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Pesca a strascico in acque profonde: l’UE blocca il divieto

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Nessun accordo per la messa al bando della pesca a strascico in Europa. Il Parlamento ha votato una serie di misure per proteggere le acque dell’Atlantico Nord Orientale, ma, per una manciata di voti, non ha bloccato una delle tecniche di pesca più deleterie per l’ambiente marino.

Blocco per la proposta della graduale eliminazione dello strascico e delle reti da posta nelle acque profonde, ossia tra i 600 e 1.500 metri di profondità. La legge, presentata dai verdi, da una parte dei socialisti, tra cui la delegazione del Pd, e dalla sinistra unitaria che prevedeva di proibire questa pratica entro due anni dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento, è stata bocciata per un pugno di voti: 342 no, 326 sì e 19 astensioni.

La richiesta originaria, che era stata approvata dalla Commissione europea e votata con maggioranza schiacciante dalla commissione Ambiente del Parlamento europeo, è stata rifiutata dalla commissione Pesca dello stesso Parlamento Europeo.

Guido Milana, vicepresidente Pd della Commissione pesca del Parlamento Ue ha così commentato il voto: “Il Parlamento Ue ha perso un’occasione per difendere gli stock ittici, oggi ha vinto la lobby dell’industria”.

Secondo quanto si legge dalle agenzie stampa, sembra che contro l’abolizione della pesca in acque profonde, si siano schierati soprattutto Francia, Spagna e Portogallo, paesi di bandiera della flotta di 11 navi che “ara” il fondo del mare.

La notizia è stata accolta con profonda delusione dalle associazioni che si erano battute per questa delicata riforma, tra cui la coalizione Deep Sea Conservation Coalition, Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Oceana, Pew, Thetys e Wwf.

Matthew Gianni, consulente della Deep Sea Conservation Coalition e The Charitable Trusts, ha affermato: “Oggi è un giorno estremamente triste per gli ecosistemi marini profondi. Purtroppo, il Parlamento europeo, per pochi voti, non è riuscito a trovare un accordo per porre fine entro due anni, alla totale desertificazione dei mari ad opera di tecniche antieconomiche e non sostenibili. Nonostante questo fallimento, alcune misure approvate oggi dal Parlamento sarebbero in grado, se efficacemente attuate, di contribuire a limitare i danni a questi ecosistemi, così vulnerabili. Ma rimangono misure per ora insufficienti”.

Sono molte le voci che attestano l’impatto distruttivo della pesca di fondo, tra cui scienziati, organizzazioni per la conservazione marina  e piccoli pescatori; si stima, ad esempio, come i danni provocati ai fondali marini da un anno di pesca a strascico siano da 535 a 833 volte maggiore di quella con i palamiti. Coralli millenari e specie a lenta riproduzione sono pericolosamente minacciate da queste pratiche di pesca.

All’indomani delle votazioni effettuate in Parlamento Europeo, nascono tra le organizzazioni seri dubbi sulle reali intenzioni dell’Europa per quanto riguarda la diffusione di tecniche di pesca più sostenibili.

Rimane così in vigore il compromesso raggiunto dalla Commissione Pesca del Parlamento Europeo lo scorso 4 novembre, che prevede un tempo di 4 anni, prima che la Commissione possa presentare un rapporto di valutazione dell’impatto ambientale causato dalla pesca oltre i 600 metri.

Solo nel momento in cui verrà scoperto che “le specie ittiche sono sfruttate oltre i livelli di rendimento massimo sostenibile” Bruxelles potrà intervenire a riguardo.

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(Foto: Elsie Esq.)

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