Ondate di calore

“Ondate di calore mortali nel 2050, pericolo per l’uomo, colture e turismo”. Il rapporto di McKinsey parla chiaro

Uno studio pubblicato l’anno scorso avvertiva che le ondate di calore saranno sempre più intense e frequenti colpiranno il pianeta, Europa compresa. Questo porterà a sempre più decessi tra esseri umani e animali.

Il rapporto di McKinsey analizza uno scenario catastrofico se non si prenderanno le giuste misure contro i cambiamenti climatici. Secondo il rapporto la Terra verrà divisa in 6 zone climatiche.

Entro il 2050 da 700 milioni a 1,2 miliardi di persone, vivranno in zone a rischio di ondate di calori letali.

Lungo il Mediterraneo si prospetta un aumento progressivo di temperature e di umidità, con scarsità idrica. In altre zone del mondo entro il 2030 la situazione sarà già a rischio con 160-200 milioni di persone coinvolte, vedi ad esempio l’India.

La situazione nel Mediterraneo risulterà ingestibile anche dal punto di vista del lavoro futuro in campo agricolo, finanziario e assicurativo. Avremo quindi capitali che non potranno e non si vorrà investire nelle zone più a rischio, assicurazioni che si rifiuteranno in determinate zone e gravi problemi in ambito agricolo.

6 aree climatiche del rapporto “Climat Risk and response. Physical hazards and socioeconomic impacts

Secondo il rapporto le aree climatiche sono così divise:

Fascia dei paesi con ondate di calore mortale

  • India
  • Bangladesh
  • Nigeria
  • Pakistan
  • Paesi asiatici
  • Paesi africani come Eritrea, Senegal
  • Thailandia
  • Vietnam

Fascia dei paesi con aumento di calore e umidità ma non in modo letale

  • Etiopia
  • Indonesia
  • Filippine
  • Ecuador
  • Madagascar
  • Arabia Saudita
  • Somalia
  • Tanzania
  • Uruguay
  • Zambia

Fascia dei paesi con aumento di calore ma non di siccità

  • Colombia
  • Corea del Sud
  • Romania
  • Serbia
  • Venezuela
  • Zimbawe e altri paesi africani

Fascia di forte rischio di stress idrico e riduzione delle precipitazioni

  • Italia
  • Egitto
  • Iran
  • Messico
  • Turchia
  • Australia
  • Portogallo
  • Sud Africa
  • Spagna
  • Tunisia

Paesi meno colpiti dall’innalzamento delle temperature e da stress idrico

  • Francia
  • Germania
  • Regno Unito
  • Austria
  • Canada
  • Finlandia
  • Islanda
  • Bielorussia
  • Mongolia
  • Nuova Zelanda
  • Norvegia
  • Peru
  • Polonia
  • Svezia

L’ultima fascia comprende paesi con latitudini troppo ampie per appartenere a una fascia climatica unica, come Argentina, Brasile, Cina e Stati Uniti. In quest’ultimo paese, ad esempio, le zone del sud est non avranno scarsità idrica ma saranno estremamente umide, mentre la costa occidentale non avrà rischi di ondate di calore ma combatterà con la riduzione dell’acqua. In generale, il rapporto evidenzia come i paesi più a rischio siano quelli più poveri  come sempre a rimetterci rispetto a queste situazioni climatiche.

India: il caldo torrido oltre i 50° che ha già creato vittime

Proprio questo sta succedendo nel nord dell’ India, che è letteralmente in fiamme, con carenza d’acqua e gravi conseguenze sulla popolazione. Le temperature arrivano sopra di 50 gradi Celsius, ed è il periodo più secco degli ultimi 65 anni.

Per questa onda di calore anomala, che nel distretto di Churu a raggiunto anche i 51° gradi, ci sono stati già dei decessi. Il caldo anomalo è destinato a continuare anche negli stati del Rajasthan, del Maharashtra, del Madhya Pradesh, del Punjab, dell’Haryana e dell’Uttar Pradesh.

Queste temperature così alte possono portare la popolazione a sviluppare malattie e ad avere attacchi di ictus, indipendentemente dalla fascia di età. L’acqua scarseggia e i fiumi e laghi nella regione hanno iniziato a prosciugarsi, con relativa preoccupazione per la scarsità dell’acqua.

Le ondate di calore anomalo

Le ondate di calore non sono purtroppo solo un fenomeno di costume. Siamo ormai abituati a servizi in tv che ci ricordano, ogni anno, di non uscire nelle ore più calde e di bere tanta acqua. Purtroppo l’argomento è molto più serio di quanto sembri.

Le ondate di caldo che ci colpiscono con sempre maggiore intensità e frequenza sono frutto, spiegano gli scienziati, del riscaldamento globale. E hanno come conseguenza la morte di tante persone e la progressiva distruzione degli habitat di molti animali.

Trend drammaticamente in crescita se noi esseri umani – i primi responsabili – non facciamo nulla per invertire il processo.

ondate di calore

Lo studio: “Ondate di calore sempre più intense e frequenti”

Da qui al 2080, le morti provocate dalle ondate di calore potranno “aumentare drammaticamente”, nelle regioni tropicali e subtropicali. Non solo. I decessi incrementeranno anche in aree tradizionalmente meno calde come l’Europa e gli Stati Uniti.

Le conclusioni sono state pubblicate dal prestigioso giornale PLOS Medicine. E sono devastanti. Se non ridurremo le emissioni di gas serra, le ondate di caldo provocate dal climate change ci uccideranno, letteralmente.

Antonio Gasparrini, uno dei ricercatori principali ed esperto della London School of Hygiene & Tropical Medicine, avverte che la frequenza e l’intensità delle ondate di calore “molto probabilmente aumenteranno”.

Gli studiosi sono arrivati a queste conclusioni analizzando diversi modelli predittivi, che tengono in considerazione i livelli di gas serra nell’atmosfera, le strategie di adattamento e la densità della popolazione in 20 Paesi.

Le stime sono devastanti. Le Filippine potrebbero avere 12 volte più morti tra il 2031 e il 2080, a causa del caldo, rispetto al periodo 1971-2020. Incrementi significativi anche in Australia e Stati Uniti, dove i decessi aumenteranno di cinque volte. In Gran Bretagna di quattro volte.

Per i ricercatori, le stime sono leggermente più ottimiste nel caso in cui tutti i Paesi implementassero a pieno gli Accordi di Parigi sul Climate Change. In questo caso, il numero di decessi in Gran Bretagna sarebbe “solo” raddoppiato e non quadruplicato.

«La buona notizia – ha spiegato Gasparrini – è che se mitighiamo le emissioni di gas serra, le nostre proiezioni saranno molto migliori».

Leggi anche: “Il Climate Change non è una minaccia”: nuovo passo indietro di Donald Trump sul clima

L’ondata di calore che sta investendo l’Europa

Proprio nei giorni scorsi, una forte ondata di calore si è abbattuta su tutta Europa, facendo registrare temperature mai viste prima in queste regioni.

Il record è in Portogallo, dove si sono toccati i 45 gradi. A poca distanza la Spagna, che ha invece registrato massime di 44 gradi. Proprio nella penisola iberica, sono stati tre i decessi nel giro di pochi giorni. Incendi estesi sono divampati in tanti Paesi: brutale quello di Atene, nel quale sono morte circa 80 persone, con centinaia di feriti.

Le ondate di calore hanno colpito anche l’Europa del nord. In Svezia non piove da maggio. In Norvegia sono stati superati i 30 gradi: temperature mai viste prima. Le renne si stanno rifugiando nei tunnel delle autostrade, in cerca di refrigerio. Sopra il Circolo Polare Artico, registrate temperature di 15 gradi oltre la media.

Berlino sta letteralmente cambiando colore. Dal verde che circondava la capitale tedesca solo l’anno scorso, al marrone dei terreni spogli ed essiccati, come si può vedere a questo link:

Secondo gli esperti, ondate di calore simili sono state registrate in passato. Il problema è che diventano sempre più intense e frequenti. Spiega Friederike Otto, professoressa di Oxford:

«Il mondo sta diventando più caldo e ondate di calore come questa diventeranno sempre più frequenti. Quello che una volta era un caldo fuori dal comune sta diventando la norma; in certi casi lo è già diventato».

Le ondate di calore sono, oltre che più intense, anche più estese. A differenza del passato, sono diventato un vero e proprio fenomeno globale. Lo dimostrano queste due mappe pubblicate su Twitter dal meteorologo Simon Lee, che mettono a confronto le differenti ondate di calore che hanno colpito il pianeta nel 1976 e oggi nel 2018:

ondate di calore

Anche gli animali colpiti dalle ondate di calore

Un reportage di Independent, mostra come l’ondata di calore registrata in queste settimane, abbia messo a rischio anche molte specie animali in Gran Bretagna.

Particolarmente colpiti ricci e uccelli. Ma non solo. Come spiega il dottor Regan Early, biologo conservatorista dell’Università di Exeter:

«Il problema maggiore è che con le alte temperature arriva la siccità. Tassi e talpe vanno in difficoltà durante le ondate di calore. Quando fa caldo per molto tempo, lombrichi e larve si addentrano infatti nel terreno per restare all’umido: tassi e talpe fanno quindi più fatica a scavare per trovarli. I centri di recupero, poi, in tutto il Paese, hanno ricevuto un numero enorme di ricci disidratati: arrivano nei centri magrissimi, affamati e con un disperato bisogno d’acqua».

Molti problemi anche per gli anfibi, che vedono ridursi parte del proprio habitat. Le rane sono particolarmente a rischio.

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Gino Favola

Laureato in Scienze Politiche, da sempre sono stato appassionato dai temi della tutela dell'ambiente e della sostenibilità. Da sempre convinto che l'economia debba essere ricondotta sotto le leggi della società civile, mi sono interessato a letture come quelle di Tiziano Terzani, Simone Perotti, Michael Pollan. Mi occupo nello specifico della sezione " ecoreati" per dare uno strumento in più, una sentinella attiva nel territorio, che da voce a tutte le segnalazioni dei nostri lettori che condividono con noi la sensibilità per la difesa dell'ambiente e della natura.

Comments (2)

  • Situazione altamente reale che richiama tutti ad un severo cambio di stile di vita, riducendo drasticamente i consumi in campo energetico ed intervenendo affinchè anche e soprattutto la politica mondiale ponga in atto leggi in materia.

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