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Renzi punta tutto sugli inceneritori e chiede 12 nuovi impianti: ecco dove saranno costruiti

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Il governo Renzi ha da sempre dimostrato la propria pervicace predilezione per gli inceneritori: una preferenza (dannosa) che non ha mai nascosto. L’azione politica dell’esecutivo piddino, infatti, è sempre stata volta a pochi, semplici diktat: realizzare gli impianti già previsti ma bloccati dai “comitatini”; mandare a pieno regime gli inceneritori già esistenti (ma sovradimensionati), grazie allo spostamento della spazzatura da Nord a Sud.

Qualcuno ricorderà che ne abbiamo parlato circa un anno fa, quando il decreto Sblocca Italia prevedeva già l’implementazione di questa “strategia”, che potrebbe minare alle fondamenta la sostenibilità economica di strumenti più puliti e meno dannosi come la raccolta differenziata. Oltre che danneggiare l’ambiente e la salute delle popolazioni che vi abiteranno intorno.

Oggi, il governo Renzi dà definitiva attuazione del proprio piano: 12 nuovi inceneritori in 10 diverse Regioni italiane e in più l’ampliamento dell’impianto già esistente in Sardegna. A darne notizia è il Sole 24 Ore che riporta anche il testo completo del Decreto.

La lista è presto detta: saranno coinvolti Abruzzo, Campania, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. Ogni anno, in tutti questi territori, dovranno essere bruciate 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti in più, per un fabbisogno totale di 12 nuovi inceneritori. Rispetto alla quota del 2014, si tratta di un aumento del 37%. In Sardegna, invece, bisognerà intervenire con un supplemento di 70mila tonnellate l’anno, che sarà ottenuto attraverso interventi sulle linee già esistenti. L’indirizzo dell’esecutivo è molto preciso: le 10 regioni coinvolte dovranno fare la propria parte affinché sia soddisfatto “il fabbisogno residuo nazionale”, come si legge nel testo del Decreto.

Il testo del provvedimento, che mette nero su bianco il diktat del Ministero dell’Ambiente, è stato già inviato alle Regioni interessate: una versione che, secondo quanto riporta Il Sole, avrebbe già scatenato accese proteste da parte degli enti locali. La tabella in cui sono indicate le aree territoriali, infatti, sarebbe una novità dell’ultima ora, non discussa con i diretti interessati. Come riporta il Fatto Quotidiano, nemmeno i governatori piddini sono d’accordo col piano renziano: un secco no è arrivato dalle giunte di Campania, Piemonte, Marche, Toscana, Umbria. Così come sarebbero contrarie il Veneto del leghista Zaia e la Sicilia di Crocetta.



Il governo Renzi ha chiesto un contributo particolarmente gravoso alla Campania, dove dovrà essere realizzato un impianto da 300mila tonnellate annue; alla Puglia, con un inceneritore da 250 mila ton/a, e alle Marche, con un impianto da 200mila. Discorso simile anche per la Toscana, a cui è stato richiesto uno smaltimento aggiuntivo da 300mila tonnellate da suddividere in due impianti. Alle altre regioni sono chiesti contributi relativamente minori: 150mila ton in Liguria e Veneto; 140mila in Piemonte e Umbria; 100mila in Abruzzo. A questi vanno ad aggiungersi i due nuovi inceneritori siciliani e i 6 già approvati dalle Regioni, ma ancora non entrati in esercizio: anche su quest’ultimo punto, le frizioni con il governo non mancano. È il caso, ad esempio,  degli impianti di Vercelli, in Piemonte, e di Ca’ del Bue in provincia di Verona: entrambi eliminati dai calcoli delle regioni, ma che potrebbero comunque vedere la luce a causa del computo finale del governo.

Insomma, sull’esatta distribuzione dell’immondizia nazionale c’è ancora qualcosa da dire. Quello che è certo, però, è che il governo Renzi ha la marcia ingranata in direzione di questi impianti inquinanti, anche se non vedranno la luce prima del 2020.

Oltre a essere un rischio concreto per la tutela dell’ambiente e la salute delle persone, gli inceneritori sono una scelta assurda anche dal punto di vista economico: un ciclo di smaltimento pulito e basato sul riciclo potrebbe occupare molto più personale (come ricorda il Fatto Quotidiano); in più, il costo stimato per l’incenerimento è di circa 220 euro a tonnellata (costo comprensivo degli incentivi energetici in bolletta), mentre la differenziata costa mediamente ai comuni circa 198 €/ton. Il 25% della spazzatura bruciata, infine, deve ulteriormente essere smaltito come rifiuto speciale, con ulteriore aggravio per le casse pubbliche.

(Foto: www.landscape-photo.net)