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Il costo umano di smartphone e cellulari: ciò che nessuno dice e vuole sapere

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Vi siete mai chiesti cosa c’è realmente all’interno dei vostri telefoni cellulari? No, questa volta non parliamo dei problemi che le onde elettromagnetiche possono generare sulla salute dei consumatori, questa volta parliamo di quanto sangue viene versato per i minerali che li compongono.

Coltan, cassiterite, tantalio, wolframite sono alcuni dei materiali più utilizzati per la realizzazione di oggetti tecnologici. Forse sono nomi che non vi dicono niente, ma ognuno di essi ha un peso inimmaginabile.

In questi periodi siamo abituati a leggere di file assurde davanti ai negozi per l’uscita dell’ultimo smartphone, tablet o telefonino alla moda. Ci indigniamo, è vero, diciamo una o due parole sulla società consumistica in cui viviamo, ma non ci rendiamo realmente conto di quanto grave sia la situazione.

All’interno dei cellulari, nascosti proprio bene dal silenzio assordante dei media, ci sono minerali insanguinati che provengono da zone di guerra dove, purtroppo, si muore in silenzio. Eppure, non dovrebbero esistere guerre di serie A o guerre di serie B, degne di finire sulle prime pagine dei giornali o di rimanere completamente dimenticate. Ma non è così, altrimenti non esisterebbero parti del mondo, come la regione del Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, dove in vent’anni di guerre, a causa del traffico del Coltan sono morte 8 milioni di persone e di cui non si sa niente.

Questa zona, che confina con Ruanda, Burundi e Uganda, è di gran lunga la zona più ricca in assoluto di minerali e risorse di tutto il territorio congolese.

Oro e diamanti, ma anche il prezioso Coltan, continuano a rifornire i mercati mondiali in modo assolutamente illegale. Come ricordava Repubblica in un articolo di qualche tempo fa, questa terra è considerata come una sorta di “terra di nessuno”, a causa della sua distanza dalla capitale. Questo ha consentito ai Lord of War di diventare i principali interlocutori delle multinazionali, con cui fanno affari d’oro, o meglio…di coltan!

coltan_guerra in congo

Chi acquista questo minerale, infatti, non si preoccupa della sua provenienza, né se il mercato è clandestino o controllato. La mancanza di normative e controlli ha trasformato una potenziale risorsa in una maledizione che si riversa ogni giorno sui congolesi.

Si legge: “Chi lo estrae [il Coltan ndr.], adulti ma anche bambini, lo fa spesso scavando a mani nude, con conseguenti frane e incidenti quotidiani. Ogni giorno decine di bambini muoiono. Non c’è un censimento e tanto meno un risarcimento. L’età dei bambini che vanno a lavorare si abbassa di anno in anno. Ragazzini di 7-8 anni dopo dieci anni di lavoro sono vecchi e sviluppano, a causa della radioattività, malattie del sistema linfatico che ne causano la morte. Le guerre sviluppate attorno all’accaparramento del coltan hanno portato sinora circa 11 milioni di morti e schiere di migliaia di bambini soldato che quando non combattono scavano la terra alla ricerca del minerale”.

Strano che le morti di questi bambini non siano degne di essere ricordate. Strano che non ci sia alcun intervento politico per porre fine a questo massacro. Del resto, forse, il silenzio conviene di più…

Eppure i consumatori hanno dalla loro parte un potente mezzo: il consumo critico. La possibilità di boicottare quei prodotti realizzati con materiali insanguinati.

Come spiega Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro nuovo modello di sviluppo, “un modo per porre fine al traffico illegale di coltan è responsabilizzare le imprese che si trovano nella parte finale della filiera. Se le imprese fossero costrette a esporre pubblicamente tutti i passaggi seguiti dai loro minerali, dall’estrazione all’ingresso nei loro stabilimenti, di sicuro non userebbero più il coltan proveniente illegalmente dal Congo. Di conseguenza il traffico si esaurirebbe per mancanza di mercato”.

La parola chiave per fermare tutto questo è “Tracciabilità”. Ma per fare in modo che ci si interessi della situazione, attraverso la creazione di una normativa internazionale che non esiste per il coltan, è necessario che se ne parli.

A tal proposito, la rivista Solidarietà internazionale, assieme a Solidarietà e Cooperazione Cipsi e ChiAma l’Africa, ha proposto nel suo ultimo numero il Calendario 2015 illustrato. Un calendario molto particolare che sostiene la campagna “Minerali clandestini – Campagna per la tracciabilità”.

Il fine è quello di portare nelle case degli italiani le immagini della quotidianità delle guerre condotte a causa di quei minerali presenti nei telefoni e nella tecnologia che utilizziamo tutti i giorni.

Tutti possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo. La prima potrebbe essere quella di diffondere ciò che è scomodo, impegnandoci in acquisti più consapevoli: comprando telefonini e strumenti elettronici solo quando è necessario, riciclando l’usato, scegliendo i prodotti il più possibile certificati, facendo azioni di lobby presso produttori e politici.

Per quanti volessero, su Change.org è disponibile una petizione per chiedere la tracciabilità dei minerali: https://www.change.org/p/minerali-clandestini

(Foto in evidenza: tommakau; foto interna: thestar.com)

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