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I No Tav avevano ragione

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In tempi non sospetti ci eravamo chiesti ( abbastanza metaforicamente ) se fosse lecito l’uso della protesta ad oltranza contro le decisioni di una classe politica che per decenni ha lasciato l’Italia piena di cattedrali nel deserto, di opere incompiute, di strutture fatiscenti; dove è riuscita ha svenduto i beni dello stato al miglior offerente per fare cassa, secondo i dettami della finanza creativa del duo Tremonti-Berlusconi. L’opera della TAV risultava così alle nostre domande inutile e anacronistica, una speculazione basata su un modello degli anno ’80 del 900, quando si pensava che il traffico di merci fosse destinato ad aumentare invece è calato di più di 1/3, il che suggerisce, anche dal punto di vista economico, di rammodernare la vecchia linea.  Si perché, il punto di vista ambientale ciò che si profila è la distruzione di una valle, la Val di Susa, con un’opera lunghissima e troppo dispendiosa a livello di impatto ambientale con i relativi rischi sulla popolazione. Allora perché tutti i governanti, sia di destra ( Lega e Pdl ) che di sinistra (Pd) che si sono avvicendati al governo della regione Piemonte hanno sempre sostenuto l’opera? Non veniteci a dire “ per il bene del popolo e per il futuro della nazione “ perché non ci possiamo credere. Così in mesi di protesta sono stati arrestati semplici cittadini che si sono opposti in ogni modo alla costruzione di questa “ grande opera” e che portavano gli stessi motivi che ieri, l’amministrazione francese ha sottolineato mettendo in dubbio la realizzazione dell’opera: la TAV è un progetto antieconomico per le sopravvenute condizioni ed è sicuramente preferibile potenziare e riammodernare la vecchia linea. Nel frattempo l’UE si dichiara “terzo indifferente” affermando che «La Commissione Ue ha un ruolo limitato in quanto la Tav è un progetto di Italia e Francia, da cui devono quindi venire i finanziamenti principali» ha detto il commissario Ue ai Trasporti Siim Kallas. Ha infatti evidenziato la mancanza di fondi di cui soffre la Ue in questo momento di crisi in cui i Paesi dell’Unione non vogliono investire nel bilancio Ue: «Se gli Stati membri ci danno soldi, bene, altrimenti non possiamo considerare risorse che non abbiamo». E il nostro governo cosa dice? Dritto sulla sua strada, sicuro del progetto con queste parole: «Il progetto della Torino-Lione è totalmente confermato da parte nostra e in maniera piena da parte del governo francese» ha detto oggi il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, aggiungendo di aver parlato con il ministro francese dei Trasporti: «Non c’è in nessuna delle loro ipotesi una modifica a piani approvati – ha detto – Eventuali dubbi dei francesi riguardano solo progetti non definiti. Invece la Torino-Lione è un progetto sancito dagli accordi internazionali, e quindi è confermato e va avanti come da programma». La prossima domanda la facciamo noi, ma non siamo sicuri se scegliere tra il“Perché?” oppure “ Ancora??”. Di fatto le posizioni dei francesi legittimano la protesta e tutta la schiera degli oppositori all’opera ( tra le forze politiche ricordiamo solo il Movimento a 5 stelle e alcune forze della cosidetta “sinistra radicale” ) e mettono in ridicolo le posizioni del governo e di Passera che insistono su un’opera inutile, perché estremamente costosa sia a livello ambientale che economico in un momento di grave crisi che ricade a cascata su tutta la popolazione italiana.

 

Gino Favola

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