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Quando il referendum non conta

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Gli ultimi giorni di aprile sono stati contrassegnati da una situazione estremamente grave e da denunciare, che riguarda la privatizzazione dei servizi idrici in Trentino. Riportiamo qui la testimonianza diretta di cittadini che si impegnano nel territorio per far si che gli elementari diritti democratici vengano difesi contro le angherie dei soliti noti, dei più forti e delle multinazionali. Le istituzioni locali si difendono dietro la scusa della mancanza di fondi e di requisiti economici per poter mantenere i servizi ad un certo livello, ma in realtà ancora una volta, si profila la vittoria di meri interessi economici privatistici a discapito del pubblico.Con una discussione unidirezionale che non ha tenuto conto di nessuno dei forti interrogativi portati dalla società civile all’attenzione dei propri rappresentanti, l’Ordine del Giorno proposto dai consiglieri Francesco Porta (Prc) e Lucia Coppola (Verdi) concernente la costituzione di un ente di diritto pubblico per gestire l’acqua di Trento, è stato cassato con oltre 40 no e solo 3 voti favorevoli, oltre che 4 astenuti.Il confronto acceso si è subito nascosto dietro al paravento delle rimostranze dei cittadini presenti, cassandoli come offensivi e facinorosi, e non è mai andato realmente sul punto: perchè non è stata presa in considerazione l’azienda speciale – decisamente più in linea con l’esito del referendum acqua bene comune di giugno – come modalità di gestione del servizio idirco? Perchè dobbiamo pagare 42 milioni di euro a Dolomiti Reti, alla luce del bilancio consuntivo presentato da Dolomiti Energia qualche settimana fa, che parla di un “buco” proprio di 42 milioni di euro? Perchè dinnanzi all’elaborata ed esaustiva presentazione dei consiglieri Coppola e Porta, nessun consigliere ha parlato di connivenza delle multinazionali che anche noi stiamo utilizzando come referenti, con i conflitti umanitari presenti nel mondo (leggasi Enel, ad esempio)? Perchè, parlando di acqua, non abbiamo sentito citare mai di partecipazione cittadina, difesa ambientale, risparmio idrico, scarsità idrica, protezione dei ghiacciai, rispetto del voto referendario, difesa dell’acqua come bene comune e non merce?

Con indignazione i cittadini presenti hanno dovuto subire le offese del consigliere Manuali che ha parlato del referendum come di “un grave errore” (evidentemente il voto di 27 milioni di persone non è per lui prova sufficiente), del consigliere Merler che ha asserito che l’acqua non c’entra nulla con l’ambiente, di altri che hanno fatto esternazioni del tipo: “per colpa del referendum dobbiamo pagare 42 milioni”,evidenziando in ogni caso una mancanza di visione prospettica e di difesa del bene acqua come bene pubblico, ciò che è stato deciso appunto dal referendum. Passaggi che pensavamo aver superato con la campagna referendaria, quando per mesi abbiamo sentito l’ex ministro Fitto – fra gli altri – dire che l’acqua sarebbe rimasta pubblica, è la gestione che veniva sarebbe stata privatizzata, ci sono stati di nuovo riproposti: giovedì abbiamo dovuto riascoltare frasi simili, a cui già 27 milioni di cittadini hanno dimostrato di non credere perchè basati sulla distorsione demagogica e falsa della realtà.

Non per ultimo, il Sindaco Andreatta che da una parte ha detto di essere “in sintonia con i comitati”, dall’altra “che l’Spa è a tutti gli effetti un ente di diritto pubblico”. In barba al codice civile. Cosa che ha provocato la reazione forte di uno di noi, espulso dall’aula. Ci hanno intimiditi minacciandoci di denuncia. Ci hanno strappato la bandiera “Il mio voto va rispettato”. Non ci hanno mai voluti incontrare – mercoledì era stata indetta l’assemblea cittadina con la presenza di Alex Zanotelli e Marco Bersani, non si è presentato nessuno, neppure l’assessore all’ambiente Pacher che non aveva nemmeno la scusa della riunione  giunta comunale.

 Giudichiamo con estrema severità questo modo di operare, che fa parte di un vecchio modo di fare politica, che non riesce a guardare più in là del proprio tempo istituzionale nemmeno quando si tratta di beni fondamentali per la vita come l’acqua.

La costituzione di una Società per Azioni In House è una forma di privatizzazione che minaccia la nostra cultura dell’acqua, le tante gestioni dirette che decine di comuni portano avanti con onore, tariffe basse e attenzione agli sprechi, ci espone ancora una volta a rischi gravissimi e non ci dà alcuna sicurezza che fra qualche tempo la nostra acqua non finisca di nuovo in mani di multinazionali ben più aggressive di quelle che fino ad ora abbiamo conosciuto. Sta succedendo in tutto il Nord Italia, con la fusione di Iren, A2A ed Hera per la creazione di una grande multiutility che deve risollevarsi da indebitamenti enormi solo con l’escamotage di farli pagare al comparto pubblico.

Noi pensavamo che il Trentino potesse estraniarsi da logiche finanziarie deleterie, grazie anche e soprattutto alla sua autonomia. Ma ci siamo sbagliati. E, come ha detto Padre Alex Zanotelli, “Verremo maledetti dai nostri nipoti”.

 

Gino Favola

Tratto da YAKU.EU


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