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Ddl sui reati ambientali approvato in Commissione: manca solo il voto finale

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Ritardi e ostacoli procedurali hanno finora bloccato il disegno di legge che mira a introdurre nel codice penale quattro nuovi reati ambientali (Disastro ambientale, inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo e impedimento dei controlli ambientali): norme che sono in discussione in Parlamento da più di due anni, malgrado l’assoluta urgenza che le contraddistingue. Grazie a una forte pressione di associazioni ambientaliste e comuni cittadini, siamo ormai a un passo dall’approvazione definitiva, che dovrebbe arrivare entro la fine di questo mese.

inquinamento ambiente

I passi in avanti più importanti dell’ultimo periodo sono stati due: il 4 marzo di quest’anno il testo è stato approvato al Senato, mentrel’8 aprile ha ricevuto il parere favorevole della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Un evento fondamentale per la prosecuzione dell’iter, ottenuto anche grazie a una petizione lanciata da 25 associazioni (Legambiente, Libera, Coldiretti, Greenpeace, Fai, WWF e tante altre) che ha raccolto quasi 70mila firme su Change.org.

Era fondamentale che la Commissione approvasse il ddl senza inserire modifiche: se ci fossero stati emendamenti, sarebbero stati necessari nuovi esami da parte dei senatori e quindi ulteriori ritardi. Ma il pericolo è stato scongiurato:

La legge che introduce i reati ambientali nel nostro codice penale – ha dichiarato il presidente della commissione Ambiente Ermete Realacci all’indomani del voto – renderà finalmente le nostre normative adeguate a combattere i reati contro l’ambiente e la salute dei cittadini e a favorire un più efficace contrasto delle illegalità e delle ecomafie”.

Se esistono dei problemi nel ddl, che sarebbero in ogni caso minori o infondati, secondo Stefano Ciafani, vicepresidente di Legambiente, potranno eventualmente essere modificati successivamente: “Integrazioni o modifiche migliorative al testo trasmesso dal Senato possono trovare collocazione in altri provvedimenti normativi”, ha aggiunto Realacci.

Intanto la battaglia delle associazioni non si ferma. “Sono 21 anni che aspettiamo!”:è con questo slogan che cittadini e associazioni sono scesi in piazza a Montecitorio, il 14 aprile, per fare ulteriore pressione sugli organi legislativi, affinché non rimandino la definitiva approvazione della legge.

Ai deputati – scrivono Legambiente e Libera in occasione delle proteste– chiediamo un atto di responsabilità nei confronti del Paese, dell’ambiente, della salute dei cittadini, dell’economia sana e delle imprese oneste, che non possono più aspettare dopo 21 anni di attesa. Approvare questo provvedimento significherebbe fermare gli ecomafiosi e i ladri di futuro, aprirebbe una nuova era in cui chi inquina pagherebbe davvero, fermerebbe la concorrenza sleale e si darebbero nuove speranze al Paese”. Un sit-in necessario, alla luce degli ultimi eventi: le associazioni denunciano che nelle ultime settimane sono riaffiorate pressioni e critiche da fronti opposti per chiedere ulteriori modifiche al testo. Modifiche che, come abbiamo accennato,“farebbero tornare il provvedimento nuovamente in Senato per un quarto passaggio parlamentare, dove rischierebbe di essere affossato definitivamente, viste le tante difficoltà emerse nella estenuante discussione fatta a Palazzo Madama”. E sarebbe l’ennesima vittoria per ecomafie ed ecocriminalità.

Il 13 aprile, intanto, è scaduto il termine per la presentazione di emendamenti in commissione Giustizia, senza che nessuno dei partiti proponenti (Pd, M5S e Sel) richiedesse ulteriori modifiche al testo. Se non ci saranno ulteriori intoppi, il prossimo appuntamento è per il 27 aprile, quando la Camera dovrebbe approvare definitivamente il disegno di legge. Nella speranza che la burocrazia, o peggio, qualche interesse oscuro, non ostacolino ancora il corso della giustizia.

(Foto in evindenza: recycleraccoon; foto interna: wikimedia)

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