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In una pianta il segreto per combattere inquinamento e dissesto idrogeologico

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Il dissesto idrogeologico e l’ inquinamento possono essere combattuti con l’aiuto delle piante. Alcune piante, infatti, sono capaci di assorbire con le loro radici gli inquinanti organici presenti nel terreno, stoccandoli poi nelle foglie e lasciando il suolo libero da sostanze nocive. Qualche tempo fa, ad esempio, abbiamo parlato di alcuni progetti inerenti la coltivazione della canapa per bonificare i terreni inquinati della Puglia.

Oggi, parleremo di un’altra pianta, molto conosciuta soprattutto nell’industria della cosmetica: la Vetiver.

Questa pianta, cespitosa e sterile, è dotata di un apparato radicale molto profondo, che raggiunge e arriva a superare anche i cinque metri.

Il suo olio essenziale, caratterizzato da un profumo esotico e ricco di proprietà, è molto adoperato nella preparazione di prodotti e cosmetici, ma il Vetiver potrebbe presto assumere un ruolo ben più importante per la nostra comunità.

Grazie alle sue radici, estese e profonde e capaci di crescere in breve tempo, questa pianta si è dimostrata un componente essenziale per la realizzazione di nuove e avanzate biotecnologie capaci di prevenire il dissesto idrogeologico e sostituire i tradizionali impianti di fitodepurazione in cemento con qualcosa di più efficiente, sicuro ed economico.

Le radici, oltre a essere molto profonde, sono sottili, omogenee ed estremamente resistenti. Sono capaci di resistere sia in terreni acidi che basici e svolgono bene il loro compito antierosivo anche in zone salive e in un intervallo di temperature molto esteso, che va dai -10° ai 60° C.

Una società sarda, la Resimina Srl, ha pensato bene di sfruttare queste qualità per realizzare diversi progetti, in Italia e all’estero, focalizzati ad esaltare le proprietà di Vetiver. Grazie a un mix di funghi e batteri, uniti insieme attraverso lo sviluppo di particolari biotecnologie, questa società sarebbe infatti riuscita ad amplificare il potere antierosivo della pianta.




Come spiega un portavoce di Resimina: “Inoculando il giusto mix di biotecnologie, grazie al già importante apparato radicale di Vetiver, che può raggiungere fino a 4 metri di profondità, è possibile “ingabbiare” qualunque terreno, prevenendone l’erosione. La nostra tecnologia rappresenta uno strumento efficace nella prevenzione del dissesto idrogeologico“.

Ma, come abbiamo spiegato all’inizio del nostro articolo, contrastare il dissesto idrogeologico non è l’unico campo di applicazione della pianta. Un altro importante ambito in cui adoperare Vetiver è la fitodepurazione. Come continua a spiegare il portavoce della società: “I nostri impianti di fitodepurazione garantiscono lo smaltimento del percolato, dei reflui civili e industriali, e la bonifica di terreni contaminati. La nostra tecnologia consente alla pianta di tollerare veleni e metalli pesanti anche a livelli abbastanza elevati. Le piante incorporano o utilizzano il carico inquinante residuo, provvedendo alla fitodepurazione delle acque reflue”.

Questa particolare metodologia in cui le piante possono sostituire o integrarsi con le attuali tecniche di purificazione delle acque, migliorandole e rendendole più sicure, potrebbe essere la risposta, in un futuro non troppo lontano, a dei gravi problemi, quello dell’ inquinamento e del dissesto idrogeologico, che affliggono il nostro Paese.

(Foto: livingfarmacy)

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