Home Green Economy Progetto “RAEE in carcere”

Progetto “RAEE in carcere”

255
0
CONDIVIDI

La sigla RAEE sta per ‘rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. I RAEE costituiscono un enorme problema per l’ambiente, poiché contengono sostanze tossiche e non biodegradabili, che li rendono inadatti alle discariche e ai termovalorizzatori (quelli che popolarmente vengono chiamati inceneritori). Sono rifiuti composti anche da vetro e metalli come rame, ferro, acciaio, alluminio, argento, oro, piombo, mercurio, peraltro tutti assolutamente recuperabili. Un progetto interessante che coinvolge il riciclo dei RAEE e l’integrazione sociale si chiama “Raee in carcere“.

Internet e l’attenzione all’ambiente sono divenuti per alcuni detenuti una possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro e soprattutto nella società civile. Questo grazie al progetto RAEE in Carcere, iniziato nel 2009, finanziato dalla Regione Emilia Romagna con il Fondo Sociale Europeo all’interno dell’iniziativa comunitaria “Equal Pegaso”. Attraverso la collaborazione tra soggetti pubblici e privati, undici persone svantaggiate in esecuzione penale sono state impiegate nello smontaggio dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) nei laboratori gestiti dalle cooperative sociali Gulliver, IT2 e Il Germoglio, rispettivamente a Forlì, Bologna e Ferrara. Da questa esperienza è nata l’iniziativa per il web che ha trovato il supporto della Regione Emilia Romagna e il sostegno anche finanziario del Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria di Bologna, del consorzio per la gestione dei RAEE Ecolight e di Hera spa.

In occasione di “Fare i conti con l’ambiente”, la fiera che per tre giorni (dal 26 al 29 settembre scorso) ha trasformato il centro storico di Ravenna nel luogo d’incontro delle eccellenze del settore “green”, è stato presentato il nuovo sito www.raeeincarcere.org. Non solamente un portale per far conoscere le attività del progetto, ma soprattutto un’occasione di reinserimento sociale sia per alcuni detenuti nelle carceri di Bologna, Ferrara e Forlì, sia per condannati in misura alternativa negli stessi territori. In questa fase iniziale il ruolo di webmaster è stato affidato a due persone che eseguono le pene fuori dal carcere.

Le agenzie di formazione Techne Forlì – Cesena e Cefal Bologna curano la formazione dei detenuti che si occupano della gestione dei contenuti del sito, offrendo gratuitamente anche i supporti informatici. «In prospettiva, ci proponiamo di coinvolgere tre persone in esecuzione penale, una per ogni territorio, non solo per il mero aggiornamento del sito, ma motivandoli in un ruolo di responsabilità nel diffondere il valore del progetto e nel proporre nuove iniziative di comunicazione sociale», spiega Lia Benvenuti, direttore di Techne, agenzia cui è stato affidato il coordinamento del progetto.

Già, perché il progetto RAEE in carcere ha anche un forte valore ambientale. I RAEE sono considerati, infatti, come i rifiuti che nei prossimi anni cresceranno con un tasso maggiore rispetto alle altre tipologie di rifiuti e possono contenere pericolose sostanze inquinanti. Inoltre, da un loro corretto recupero è possibile ottenere importanti materie prime seconde.

«Alimentare il circuito delle informazioni sul corretto recupero dei rifiuti elettronici è fondamentale per riuscire a migliorare la qualità del nostro ambiente – spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE – e il portale permette di dare ulteriore visibilità al progetto in modo che si possa innescare un circuito virtuoso a tutti gli effetti».

 

Autore: Pierfrancesco Demilito 

Fonte www.mediapolitika.com

Articolo originale 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here