Home Sostenibilità Fame e cambiamenti climatici: la richiesta di Oxfam alle 10 Sorelle del...

Fame e cambiamenti climatici: la richiesta di Oxfam alle 10 Sorelle del cibo

735
0
CONDIVIDI
Oxfam si appella alle 10 sorelle del cibo

Oxfam si appella alle 10 Grandi sorelle del cibo: se continuerete a sfruttare la terra affamerete il mondo

Il 25% delle emissioni globali che determinano il cambiamento climatico sarebbe dovuto alla produzione industriale di cibo delle grandi multinazionali dell’alimentare. Questo quanto emerso da una delle ultime campagne lanciate da Oxfam. 

Secondo gli esperti, entro il 2050, potrebbero esserci oltre 50 milioni di affamati in più e parte della colpa sarebbe proprio delle 10 più grandi multinazionali del cibo.

Cambiamenti climatici alla base dell’aumento della fame nel mondo

Il 31 marzo scorso, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) delle Nazioni Unite, rendeva note a Yokohama le sue conclusioni sul global warming.

In quell’occasione, il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri, sottolineava come i cambiamenti climatici abbiano, fino ad oggi, provocato danni incalcolabili. Conseguenze che decretano il peggioramento delle condizioni di fame delle popolazioni più povere.

In questi ultimi anni, infatti, la resa dei raccolti è diminuita drasticamente. Questo ha portato a un rincaro degli alimenti. E qui il paradosso: alla base di tutto, in gran parte, ci sarebbero le coltivazioni intensive degli alimenti.

Le 10 “Grandi sorelle” del cibo

Le aziende al vertice del sistema alimentare globale, chiamate anche le “Grandi Sorelle” del cibo, sono dieci. Associated British Foods (Twinings), Coca-Cola, Danone, General Mills (Häagen-Dazs), Kellogg, Mars, Mondelez International (Milka), Nestlé, PepsiCo e Unilever (Algida, Motta, Alemagna).

Insieme emettono una quantità di gas serra pari a quella prodotta dalla Spagna, il 25° stato maggiormente inquinante al mondo. (Dati 2010 dell’United States Department of Energy’s Carbon Dioxide Information Analysis Center – CDIAC). Le 10 Grandi sorelle sono alla base dei cambiamenti climatici eppure esse stesse ne soffrono l’impatto.

Unilever ha calcolato perdite per 415 milioni di dollari l’anno, General Mills ha perso 62 giorni di raccolto solo nel primo trimestre del 2014 a causa di fenomeni atmosferici estremi”. Spiega Maurizia Iachino, Presidente di Oxfam Italia.

Secondo le stime di Oxfam, qualora queste aziende adottassero politiche produttive più adeguate, potrebbero tagliare le loro emissioni di 80 milioni di tonnellate entro il 2020. Un’operazione paragonabile ai risultati ottenuti chiudendo al traffico le maggiori città del mondo: Los Angeles, Pechino, Londra e New York.

Il rapporto Oxfam

Il rapporto di Oxfam Cambiare Clima per Vincere la Fame, pubblicato nel quadro dell’iniziativa Scopri il Marchio,  evidenzia che le 10 Grandi Sorelle del Cibo, producono un totale di 263,7 milioni di tonnellate di gas a effetto serra. Metà di queste emissioni sono prodotte in ambito agricolo.

In generale, alcune di queste aziende hanno adottato politiche ambientali generali. Eppure nessuna si è impegnata seriamente a livello globale per ridurre le emissioni derivanti dalla produzione agricola, o pretendere dai loro fornitori l’adozione di target specifici.

Tra i nomi che hanno il peggior punteggio in termini di sostenibilità, Kellogg Company e General Mills.

Alcune delle “Grandi Sorelle”, come la Kellogg Company, hanno espresso l’intenzione di agire in merito, come ad esempio ridurre i gas emessi e lo sfruttamento di energia e acqua del 15-20% entro il 2015.

Ma nel frattempo cosa possono fare i consumatori?

Oxfam avverte che questo trend deve essere cambiato immediatamente. Per “stimolare” la risposta di queste grandi compagnie, anche i consumatori possono fare la loro parte.

“Chiediamo ai cittadini italiani e a quelli di tutto il mondo di essere dei consumatori consapevoli facendo sentire la propria voce perché le imprese presenti con i loro prodotti alimentari nella quotidianità delle nostre tavole, modifichino il modo di produrre cibo, migliorando le proprie politiche di contrasto e prevenzione dei cambiamenti climatici”. Questo quanto precisato da Maurizia Iachino.

Secondo Iachino, la voce dei consumatori ha già prodotto importanti risultati nel mondo. La stessa campagna Scopri il Marchio, ha raggiunto risultati importanti. Soprattutto in tema di diritti delle lavoratrici e della salvaguardia della terra dal land grabbing.

C’è qualcosa quindi che possiamo e dobbiamo fare per migliorare questa condizione. Porre maggiore attenzione nella scelta del cibo e di marchi che abbiano fatto della sostenibilità il loro punto di forza.

(FOTO:U.S. Department of Agriculture)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here