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È a Genova l’ orto collettivo più grande d’Europa

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Coltivare l’ orto ha notevoli benefici sulla salute mentale e fisica delle persone. Non solo: farlo insieme ai bambini è un ottimo strumento educativo, che insegna ai più piccoli il valore e il rispetto per la terra.

Ma coltivare l’orto può diventare anche un grosso progetto sociale, in cui unire collaborazione, amore per il buono e per l’ambiente, lavoro e risparmio. È un po’ quello che sta avvenendo a Genova-Campi, dove è nato l’ orto collettivo più grande d’Europa.

Sette ettari di terra, situata nella bassa Valpolcevera, in un’area industriale e ora anche molto commerciale, in cui un’associazione (la Quattro Valli) organizza il lavoro, mentre i cittadini fanno gli ortolani, collaborando spalla a spalla, e in cambio ricevono parte del raccolto. Il terreno è per il 50% è in pendenza ed è gestito da 300 persone.

Qui, lo stress diventa un ricordo lontano, le colture sono solo stagionali e per pagare lavoro e prodotti si usano gli Scec, una moneta alternativa che ha alla sua base la teoria del baratto e la solidarietà.

Il meccanismo è semplice. Il terreno non viene diviso e assegnato ai cittadini, come avviene per gli orti urbani. Qui la terra è unica, indivisibile, e viene lavorata da tutti, fianco a fianco, in piena collaborazione. L’ orto collettivo è un lavoro d’equipe, dove, se manca qualcuno, c’è sempre qualcun altro pronto a svolgere lo stesso compito, evitando che si perda il raccolto.

Non esistono vincoli di orari. In base al proprio tempo libero ognuno fornisce la propria disponibilità.




Spiega la sua idea di orto collettivo, Andrea Pescino, presidente dell’associazione ‘Quattro Valli’ e ideatore del progetto, durante il suo intervento al convegno ‘Lo Scec, Arcipelago e le realtà del cambiamento’ a Montecitorio: “È difficile da far capire che cos’è un orto collettivo perché in Italia c’è il concetto di proprietà privata. L’orto è una forma di sovranità assoluta” perché ”ha tutte le forme di energia” che servono, sia quelle per la persona, cioè l’alimentazione, che quelle che riguardano il sostentamento del lavoro. E a questo si è deciso di ”abbinare lo Scec”.

Nell’ orto collettivo, un’ora di lavoro viene ripagata con 7,5 Scec che poi potranno servire per comprare i prodotti coltivati, e tutto attraverso il principio del baratto.

La sigla Scec sta per ‘solidarietà che cammina’ ed è un progetto di moneta complementare nato a Napoli nel 2007. L’uso dello Scec si è diffuso in tutta Italia mediante il network di Arcipelago, una rete che riunisce cittadini, attività, professionisti, e che punta a promuovere lo scambio di beni e servizi attraverso un circuito virtuoso. Attualmente sono tre milioni gli Scec in circolazione.

L’innovazione, messa a servizio dell’ambiente e della società. Il progetto ha trovato i primi fondi grazie al crowdfunding via Web. Condivisione dunque dai primi passi. E la forza dell’orto collettivo è proprio questa piccola parola: condivisione.

(Foto: essie)

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