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Lo spreco intollerabile di cibo

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Ogni anno, in tutta Europa, vengono buttate 89 milioni di tonnellate di cibo. Circa 500000 mila esemplari di balenottera azzurra (l’animale più grande esistente oggi), per cercare di farsene un’idea figurativa. Uno spreco intollerabile, in generale e ancora più in un periodo di crisi come quello che tutti i paesi della Comunità Europea stanno più o meno attraversando. Questo sperperio, reso noto nel dettaglio dal Commissario europeo per l’Ambiente Janez Potocnik in occasione del Forum annuale della grande distribuzione, avviene durante tutte le fasi dell’intera catena di fornitura alimentare: dalla produzione agricola allo stoccaggio, dalla trasformazione alla distribuzione, dalla gestione al consumo (in cui ancora ci sono i picchi maggiori di spreco: colpa di tutti noi consumatori per primi quindi).

Un vero e proprio disastro economico, ambientale e chiaramente etico: basti pensare, oltre alla materia fisicamente “gettata”, anche a tutte le risorse necessarie a produrre questi“scarti”, partendo dalla coltivazione passando per il trasporto e fino ad arrivare alla conservazione. Come non citare, per esempio, le tonnellate di acqua (5-10) necessarie a produrre un singolo kg di carne di manzo, eventualmente buttata. Inoltre, giusto per non farci manca nulla, non dimentichiamo che ogni pezzo di cibo gettato diventa un rifiuto, raramente trasformato in compost e anzi spesso interrato o bruciato. Il che significa inquinamento (tramite produzione di metano, un gas serra 21 volte più potente della già impattante CO2) e a seguire riscaldamento globale.

Possiamo davvero permettere che tutto questo accada? Possiamo, anzi, permettercelo? Ricordiamocene, basta in fondo così poco, come spesso vi diciamo, per cambiare davvero le cose: come? Fermiamoci a riflettere insieme: anzitutto, controlliamo sempre le scadenze dei prodotti e cerchiamo di programmarne il consumo, acquistando solo quello che ci serve, e sempre in piccole quantità. Facile e a prova di spreco (questo ci permette anche di ottimizzare e risparmiare, ve lo assicuro). Adoriamo un alimento fresco e c’è l’offerta del secolo? Perfetto, solo non riempiamoci il frigo: congeliamo quello che sappiamo di non potere realisticamente consumare nel breve periodo. Nel caso questo non basti, usiamo sempre la testa e, perché no, la fantasia. Se abbiamo del pane (uno dei cibi più “sprecati”) immangiabile, ricordiamoci che non marcisce, ma si rafferma: in questo caso non è necessario buttarlo, può essere infatti macinato e usato per panature. Ancora, se abbiamo più alimenti che stanno per scadere, troviamo il modo di “assemblarli” in maniera creativa (con infinite variabili di torte salate, per esempio), potremmo addirittura inventare una nuova ricetta! Un’ultimo consiglio, mi permetto: se abbiamo cibo in scadenza o sovrabbondanza e non ci viene in mente nulla, esiste sempre la possibilità di offrirlo agli altri, riprendendo pratiche di buon vicinato che al giorno d’oggi sono spesso dimenticate oppure, quando e se possibile, aiutando chi ne ha bisogno nei centri di raccolta per bisognosi. Ricordiamocene.

Articolo originale e fonte : http://www.attentialluomo.it/pane-al-pane-o-al-rifiuto/

Autore : Federico Lombardi

 

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