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Fukushima. Tepco: “reattori in sicurezza”, Greenpeace: “è una bugia”

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A distanza di nove mesi dal devastante terremoto/tsunami che ha messo in ginocchio il Giappone e provocato il più grave disastro nucleare dai tempi di Chernobyl, il governo giapponese ha annunciato la messa in sicurezza dei reattori dell’impianto di Fukushima, con il raggiungimento della condizione di ‘arresto a freddo’. Il Primo Ministro Yoshihiko Noda ha sottolineato la necessità di “andare avanti e accelerare con il decommissionamento della centrale nucleare”. Lo stato di blocco a freddo dei reattori costituisce un passaggio decisivo verso il ritorno alla normalità, sebbene secondo molti esperti saranno necessari una quarantina d’anni affinché venga completamente ripristinata la zona colpita dalla fuoriuscita di radiazioni. Il ‘blocco a freddo’ si verifica quando la temperatura dell’acqua utilizzata per raffreddare le barre di combustibile nucleare si mantiene al di sotto dei 100 gradi centigradi, ovvero ad una temperatura inferiore al punto di ebollizione, impedendo così che le barre medesime si surriscaldino. I tecnici della Tepco, in realtà, avevano constatato un calo della temperatura al di sotto del punto di ebollizione in tutti i tre reattori già lo scorso settembre, ma avevano evitato di ufficializzare un effettivo blocco per poter prima verificare se e quanto a lungo la temperatura e il livello di radioattività sarebbero rimasti stabili. “La crisi nucleare non è ancora finita, ma con l’arresto a freddo è stato fatto un grande passo in avanti e si è aperta una nuova fase”. È quanto ha affermato il premier nipponico Yoshihiko Noda, nella conferenza stampa in cui ha ufficializzato la messa in sicurezza dei reattori della disastrata centrale di Fukushima. In risposta all’annuncio di oggi da parte del Governo giapponese e dei funzionari della TEPCO secondo i quali i reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi hanno raggiunto lo stato di ‘arresto a freddo’ Greenpeace Italia ha smentito: “non può esserci ‘arresto a freddo’ se i reattori sono fusi. La terminologia si riferisce, infatti, allo stato di un reattore normale – non danneggiato – in cui il contenitore a pressione (vessel) può essere aperto e il reattore raffreddato con acqua depressurizzata a una temperatura al di sotto dei 100°C. Una condizione assai distante da quello che abbiamo a Fukushima: i tre reattori sono fusi del tutto (come si pensa del n. 1) o parzialmente (come si stima nel caso del n. 2 e 3)”. Junichi Sato, direttore esecutivo di Greenpeace Giappone, commenta: “Le autorità giapponesi sono chiaramente ansiose di dare l’impressione che la crisi sia giunta al termine, ma questo non riflette chiaramente la realtà. Invece di usare i media per alzare una cortina di fumo per nascondere il fallimento negli aiuti alle persone che vivono con le conseguenze del disastro, la priorità del governo dovrebbe essere quello di garantire la sicurezza pubblica e iniziare la chiusura di tutti i reattori nucleari in Giappone”. “TEPCO non ha raggiunto realmente l’arresto a freddo, quindi né la società né il governo dovrebbe rivendicare che il lavoro è quasi finito. Materiale radioattivo sta ancora fuoriuscendo dal sito, e non è dato sapere lo stato esatto delle tonnellate di combustibile fuso all’interno dei reattori. Decine di migliaia di tonnellate di acqua altamente contaminata si trovano ancora nei reattori e negli edifici che contengono le turbine, con perdite in mare avvenute anche la settimana scorsa. La costante minaccia radiologica posta dal disastro nucleare di Fukushima rimane enorme”. “Moltissime persone continuano a essere a rischio per le radiazioni causate dal disastro senza ricevere adeguato supporto. A distanza di nove mesi coloro che hanno visto le proprie case e città contaminate dalle radiazioni sono ancora in attesa di aiuto da parte del governo e dei risarcimento di TEPCO. Finora solo trentacinque case sono state decontaminate, delle migliaia colpite nella città di Fukushima. Le analisi più recenti effettuate da Greenpeace mostrano come ci siano ancora molti punti della città di Fukushima contaminati e che gli sforzi di decontaminazione sono stati finora inadeguati”. Intanto due politici della Camera dei Rappresentanti giapponese, Tomoyuki Taira e l’ex primo ministro Yukio Hatoyama chiedono di nazionalizzare l’impianto nucleare di Fukushima per fare luce sulle cause e sulle conseguenze dell’incidente avvenuto in seguito allo tsunami dello scorso marzo. I due politici giapponesi fanno parte di una commissione indipendente istituita lo scorso 24 marzo per indagare sull’incidente nucleare. Taira e Hatoyama su Nature descrivono la difficoltà del loro compito che ancora non ha portato a svelare tutti i dati necessari per avere un quadro chiaro e completo della situazione. Nell’intervista su Nature i due politici hanno fatto riferimento in particolare al manuale dell’impianto, richiesto ad agosto alla Tepco e ottenuto soltanto un mese dopo con diverse parti cancellate. Solo sei mesi dopo Taira e Hatoyama sono riusciti ad avere il manuale integrale. Tra i punti tuttora da chiarire vi sono le cause delle esplosioni avvenute nei giorni successivi al terremoto e lo stato di attività dei reattori.

 

 

tratto da A.P.”ilcambiamento”

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