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MUOS: le antenne della morte Usa che nessuno vuole levare dalla Sicilia

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“Come mai noi qui e loro dentro? – Tu sei venuto per lavorare o per fare domande? – E abbiamo continuato a lavorare”. Queste le parole di Salvatore Ferlito, ex militare a controllo delle antenne Muos a Niscemi e oggi malato di leucemia mieloide cronica.

Una situazione contraddittoria, che fa rabbia, ma di cui nessuno parla e che mette a rischio la vita dei cittadini siciliani.

Del Muos ne abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo che trovate a questo link. In breve, il Muos è una base militare americana, sistemata in mezzo a una riserva naturale a Niscemi, in Sicilia. Segreta, enorme e potenzialmente mortale. Lo sa bene Salvatore Ferlito che lì, sotto le antenne di quella stessa base americana è andato incontro a un destino spietato, a una malattia spietata.

Per capire meglio di che cosa fa parte il Muos, vi basti sapere che è un’arma strategica offensiva, inserita all’interno di un sistema simile di basi analoghe sparse in diversi continenti. In ogni base, è inserito un gruppo di satelliti geostazionari per la rilevazione, il controllo di droni e altre azioni offensive e di disturbo. Un sistema su cui l’Italia non ha alcun controllo.

Fortissime onde elettromagnetiche che hanno un impatto mortale su chi gli sta intorno e di cui nessuno vuole parlare. Nessuno, tranne gli attivisti che in questi giorni hanno avviato una serie di proteste, giungendo a uno degli ingressi dell’impianto satellitare Usa, dove hanno superato la prima recinzione in legno forzando il cordone delle forze dell’ordine e installandosi sulle antenne.

Le proteste riguardano soprattutto una gestione, da parte della regione, molto ambigua della base di Niscemi, come abbiamo più volte spiegato su Ambiente Bio.

In particolare, i manifestanti denunciano la posizione assunta dal governatore siciliano Rosario Crocetta che, dopo aver revocato la concessione per il Muos, firmata dal suo predecessore, ha ritirato il provvedimento alla vigilia del pronunciamento del Consiglio di giustizia amministrativa.

In queste ore è stata ristabilita la calma a Niscemi, dopo attimi di tensione e scontri, ma non è detto che la protesta finisca qui. Non deve finire qui, perché  è a repentaglio la vita dei cittadini siciliani.

Inquietante, infatti, è il racconto che Salvatore Ferlito, ex militare in servizio alla base e in congedo dal 2004, ha rilasciato a Il fatto quotidiano.

Secondo quanto si apprende dalle parole di Salvatore, lui e i suoi colleghi prestavano servizio proprio sotto le grandi antenne della base Muos. In dotazione non avevano alcuna protezione, se non l’elmetto, la divisa e il fucile.

Salvatore racconta che la gente che lo vedeva in giro in divisa gli chiedeva perché un presidio militare fosse lì. Alle loro risposte, la gente rimaneva sconcertata: non sapeva assolutamente dell’esistenza della base, pensavano tutti, infatti, che fossero dei ripetitori per la televisione.

Il compito dell’Operazione Domino, l’operazione di cui faceva parte Salvatore, era proprio quello di sorvegliare le antenne. Nonostante qualcuno li avesse avvertiti del pericolo, di non passare sotto le antenne e di non avvicinarsi, lui e i suoi colleghi non potevano fare altrimenti: del resto, il lavoro prevedeva proprio di piantonare le strutture.

Che c’era qualcosa che non andasse nella situazione, se n’erano accorti: durante il lavoro lui e gli altri uomini che controllavano le antenne avevano continui dolori alla testa, capogiri, gola secca. Anche il volo degli uccelli che entravano nel perimetro non era regolare, sembravano storditi, investiti probabilmente dalle fortissime onde.

Poi, la tragica scoperta: nel 2004 i medici riscontrano a Salvatore una forma di leucemia mieloide cronica. Esattamente dopo 2 anni di lavoro all’interno della base americana.

Tristi, ancora più tristi, le parole dell’ex militare: “Io ho prestato giuramento nel ’96, e ho prestato giuramento alla mia bandiera, alla mia patria e alle istituzioni…Abbandonato. Abbandonato dalle istituzioni come tutti gli altri militari che si sono ammalati”.

Delle Istituzioni che, oggi, non hanno ancora fatto niente per opporsi alle pressioni americane e fermare una situazione che mette a grave rischio la salute di tutti.

(Foto: Utente Flickr Marion Doss)

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