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Fao e Ocse avvertono: produzione agricola in calo, le scorte alimentari non basteranno

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Grosse carenze alimentari nel mondo e squilibri nel mercato alimentare globale. Questo l’allarme lanciato nel rapporto The OECD-FAO Agricultural Outlook 2013-2022 realizzato congiuntamente dalla Fao e dall’Ocse.

Una situazione, quella alimentare, che prima o poi collasserà, portando al rincaro del prezzo cibo, che non riuscirà a soddisfare l’aumento del numero di abitanti nel mondo, generando carenze alimentari.

Lo spiega bene Il Fatto Quotidiano, che parla addirittura di rischio di “bolla alimentare”.

Secondo le proiezioni fatte nello studio pubblicato dalle due organizzazioni, nei prossimi anni si pensa che la produzione alimentare mondiale crescerà dell’1,5%. Una triste calo produttivo se si pensa che tra il 2003 e il 2012 la crescita annua era del 2,1%. Un dato che desta non poche preoccupazioni se paragonato alla crescita della popolazione mondiale che, si stima, nel 2015 si dovrebbe attestare intorno ai 9 miliardi.

Ma quali sono le cause di questo calo di produzione?

Intanto partiamo da una precisazione: i dati forniti nel rapporto da Ocse e Fao sono riferiti esclusivamente alla produzione agricola destinata al consumo umano, senza considerare i terreni destinati alla produzione di bio combustibili. Questi ultimi, infatti, vengono considerati come una delle cause che hanno portato a una riduzione della produzione di alimenti.

Altre due possibili cause, evidenziate nel rapporto, sono: una limitata espansione del terreno da coltivare e l’eccessivo costo di produzione, nonché le pressioni esercitate sulle risorse e sull’ambiente.

E gli effetti?

Gli effetti, tragici, potrebbero essere tre: la volatilità dei prezzi nei paesi industrializzati, un aumento delle carenze alimentari nel mondo e grossi squilibri nel mercato mondiale.

E la situazione è resa purtroppo ancora più difficile a causa di periodi di elevata siccità, come quello vissuto nel 2012, che hanno assestato un duro colpo ai produttori mondiali. Soprattutto ai produttori di cereali, dove il prezzo del prodotto è lievitato fino ad arrivare al massimo storico del 2008. SI legge infatti nel rapporto che: “Una siccità diffusa, come quella del 2012, in aggiunta a scorte alimentari limitate, potrebbe far aumentare i prezzi del 15-40%”.

Il vero e principale problema, secondo il rapporto, è che l’agricoltura è sempre più trainata dalle esigenze di mercato e poco da quelle politiche, offrendo ai paesi in via di sviluppo delle importanti occasioni di investimento e di guadagno, a discapito della ricerca, ben più importante, di un’eguaglianza alimentare mondiale.

In questo contesto, Ocse e Fao guardano alla Cina che, si prospetta, nei prossimi anni sarà la protagonista assoluta dei mercati mondiali, determinandone le leggi. La Cina, infatti, da sola è riuscita a quintuplicare il suo volume di produzione agricola, arrivando a un netto miglioramento dell’approvvigionamento interno del paese.

Durante la presentazione congiunta del rapporto, avvenuta a Pechino, il segretario dell’Ocse ha dichiarato: “Se non riusciremo a imprimere una svolta all’economia globale, gli investimenti e la crescita in agricoltura ne soffriranno e la sicurezza alimentare potrebbe esserne compromessa”.

La domanda che incalza è: riusciranno i Paesi a mettere da parte, per una volta, gli interessi dei pochi per intavolare una politica globale che riesca a garantire la sussistenza di tutti i popoli, senza discriminazioni e giochi economici?

Concludiamo con una frase letta sul Fatto Quotidiano: “Un precedente rapporto Ocse-Fao, pubblicato la scorsa estate, ricordava che la produzione agricola mondiale dovrebbe crescere del 60 per cento nei prossimi 40 anni per far fronte all’aumento della domanda della maggiore popolazione mondiale, alla richiesta di biocarburanti e alla crescita dei redditi in paesi come la Cina e al conseguente maggiore consumo di carne, quindi di mangime per gli allevamenti”. I grandi riusciranno a cogliere questa sfida?

Fonti articolo:

(Foto: Utente Flickr Dominik Bartsch)