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Disabilità in viaggio. Le difficoltà di un sistema disabilitante

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Disabilità in movimento. Un affare veramente complesso da gestire, soprattutto per chi, ogni giorno, lotta contro un sistema dai meccanismi farraginosi che spesso, semplicemente, ignora il problema. E come per molte altre cose, anche su questo, l’Italia viola le norme Ue.

Non si può dire che L’Italia sia il fiore all’occhiello dell’Europa. Abbiamo così tante procedure d’infrazione che alla fine risulta difficile pure contarle. Come se non bastasse, in questi giorni, è arrivato anche il richiamo dell’Ue sulla violazione sui diritti dei passeggeri disabili.

C’era da aspettarselo d’altra parte, visto che la mobilità nel nostro Paese è difficile per chiunque. Figuriamoci quando il servizio deve essere garantito con qualche accorgimento in più.

Le procedure di infrazione in questa materia sono ben tre.

Il primo punto contestato è la violazione dei diritti dei passeggeri che viaggiano in nave, in quanto non è ancora operativa l’autorità garante a cui i cittadini possono rivolgersi in caso di contenziosi.

Il secondo, la lentezza nel risarcire chi compra pacchetti vacanze da tour operator che falliscono: il fondo nazionale preposto ai rimborsi non ha sufficienti risorse finanziarie per farvi fronte, con un allungamento notevole dei tempi per i ricorsi dei consumatori.

Il terzo punto, ancora più grave: il fatto che in Italia non sono rispettati i diritti dei passeggeri disabili, per l’assenza di fermate attrezzate in cui ricevere l’assistenza.

Se l’Italia non fornirà risposte adeguate alla Commissione Ue entro due mesi, le procedure d’infrazione potrebbero proseguire, fino ad arrivare alla Corte di giustizia europea.

Ma prima che all’Europa, l’Italia dovrebbe dare risposte ai suoi cittadini, deficitari di un servizio che non esiste, o esiste a metà. Cittadini che tutti i giorni devono combattere la loro battaglia contro una disabilità imposta non dalla propria condizione fisica, ma da un sistema che non gli consente di vivere la propria quotidianità.

Purtroppo, la classe politica, le amministrazioni sembrano sempre troppo impegnate in problemi più urgenti. Come se la tutela dei diritti dei propri cittadini (di tutti i cittadini) non fosse una questione di estrema importanza.

Fondi destinati al sociale che continuano a essere spostati in altri settori. Barriere architettoniche, normative che non vengono applicate. Sono solo alcuni dei segnali di un sistema disattento, che crea disagi nella popolazione.

Quella degli spostamenti in bus rende la quotidianità un viaggio della speranza. Direte, “vabbè, con la situazione dei trasporti in Italia, per qualsiasi pendolare un semplice spostamento diventa un viaggio della speranza”. Bene, per un disabile è molto più complicato.

Si comincia dalla necessità di reperire le semplici informazioni su quali sono le linee servite (se esistono) e dotate di mezzi accessibili, se esistono fermate compatibili con le pedane, che tipo di distribuzione hanno lungo le tratte. Per poi finire con i guasti e disservizi vari. Ciò che dovrebbe essere un diritto fruibile quotidianamente diventa invece un’eccezione. Un’eccezione di un sistema che diventa sordo alle esigenze di chi spesso non ha la voce per urlare i propri diritti.

Se poi andiamo a vedere anche gli altri mezzi pubblici, la situazione diventa ancora più esasperante, con montascale spesso guasti, in alcuni casi inesistenti o così vecchi da essere ormai inutilizzabili.

La stessa cosa accade sui treni, dove è sempre necessario verificare la disponibilità di mezzi attrezzati per il trasporto passeggeri con disabilità.

Un viaggio deve essere programmato con largo anticipo, studiato per cercare di evitare intoppi e problemi. Ai passeggeri disabili viene chiesta sempre flessibilità, pazienza. Ma vivere la quotidianità non può significare questo. Non può significare trovare soluzioni alternative a un diritto che deve essere di tutti: vivere nella normalità. Ed ecco che la disabilità diventa tale, purtroppo, a causa del sistema.

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(Foto: Kecko)

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