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Green Economy: 23 proposte concrete per rilanciare la crescita in Italia

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La Green Economy come occasione per difendere l’ambiente dai cambiamenti climatici, ma anche come opportunità per rilanciare l’economia e l’occupazione. È questa la sfida lanciata dal Consiglio nazionale della Green Economy, durante gli Stati Generali del settore andati in scena a Rimini il 3 e 4 Novembre scorsi.

Delegati provenienti dal mondo delle attività produttive, della ricerca, membri di associazioni e cooperative ambientaliste, rappresentanti delle istituzioni, si sono divisi in 8 grandi aree di discussione per stilare una serie di proposte da presentare al governo Renzi.

Sono 23 gli input inviati ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, divisi in: Eco-Innovazione e Start-Up; Capitale Naturale e Contabilità non Finanziaria; Energia e Clima; Agricoltura e Alimentazione; Gestione e Tutela delle Acque e Dissesto Idrogeologico; Materiali, Rifiuti ed Economia Circolare; Mobilità Sostenibile; Fondi Europei.

Tra le proposte più interessanti, l’istituzione di green bonus per le startup che decidono di puntare sulla sostenibilità ambientale, agevolazioni fiscali per le imprese che investono in eco-innovazione, la creazione di un piano di azione nazionale su energia e clima, l’incentivazione dell’occupazione giovanile nel settore agricolo, l’istituzione di un’Agenzia Nazionale per l’Uso Efficiente delle Risorse (materie prime ed energia). E ancora: piani contro il dissesto idrogeologico del Paese e per la limitazione del consumo di suolo, incentivi alla Green Economy sfruttando i fondi europei, detrazioni fiscali per dare impulso alla mobilità sostenibile (car sharing, bike sharing, car pooling, etc.). Previsto anche un incentivo quinquennale di 400 euro per chi rottama un’auto e non ne compra una nuova. Si sostengono, poi, gli obiettivi che il Consiglio aveva inserito nel suo Manifesto della Green Economy per l’agroalimentare (di cui abbiamo parlato qualche tempo fa).




Nel documento – che è possibile consultare sul sito degli Stati Generali – è stata inserita anche la cosiddetta Carbon Tax, ovvero una tassa sulle emissioni di CO2 in atmosfera, da introdurre entro il 2020: un sistema fiscale di incentivi per chi riduce la quantità di carbonio immessa in atmosfera e, al contrario, aumenti per chi non rispetta l’aria che respiriamo. Proposti, infine, anche degli obiettivi per le energie rinnovabili: entro il 2030, secondo i proponenti, almeno il 55% dell’elettricità e il 35% dei sistemi di riscaldamento, dovranno essere alimentati da fonti energetiche alternative e pulite.

Questo documento –hadichiarato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy – serve a qualificare la ripresa verso la green economy. Le misure in esso contenuto sono tutte in chiave di sviluppo sostenibile che vede coniugare economia ed ecologia. Servono inoltre a stimolare politiche che aiutino il Paese e le imprese a puntare sempre di più sulla green economy”.

L’appuntamento di Rimini ha rappresentato anche un’occasione per fare il punto sulle aziende italiane. I dati sono incoraggianti, anche se si potrebbe fare di più: il 27,5% delle imprese italiane è Core Green, produce cioè beni o servizi specificamente finalizzati a prestazioni ambientali; il 14,5%, invece, è Go Green, adottando modelli di gestione green. Più di 4 imprese su 10, quindi, lavorano in un’ottica di sostenibilità ambientale.

Non poteva mancare, infine, un riferimento alla conferenza COP21 sul clima, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre: il Consiglio Nazionale ha lanciato un appello affinché si intervenga con decisione sulle emissioni di CO2. È possibile aderire all’appello, consultando il link:

(Foto: Philippe Put)

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