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Il nuovo geotermico ai Campi Flegrei

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L’esempio di Bagnoli-Campi Flegrei nella zona di Napoli, potrebbe essere l’emblema di questo momento della politica energetica italiana. Si è alla ricerca di nuove fonti ma d’altra parte c’è il timore o il dubbio che si possano creare squilibri ambientali (vedi nostro articolo sulla situazione in Toscana per il Monte Amiata). Pochi giorni fa  Il comune di Napoli ha dato però il via libera per lo sfruttamento geotermico dell’area vulcanica dei Campi Flegrei. La trivellazione sarebbe dovuta avvenire già nel 2010, ma venne bloccata dal Comune di Napoli – proprietario del 90% dell’area di Bangoli Futura. Ora che l’amministrazione ha dato il lascia passare al progetto, si procederà con un primo pozzo, profondo 500 metri e del diametro iniziale di 30 centimetri che diventeranno 12 in profondità.

La zona di interesse è infatti luogo morfologicamente adatto ad ospitare impianti di piccole e medie dimensioni per lo sfruttamento geotermico . Inoltre, secondo quanto riferito dagli esperti del settore, se a questi impianti venisse applicato un modello alternativo di generazione elettrica distribuita, con il supporto delle “smart grids”, si potrebbero ridurre moltissime delle perdite energetiche date dalle linee di distribuzione attuali, che corrispondono al 7% dell’energia elettrica prodotta. ( vedi nostro articolo sui nuovi sistemi di geotermia )

Per ciò che riguarda la sicurezza, uno dei più illustri ricercatori intervenuti al simposio napoletano, Ernest Huenges,ha affermato che non si correranno rischi utilizzando le dovute misure di sicurezza e i protocolli ufficiali. “Esistono sistemi di monitoraggio avanzati che consentono di lavorare nella massima sicurezza. – ha commentato Huengens – In Campania si ha spesso un atteggiamento isterico di fronte a queste problematiche, perché c’e stato un fenomeno come il bradisismo, ma è possibile con una buona base conoscitiva del fenomeno operare nella massima sicurezza“.

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