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La rivoluzione contro gli OGM di cui nessuno ha parlato

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Colombia: rivoluzione contro le multinazionali degli OGM

Le multinazionali mettono in ginocchio gli agricoltori locali. Ma loro non ci stanno e si ribellano. Succede in Colombia.

Giorni fa, la Colombia ha firmato un trattato con l’America che di fatto metteva in ginocchio i piccoli agricoltori locali agevolando le grandi aziende produttrici di OGM. Nel Paese si è consumata una violenta protesta che i media hanno messo a tacere. Una vera e proprio rivoluzione, che il popolo ha scatenato contro lobby e poteri forti. Ecco cosa sta succedendo.

OGM: la rivoluzione degli agricoltori colombiani

Abbiamo più volte spiegato i meccanismi che portano multinazionali come la Monsanto a detenere il monopolio agricolo mondiale e di come le sementi e gli alimenti OGM non siano esattamente la soluzione migliore per soddisfare il fabbisogno alimentare del globo. Un arricchimento perpetrato ai danni dei più piccoli che, attraverso l’uso di concimi chimici, mette a rischio la salute dei consumatori.

Rimanendo in tema, oggi vogliamo raccontare ciò che nei giorni scorsi è successo in Colombia. Nel Paese sudamericano si sono consumati scontri e rivolte di cui nessuno, o meglio pochissimi, hanno parlato.

Sul Fatto Quotidiano di oggi, infatti, in controtendenza con le prime pagine dei diversi giornali italiani, si legge di una rivoluzione passata inosservata che ha inginocchiato un intero Paese. È la protesta portata avanti dagli agricoltori colombiani contro l’entrata in vigore del trattato di libero commercio con gli Stati Uniti.

Si legge sulle pagine del giornale:

Per una volta di troppo il governo di Juan Manuel Santos ha di fatto tagliato le gambe agli agricoltori locali favorendo le importazioni e privandoli di ogni aiuto statale. La città più “calda” è Bogotà – le proteste sono continue – ma tutta la Colombia è in tumulto. I produttori di caffè, di cacao, i camionisti e i piccoli minatori si sono uniti ai contadini nella protesta contro le politiche di un governo che – protestano – impedisce loro di sopravvivere”.

Secondo i piccoli agricoltori, il governo avrebbe firmato un accordo che privilegerebbe i soliti noti della grande produzione agricola mondiale. E parliamo di aziende come Monsanto, Dupont e Syngenta.

“Usate solo i semi delle multinazionali”: il diktat del governo

I tumulti hanno avuto inizio quando i funzionari dell’ICA (Istituto Colombiano Agropecuario), accompagnati dai poliziotti dell’Esmad (le squadre mobili anti-disturbi), hanno sequestrato 62 tonnellate di semi di riso a una ventina di contadini de Campoalegre. Sequestro effettuato al solo scopo di distruggere i prodotti.

Cosa ha portato al sequestro? Il governo ha approvato un trattato che prevede il divieto per gli agricoltori di usare i semi nativi locali. Sarebbero invece obbligati a comperare e piantare solo quelli “certificati”. Quelli cioè prodotti dalle multinazionali del settore.

Ogni anno, gli agricoltori colombiani conservano con cura la parte migliore del loro raccolto per la semina dell’anno successivo. La Resolucìon 9.70, invece, oltre a vietare di seminare sementi non certificate, proibisce agli agricoltori anche di conservare parte del raccolto per la semina. Non solo. I semi sono venduti al doppio o al triplo del loro prezzo e possono essere utilizzati una sola volta, per un solo raccolto.

Per i disertori, è prevista una multa fino a 10mila salari minimi e una condanna dai 4 agli 8 anni di reclusione. Le sementi e le coltivazioni ‘illegali’ vengono sequestrate e bruciate.

Finora le rivolte sono state sedate violentemente attraverso l’intervento delle forze militari colombiane.

Ma c’è un barlume di speranza. Dopo 18 giorni di scontri, il governo colombiano sembra aver congelato la legge e accettato una contrattazione con gli agricoltori. Si cerca una soluzione che non penalizzi i piccoli produttori.

Dal canto loro, gli agricoltori colombiani rimangono scettici. Si aspettano infatti la comparsa di qualche escamotage per favorire ancora le multinazionali OGM. Nel frattempo, infatti, i coltivatori stanno organizzando una serie di consulte popolari. L’obiettivo: annullare il trattato con gli Stati Uniti e trovare una soluzione che risollevi dalla povertà i contadini.

Ma di questo, quasi nessuno ha parlato.

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