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IL GREEN CONTRO LA DISOCCUPAZIONE.. IN ITALIA NON LO CAPIAMO. Il V CONTO ENERGIA IN ARRIVO

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Analizzare i messaggi che arrivano dal mondo in un’epoca interconnessa è fondamentale e poi andare a sovrapporli e determinarli con un punto di vista nazionale è il compito della classe dirigente di oggi.

Siamo in una fase dove in Europa la disoccupazione sfiora l’11 per cento. Un chiaro segnale arriva dall’Ocse , per la quale energie rinnovabili ed efficienza energetica sono le parole chiave su cui progettare il futuro;  nel rapporto si parla infatti della possibilità di creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro attraverso l’indotto delle rinnovabili entro il 2020. Anche una migliore gestione dei rifiuti può portare a 400mila nuovi posti; chi infatti può affermare che un mega impianto automatizzato come un inceneritore, oltre al danno ambientale che crea, possa creare più posti di lavoro che una raccolta differenziata porta a porta?

In Italia non capiamo bene certi segnali visto che fosse per Clini bruceremmo rifiuti anche nei cementifici; ( vedi articolo http://ambientebio.it/decreto-clini-cementifici-usati-come-inceneritori/ ) sempre nell’ottica di nascondere la polvere sotto il tappeto invece di studiare una programmazione che sia virtuosa nel lungo periodo. Ricordiamo che il 31 maggio la Commissione europea ha intimato al nostro Paese di “conformarsi entro due mesi” alle norme Ue per un adeguato pretrattamento dei rifiuti collocati nella discarica di Malagrotta (tra le più grandi d’Europa) e in altre nel Lazio. Questione che, dopo il caso Corcolle-Villa Adriana, sta ora creando scompiglio ad Anzio, località designata per i nuovi sversamenti. Insomma, mentre l’Ue stima che riciclaggio e compostaggio oltre che all’ambiente fanno bene anche all’impiego, l’Italia rischia di finire di fronte alla Corte di Giustizia visto che la discarica di Malagrotta “contiene rifiuti che non hanno subito il pretrattamento prescritto”.

In questi giorni siamo invece alle prese con la formulazione del V conto energia, o meglio con l’approvazione della conferenza delle regioni di questo testo che molti hanno chiamato “affossarinnovabili”. Lasciamo all’interpretazione del buon senso come è possibile che mentre l’Ocse ci dice che le rinnovabili sono il futuro e il volano per la ripresa, in Italia questo governo di fenomeni tecnici cerca di affossarle togliendo incentivi o minimizzandoli. Noi possiamo solo ipotizzare che sia più forte l’influenza della lobby petrolifera e del vecchio mondo energetico, di una riforma per un “piano energetico nazionale”, che di fatto ancora in Italia non abbiamo. La crisi poteva essere un’opportunità per il Paese, invece resta tale solo per i soliti noti che la crisi l’hanno generata.

Di oggi è la notizia dello sblocco del decreto attuativo in tema di energie rinnovabili da parte della Conferenza Unificata delle Regioni, che era dovuta correre ai ripari chiedendo delle integrazioni ad un testo che inizialmente era quantomeno scellerato e che poteva dare un colpo di mannaia su tutto il settore delle Fer elettriche. Quindi il Governo dice si a determinati cambiamenti che attengono al “fotovoltaico su accesso diretto alle tariffe incentivanti per impianti realizzati in sostituzione di coperture in eternit (assurdo solo aver pensato di togliere gli incentivi per la bonifica di un materiale tanto percioloso)  fino a 100 kW, per interventi che combinano la produzione di energia al risparmio energetico e per gli impianti di iniziativa pubblica fino a 30 kW, oltre ad una adeguato periodo di transitorietà a salvaguardia delle iniziative e degli investimenti già effettuati dai Comuni e dagli enti pubblici, prioritariamente per la realizzazione di interventi in aree di crisi industriale e per aree ambientalmente degradate”.

Non è tutto rosa e fiori: il decreto era uscito strapazzato dal commissario Ue all’Energia Günther Oettinger  che aveva scritto al ministro Passera una nota di richiamo riguardo alla differenziazione delle tariffe e si chiudeva con una sottolineatura rispetto alla mancanza esclusivamente italiana di sostegno al settore del riscaldamento e del raffreddamento e in merito ai certificati bianchi.

In definitiva, ci potremmo chiedere se il peso del richiamo europeo sia servito a qualcosa e cosa sarebbe successo se le Regioni non si fossero imposte come hanno fatto, appiattendosi invece sulle posizioni del governo. Restano ancora dei nodi da sciogliere per il futuro del settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico in Italia, nel frattempo…meglio non pensarci.

Gino Favola

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