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Nasce il protocollo del vino naturale senza lieviti e additivi

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Vino naturale: 40 vignaioli italiani sottoscrivono la nuova carta d’intenti per difendere il prodotto da commistioni e promiscuità dettate dal mercato.

Qualche giorno fa, 40 vignaioli italiani hanno sottoscritto la nuova carta d’intenti sul vino naturale, un protocollo agronomico con cui attestare la propria adesione ai principi cardine della produzione vinicola biologica.

I vignaioli firmatari della carta si impegnano a produrre un vino:

  • ottenuto da uva coltivata secondo i principi dell’agricoltura biologica o biodinamica, raccolta manualmente;
  • derivato unicamente da fermentazioni spontanee;
  • con un contenuto in solforosa totale all’imbottigliamento di max 40 mg/l per tutti i vini, indipendentemente dal tenore di zuccheri residui;
  • senza alcun additivo o coadiuvante;
  • senza trattamenti fisici brutali e invasivi.

Il protocollo, come riporta Il Sole 24 Ore, è stato redatto da tre produttori abruzzesi, uno della Basilicata, uno della Calabria e un pugliese, due umbri, cinque campani e altrettanti dell’Emilia Romagna e del Piemonte, quattro vignaioli del Lazio, sei della Sicilia e sette toscani. Le adesioni stanno comunque continuando ad aumentare quotidianamente.

I firmatari del progetto collettivo aderiscono a uno studio universitario, “che eseguirà analisi chimiche e microbiologiche, alla ricerca nei vini di metaboliti e prodotti di degradazione di vari ceppi di lieviti, al fine di determinare uno standard che evidenzi l’uso di lieviti selezionati o di fermentazioni spontanee. Nell’immediato futuro si impegnano a sostenere e proporre tutte quelle iniziative finalizzate alla possibilità di riportare nell’etichetta  dei vini, la lista completa degli ingredienti.”

L’obiettivo è quello di raggiungere un numero considerevole di adesioni per difendere il prodotto da tutte quelle forme di commistioni e promiscuità dettate dal mercato.




Le regole presenti nella carta si ispirano alla filosofia di Jules Chauvet: enologo, viticoltore, chimico ed esperto di microbiologia delle fermentazioni alcoliche che, nella regione Beaujolais,  intorno agli anni ’70, ha fondato il movimento del vino naturale.

Secondo Chauvet solo le fermentazioni spontanee riescono a  esprimere le caratteristiche organolettiche dei territori e la loro varietà.

Il mercato del vino  italiano vale 9,5 miliardi di euro. Il comparto biologico è nettamente in crescita: l’Italia è in vetta alle classifiche mondiali per la produzione di vino naturale, al secondo posto per superficie coltivata in Europa. Il numero di vigneti biologici è in aumento (quasi l’11% di quella totale), mentre diminuisce la superficie di quelli convenzionali. In cima alla classifica delle regioni più sostenibili troviamo la Sicilia, dove  1 ettaro su 4 è bio; seguono poi Puglia e Toscana.

Questa carta d’intenti sul vino naturale che fornisce delle linee guida essenziali per definire un vino naturale è un’assoluta novità per la realtà italiana. Nel nostro Paese, fino ad oggi, nessuna associazione aveva fornito indicazioni precise, agronomiche e di vinificazione univoche nell’identificazione di un vino naturale.

(Foto: Phil Roeder)

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