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Effetti del cambiamento climatico sulle catene di approvvigionamento. Italia ancora indietro

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Il Supply Chain Management si riferisce all’insieme delle attività logistiche (e non solo) messe in atto dalle aziende nella gestione della catena di distribuzione. Secondo le ultime ricerche, i vari cambiamenti climatici stanno contribuendo a creare degli squilibri all’interno delle filiere di produzione e delle economie mondiali.

Un ultimo studio finalizzato a indagare la risposta delle Nazioni a questa crescente vulnerabilità è stato condotto e presentato recentemente da CDP, un’organizzazione no profit internazionale che incentiva lo sviluppo sostenibile dell’economia, e Accenture, azienda globale di consulenza direzionale.

Insieme hanno raccolto e analizzato le informazioni relative a 3,396 aziende fornitrici di 66 multinazionali, che spendono complessivamente ogni anno 1,3 mila miliardi di dollari per gli approvvigionamenti.

sviluppo sostenibile

Si è riusciti così a ottenere una panoramica completa sulla sostenibilità della supply chain nelle principali economie mondiali: il Brasile, il Canada, la Cina, la Francia, la Germania, l’India, l’Italia, il Giappone, la Spagna, il Regno Unito e gli Stati Uniti. Lo studio, intitolato Supply chain sustainability revealed: a country comparison, è un importante strumento a disposizione dei buyer internazionali per valutare in maniera efficace la sostenibilità complessiva delle filiere nei vari mercati.

La consapevolezza dei rischi ambientali può essere, infatti, un modo per consentire alle aziende di coinvolgere i propri fornitori in una politica produttiva maggiormente orientata alla sostenibilità, evitando le interruzioni delle attività causate da disastri ambientali.

Secondo lo studio, i Paesi più vulnerabili sarebbero Cina, Italia e Stati Uniti. Francia,  Regno Unito, Spagna e Germania, invece, hanno dimostrato di avere supply chain più sostenibili. I fornitori di Cina e India offrono il miglior ritorno sugli investimenti in questo ambito e hanno centrato importanti obiettivi di riduzione delle emissioni.

In generale, l’obiettivo di ridurre le emissioni nella filiera produttiva è perseguito da un numero crescente di fornitori. In aumento anche il numero delle aziende che hanno conseguito un taglio della CO2, che passa dal 34% del 2012 al 40% attuale.

L’Italia prova a inseguire i propri partner europei in termini di rendicontazione delle emissioni, rimanendo al di sotto della media nella definizione di obiettivi di riduzione. Primato positivo invece nella gestione del rischio idrico, in cui sono impegnati tutti i fornitori, a fronte di solo 50% delle imprese a livello globale.

Fra gli 81 fornitori che hanno svelato le proprie informazioni ambientali tramite CDP, meno dei due terzi misura le proprie emissioni (Scope 1 e 2), e le aziende che hanno all’attivo piani di diminuzione sono il 33%. Valori che sono in calo rispetto all’anno precedente. Più della metà dei fornitori non collabora con i propri partner di filiera per implementare una maggiore sostenibilità.

Il report è disponibile sul sito di CDP.

(Foto in evidenza: e2escm; foto interna: sustainabilityintegrators)

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