento delle foreste contribuisce per un sesto alle emissioni globali di CO2. Se venissero correttamente utilizzate, invece potrebbero assorbire fino al 10 per cento dei gas serra.
L’idea. Il Forest stewardship council (Fsc) da quasi 20 anni emette certificati che attestano la gestione responsabile delle risorse forestali da parte delle aziende che producono o utilizzano legname. Il sistema riguarda soltanto il 4 per cento del totale. C’è spazio per crescere, dicono Fsc e Greenpeace. I migliori guardiani delle foreste, però, sono le stesse comunità locali: riconoscendo loro il diritto sulla terra migliora la conservazione della foresta e la sua capacità di catturare gas serra.

ENERGIA
Il problema. Una persona su cinque oggi non ha accesso all’elettricità. Tre miliardi di esseri umani dipendono da legno, carbone o escrementi animali per cucinare e riscaldarsi. E il settore energetico causa il 60 per cento dei gas serra. L’Ocse stima che nel 2050 la domanda mondiale di energia sarà quasi il doppio dell’attuale e, se non si punta su fonti alternative, circa l’85 per cento del fabbisogno sarà coperto da combustibili fossili: in quel caso i gas serra aumenteranno del 50 per cento.
L’idea. “Per garantire l’accesso globale all’elettricità senza soffocare la Terra si deve ridurre l’intensità energetica del 2-3 per cento all’anno” dice Måns Nilsson, dello Stockholm environment institute. “È possibile: il prezzo dell’energia eolica per kilowattora è già pari a quello del carbone ed è più conveniente del nucleare”. Andrebbero trasferiti alle rinnovabili i 450 miliardi di dollari annui spesi dai governi per sussidiare le fonti fossili. E puntare sulle reti energetiche intelligenti.

OCEANI
Il problema. Dal mare arriva il 15 per cento delle proteine consumate nel mondo, ma metà delle riserve ittiche sono esaurite e il 25 per cento è troppo sfruttato. L’inquinamento minaccia gli oceani: gli scienziati stimano che nel solo Mediterraneo galleggino 250 miliardi di pezzi di plastica, destinati a finire nella catena alimentare dei pesci (e dell’uomo). Il dissolvimento di elevate quantità di anidride carbonica nell’acqua uccide i coralli e può avere effetti devastanti sull’ecosistema.
L’idea. L’organizzazione Seas at risk chiede un piano globale contro la «spazzatura del mare» e ipotizza un sistema di tasse e incentivi per scoraggiare gli imballaggi inquinanti. Contro il saccheggio degli oceani, l’obiettivo è arrivare alla salvaguardia di un terzo di essi, estendendo le aree protette e riducendo le quote di pesca. Questo consentirebbe il ripopolamento e, nei calcoli della New economics foundation, oltre 3 miliardi di euro di guadagni nella sola Unione Europea.

 

Noi ci auguriamo che questa conferenza possa essere un inizio promettente per dei cambiamenti significativi. Tanto se ne è parlato di Rio +20 tante le polemiche ma ci auguriamo che non rimanga una conferenza fine a se stessa. Vi ricordate della bambina che zittì il mondo per 6 minuti parlando alla conferenza dell’ONU, parliamo ormai di 20 anni fa, era il 1992 e sempre a Rio de Janeiro. Sempre problemi ambientali, alimentari e oggi più che mai drammaticamente esistenti. Per il bene di tutti ci auguriamo che possa esserci una svolta.

 

Agnese Tondelli

 

Fonte”panorama”