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Alzheimer e inquinamento urbano: rischi anche per bambini di meno di 1 anno

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inquinamento urbano

Secondo gli esperti, i primi segni caratteristici dell’Alzheimer potrebbero presentarsi anche in bambini inferiori a 1 anno di età, in città interessate da un importante inquinamento urbano. Ecco perché

L’ inquinamento urbano porta con sé numerose problematiche. Si stima, infatti, che in Italia l’aria inquinata causi quasi 100mila morti premature all’anno. Ma, naturalmente, non è tutto.

Da anni, gli esperti indagano la correlazione tra inquinamento urbano e malattie. Dopo aver trovato una collegamento con le malattie cardiovascolari e l’aumento del rischio di autismo, sembra che adesso l’inquinamento urbano sia correlato anche con l’insorgenza dei primi sintomi dell’Alzheimer nei bambini piccoli.

Un team di ricercatori dell’Università del Montana ha pubblicato un nuovo studio a riguardo che lancia un forte appello: è necessario intervenire subito, per limitare i danni. Ecco cosa contiene la ricerca.

Inquinamento urbano e rischio Alzheimer: danni sempre più precoci

I risultati dello studio mostrano come si possano trovare tracce dell’Alzheimer nella prima infanzia, in città interessate da un importante inquinamento urbano. La progressione della malattia dipenderebbe dall’età, dalla predisposizione genetica e dall’esposizione alle polveri sottili.

Per condurre il loro studio, gli esperti hanno preso come riferimento 203 autopsie di persone di età compresa tra 11 mesi e 40 anni, residenti a Città del Messico. Di questi, il 99,5% dei soggetti esaminati presentava segni caratteristici della malattia.

Lo studio

Città del Messico ospita circa 24 milioni di persone esposte costantemente a inquinamento urbano, con concentrazioni di particolato fine e ozono decisamente al di sopra degli standard imposti dalla legge.

Nel loro studio, i ricercatori hanno cercato di tracciare la presenza di due proteine anomale che indicano lo sviluppo della malattia. Con grande sorpresa, hanno rilevato la presenza delle fasi iniziali del morbo in bambini di età inferiore a un anno.

«I segni caratteristici dell’Alzheimer cominciano nell’infanzia negli ambienti inquinati e noi dobbiamo attuare misure preventive efficaci subito. È inutile agire decenni dopo», afferma Lilian Calderón-Garcidueñas, tossicologo del Dipartimento di Scienze Biomediche e Farmaceutiche di UM, tra gli autori dello studio.

Le cause scatenanti

In particolare, gli studiosi hanno rilevato nel cervello dei giovani abitanti della città esposta a inquinamento urbano la presenza di due proteine anomale. Hanno anche monitorato l’Apolipoproteina E (APOE 4), ben noto fattore di rischio genetico per l’Alzheimer, oltre all’esposizione cumulativa per tutta la vita a livelli insalubri di PM 2,5, particelle che sono almeno 30 volte più piccole del diametro di un capello umano.

Nel complesso, gli autori hanno documentato un avanzamento accelerato e precoce della malattia nei residenti a Città del Messico molto esposti agli elevati livelli di inquinamento. 

I responsabili di tutto ciò sarebbero le minuscole particelle inquinanti che penetrano nel cervello attraverso naso, polmoni e tratto gastrointestinale. Si tratta di particelle capaci di danneggiare tutte le barriere dell’organismo, viaggiando attraverso il sistema circolatorio.

Alla luce dei risultati ottenuti, secondo gli esperti, «le misure di neuroprotezione dovrebbero iniziare molto presto, compreso il periodo prenatale e l’infanzia. Definire le interazioni dei fattori di rischio genetici, ambientali, nutrizionali e metabolici nei bambini è la chiave per prevenire l’Alzheimer».

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