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Fukushima, disfunzioni tiroidee nei bambini. Livello di radioattività ancora alto

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Uno studio della Japan Chernobyl Foundation ha riscontrato variazioni ormonali in dieci bambini su 130 analizzati. “E’ presto per stabilire una correlazione”, dice il presidente. Ma di certo tutti vivevano a poca distanza dalla centrale. Ancora oggi, denunciano le associazioni, le aree attorno all’impianto hanno tassi di radioattività molto elevata La Japan Chernobyl Foundation, un’organizzazione non governativa che si dedica all’aiuto delle vittime del disastro nucleare di Chernobyl, e l’ospedale della Shinshu University, una delle università nazionali giapponesi, hanno riscontrato irregolarità ormonali e di altri tipo nella funzionalità della tiroide di 10 bambini su 130 evacuati dalla prefettura di Fukushima, dopo l’incidente all’impianto nucleare seguito al terremoto e lo tsunami dell’11 marzo.

Per circa un mese, dalla fine di luglio alla fine di agosto, sono state eseguite le analisi del sangue e delle urine a bambini di un’età variabile dai pochi mesi ai 16 anni mentre erano ospiti della città di Chino, nella prefettura di Nagano. È risultato che un bambino aveva un livello ormonale più basso del normale mentre sette avevano un livello decisamente più alto. Due avevano nel sangue un livello di concentrazione della proteina chiamata tiroglobulina più alto del normale, probabilmente causato da danni alla ghiandola tiroidea.

Tre dei dieci bambini vivevano nel raggio di 20 chilometri dalla zona contaminata intorno al reattore nucleare e uno veniva dalla zona di emergenza immediatamente adiacente, fra i 20 e i 30 chilometri dall’impianto. Gli altri sei venivano da zone più lontane. La città di Fukushima è a circa 60 chilometri dall’impianto danneggiato. Va ricordato che subito dopo l’incidente oltre 50.000 residenti hanno lasciato la prefettura di Fukushima, temendo gli effetti della contaminazione.

Minoru Kamata, presidente della Japan Chernobyl Foundation, è molto cauto. “Al momento non possiamo dire se i bambini sono davvero malati, ma devono essere sottoposti a un’osservazione a lungo termine”. Ancora non è stata stabilita ufficialmente la connessione fra le condizioni dei bambini e le radiazioni fuoriuscite dall’impianto nucleare di Fukushima Dai-ichi, secondo l’organizzazione. Lo iodio radioattivo tende a depositarsi nelle ghiandole tiroidee dei bambini più che in quelle degli adulti, esponendo i giovanissimi a un rischio maggiore di sviluppare disordini e malattie anche gravi, incluso il cancro.

Oggi inoltre, è arrivato l’annuncio del ritrovamento di un alto livello di cesio radioattivo – grazie a uno studio indipendente – nel distretto di Fukushima. Un gruppo di persone chiamato Cittadini contro i vecchi impianti nucleari di Fuskushima (Fukuro-no-Kai), attivissimi nella protezione dei figli anche quando le autorità giapponesi minimizzavano l’incidente e i possibili rischi, e varie organizzazioni non governative, stamattina hanno chiesto al governo giapponese di designare l’area come uno dei luoghi contaminati per una possibile evacuazione e per assicurare un’appropriata decontaminazione. La contaminazione pare sia dovuta alle radiazioni causate dalle fuoriuscite radioattive di Fukushima. I Cittadini affermano che i livelli di cesio sono comparabili a quelli delle zone speciali dove fu effettuata l’evacuazione dopo l’incidente di Chernobyl.

Il professore Tomoya Yamauchi dell’università di Kobe, esperto di radiazioni e responsabile dello studio sui campioni di terreno presi in cinque zone nel distretto subito intorno all’impianto di Fukushima Dai-ichi e nella zona oltre i 20 chilometri, nota che la decontaminazione condotta in qualche area non è riuscita a riportare le radiazioni alle stesso livello dei mesi prima dell’incidente. In pratica, le zone sono ancora contaminate.

Secondo la dichiarazione del governo giapponese del 23 aprile 2011, oltre 160.000 persone sono state sottoposte a esami medici a causa dell’esposizione alle radiazioni ma nessuna aveva segni di alcun effetto sulla salute. Il 20 maggio 2011 la famosa rivista Science Magazine scriveva che l’esposizione alle radiazioni dovuta all’incidente era troppo piccola se messa a confronto con l’esposizione antecedente l’11 marzo e che uno dei veri effetti della contaminazione “è la paura che attanaglia – infondata o meno – che i bassi livelli di radiazione possano nuocere ai (loro) figli”.

A giugno erano però stati scoperti i primi segnali allarmanti sulla salute – sangue dal naso, diarrea, debolezza – di un gruppo di bambini di Koriyama, una città di circa 350.000 abitanti situata a 50 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi. Ora molti si chiedono quali danni presenteranno i bambini che nascono adesso, quando le madri al tempo dell’incidente dell’11 marzo erano incinte di 2-3 mesi, e quali problemi di salute svilupperanno.

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